#Finsubito news dalla rete – COP31, dalla crisi climatica all’azione: le sfide di Antalya


Novembre è un mese clou per i negoziati sul clima e la COP31 di Antalya, in Turchia, è fra i più importanti banchi di confronto globale sui temi della decarbonizzazione, crisi climatica e misure efficaci per contrastarla. Prevista dal 9 al 20 novembre (con il vertice dei leader mondiali previsto per l’11 e il 12), l’evento mondiale segue i negoziati tecnici preparatori di Bonn, che si sono svolti a giugno 2026, portandosi però dietro sia il pesante fardello dell’indecisione (su diversi dossier le divergenze hanno impedito di concordare testi da portare avanti) che la messa in discussione di evidenze scientifiche ormai assodate, come riportato da Carbon Brief. Le premesse non sono fra le migliori, ma il fil rouge proposto dalla COP31 (almeno sulla carta) sarà il passaggio dagli impegni presi all’attuazione concreta, così da trasformare gli obiettivi già tracciati in politiche, investimenti e interventi misurabili. Approfondiamo il tema cercando di capire quali sono i temi della Climate Action Agenda su cui si discuterà durante la COP31 di Antalya e su cosa invece verteranno i negoziati ufficiali condotti dalle diverse parti.

Immagine Shutterstock

Gli argomenti trattati:

COP31: dalla Climate Action Agenda ai Thematic Days

La presidenza ufficiale della COP31 è affidata a Murat Kurum, che ha individuato dieci aree prioritarie di discussione elencate nella cosiddetta Action Agenda, che identifica una serie di iniziative volontarie volte a rafforzare il contributo di governi, imprese, istituzioni, organizzazioni e società civile al fine di attuare i punti dell’Accordo di Parigi. Come specificato in una lettera di Kurum, lo scopo dell’Action Agenda è quello di “rafforzare i partenariati, promuovere soluzioni scalabili, mobilitare finanziamenti e investimenti e garantire benefici tangibili per le persone, le economie e gli ecosistemi“. Le aree tematiche sono le seguenti:

  • Transizione energetica ed elettrificazione: energie pulite, elettrificazione dei trasporti e degli edifici, sicurezza energetica
  • Zero waste e riduzione del metano: economia circolare, gestione dei rifiuti, abbattimento delle emissioni di metano
  • Città resilienti: infrastrutture, abitazioni, adattamento urbano e gestione dei rischi climatici
  • Industrializzazione verde: decarbonizzazione dei processi produttivi e innovazione industriale
  • Giovani ed educazione: competenze, formazione e partecipazione delle nuove generazioni nella transizione ecologica
  • Sicurezza alimentare: agricoltura resiliente, gestione dell’acqua e sistemi alimentari sostenibili
  • Oceani e mari: ecosistemi marini, coste, biodiversità e resilienza degli ambienti acquatici
  • Salute e sistemi sanitari resilienti: effetti del clima sulla salute e preparazione dei sistemi sanitari
  • Sinergie di Rio: coordinamento tra politiche climatiche, biodiversità e contrasto alla desertificazione
  • Climate Implementation Bridge: trasformazione degli obiettivi climatici in progetti concreti, finanziabili e realizzabili

La Climate Action Agenda, insomma, definisce le priorità dell’azione climatica che la Presidenza vuole promuovere, i cui temi sono poi distribuiti all’interno del calendario della conferenza, ovvero i thematic days. Si tratta di un percorso parallelo ma complementare ai negoziati della COP31, durante i quali invece i Paesi discutono e cercano di raggiungere accordi sugli impegni climatici.

Qui sotto il calendario dei thematic days previsti durante la COP di Antalya.

Data Thematic Day Temi affrontati
9 novembre Food, Agriculture and Health Agricoltura e sicurezza alimentare; irrigazione ed efficienza idrica; sistemi alimentari; cambiamento climatico e salute.
10 novembre Energy and Transport Sicurezza energetica; elettrificazione; infrastrutture di rete; diversificazione ed efficienza energetica; trasporti sostenibili.
11 novembre Zero Waste Rifiuti zero; efficienza nell’uso delle risorse; metano; economia circolare.
12 novembre Resilient Cities and Built Environment Edifici a basso impatto climatico; insediamenti e resilienza urbana; gestione del rischio di catastrofi; amministrazioni locali; smart city; soluzioni basate sulla natura; mobilità intelligente; infrastrutture e ambiente costruito; sistemi sostenibili di gestione dei rifiuti.
13 novembre Finance and Trade Trasformazione verde; investimenti legati al clima; finanza verde; catene del valore; mercati del carbonio.
14 novembre Children, Youth, Education and Skills Alfabetizzazione climatica ed educazione; competenze verdi e mondo del lavoro; università e ricerca; sviluppo dei programmi scolastici; apprendimento permanente.
15 novembre A Breath in Antalya Programmi sociali e culturali.
16 novembre Science, Industry and Technology Scienza; industrializzazione verde; tecnologia e innovazione; piccole e medie imprese; digitalizzazione; intelligenza artificiale; produzione industriale a basse emissioni.
17 novembre Ocean, Seas, Nature and Land Use – Rio Synergy Oceani ed ecosistemi marini; ecosistemi delle acque interne; resilienza delle coste; economia blu; biodiversità e servizi ecosistemici; ripristino di foreste ed ecosistemi.
18 novembre Human, Social Development and Gender Turismo; patrimonio culturale; occupazione e mezzi di sussistenza; conoscenze tradizionali e locali; gruppi vulnerabili; persone con disabilità; emancipazione femminile; transizione giusta.
19 novembre İmece: Enhancing Implementation Rafforzamento delle capacità istituzionali e tecniche; progetti pronti per gli investimenti; accesso ai finanziamenti.
20 novembre Final Negotiations Negoziazioni finali della conferenza.

Le questioni ancora aperte e le criticità della COP31

Le ultime Conferenze delle Parti sul Clima hanno lasciato dietro di sé molto malcontento. La criticità maggiore è sempre la stessa: l’importanza di non arenarsi attorno a discussioni infinite sui nuovi impegni climatici, ma trasformare gli accordi già raggiunti in politiche concrete e misurabili.

Nel corso degli anni, infatti, le Conferenze sul Clima si sono fermate al divario fra gli obiettivi dichiarati dalla comunità internazionale e l’attuazione concreta di misure da parte dei Governi. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: le emissioni climalteranti restano alte e la transizione energetica volta alla decarbonizzazione non procede in modo omogeneo sul Pianeta, mentre i paesi più vulnerabili continuano a pagare il prezzo delle conseguenze della crisi climatica causate – concretamente – da altri Paesi. I nodi da sciogliere sono molti, cerchiamo di riassumerli.

La transizione verso energie pulite e l’abbandono dei combustibili fossili

Un nodo che la COP si porta ormai dietro da anni. Se durante la controversa COP28 di Dubai si era parlato di Transitioning Away from fossil fuels, alla scorsa COP30 di Belem non è stato raggiunto nessun accordo sull’ormai necessaria roadmap per l’abbandono delle fonti fossili.

Una questione che potrebbe tornare al centro del confronto ad Antalya, anche se resta da capire se i Paesi riusciranno a trovare un accordo su un percorso condiviso per ridurre progressivamente il ricorso alle fonti fossili, nonostante molti dipendano ancora economicamente dall’esportazione o dalla produzione dei combustibili fossili.

La finanza climatica e la provenienza dei fondi

Il nodo della finanza climatica è strettamente legato al tema della giustizia climatica. Oggi i paesi più vulnerabili – ma responsabili in maniera minore della crisi climatica – chiedono alle nazioni industrializzate – storicamente più responsabili – di assumersi parte della responsabilità finanziaria del problema che hanno causato.

E se alle precedenti conferenze delle Parti sono stati concordati obiettivi e mobilitazioni finanziarie, rimane ancora da capire come verranno concretamente onorati questi impegni finanziari. Se da un lato i paesi del Sud Globale chiedono risorse pubbliche, i paesi donatori puntano al coinvolgimento di investitori privati.

Adattamento climatico e indicatori misurabili

L’ha detto recentemente anche l’UNEP nel rapporto “Limiting Overshoot”: il superamento della soglia di 1,5 °C è ormai considerato inevitabile con le politiche e le traiettorie attuali. Tuttavia, sarà ancora possibile limitarne l’entità e la durata attraverso una rapida riduzione delle emissioni e interventi per rimuovere CO₂ dall’atmosfera. Parallelamente, sarà necessario rafforzare le strategie di adattamento per contenere i danni della crisi climatica. E adattarsi al clima che cambia significa anche poter misurare in modo puntuale le strategie volte al contenimento dei danni.

Alla COP30 era stata concordata una lista di 59 indicatori per raggiungere il cosiddetto Global Goal on Adaptation, l’obiettivo globale di adattamento previsto dall’Accordo di Parigi. Eppure ai negoziati tecnici di Bonn ci sono state molte divergenze sui modi per renderli operativi, tanto che la discussione si è arenata impedendo di concordare il percorso necessario per avviare i lavori. Il mancato accordo ha quindi rinviato l’avvio delle attività, lasciando aperte diverse questioni in vista di Antalya.

L’infinita attesa degli NDC

Un altro tema centrale in vista della COP31 riguarda gli NDC (Nationally Determined Contributions), gli impegni climatici nazionali previsti dall’Accordo di Parigi. Secondo il rapporto di sintesi pubblicato dall’UNFCCC nell’ottobre 2026, tra gennaio 2024 e agosto 2026 sono stati presentati 127 nuovi NDC, che rappresentano 154 Parti e coprono circa il 71% delle emissioni globali del 2019.

Il rapporto rileva progressi nell’integrazione degli obiettivi climatici nelle politiche nazionali, ma gli impegni attuali restano insufficienti: le misure previste consentirebbero di ridurre le emissioni globali di appena il 6% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019, un risultato ancora lontano da quanto necessario per mantenere l’obiettivo di 1,5 °C.

La credibilità della Conferenza delle Parti

Un nodo enorme già discusso in occasione della COP28 di Dubai, che torna ad essere molto attuale durante la COP31, caratterizzata dalla presidenza ufficiale della Turchia e dalla presenza dell’Australia in veste di President of Negotiations, è la credibilità dei due Paesi in termini di politiche climatiche.

Turchia ed Australia, infatti, per la produzione elettrica dipendono in gran parte da un mix energetico legato ancora prevalentemente all’uso di combustibili fossili. Secondo i dati diffusi dal Ministero turco che si occupa della produzione elettrica, scopriamo che carbone e gas naturale rappresentano il 55,6% del mix produttivo elettrico del Paese.

La situazione è simile in Australia dove, secondo l’Australian Department of Climate Change, Energy, the Environment and Water, le fonti fossili hanno contribuito per il 60,5% della produzione elettrica complessiva.

La posizione di entrambi i Paesi denota la poca coerenza tra le politiche energetiche nazionali e il ruolo internazionale assunto nell’ottica della decarbonizzazione e contrasto alla crisi climatica.

Il ruolo degli Stati Uniti

Ovvero l’elefante nella stanza. Con la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi, con effetto dal 27 gennaio 2026. Il 27 febbraio 2026 hanno inoltre notificato ufficialmente il ritiro dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il trattato internazionale del 1992 che costituisce la base dei negoziati sul clima. Tuttavia, in base alle regole della Convenzione, l’uscita diventerà effettiva solo il 27 febbraio 2027: durante la COP31 gli Stati Uniti saranno quindi ancora formalmente parte dell’UNFCCC.

Considerato il peso degli Stati Uniti nelle emissioni globali e negli equilibri economici e politici internazionali, il loro progressivo disimpegno dalla cooperazione climatica potrebbe rendere più difficile trovare accordi condivisi e portare avanti un’azione internazionale coordinata, che potrebbe uscirne inevitabilmente indebolita.

Illustrazione sulla cop31

Immagine Shutterstockevent

Cosa possiamo davvero aspettarci dalla COP31 di Antalya

Le Conferenze delle Parti sono appuntamenti fondamentali per la lotta ai cambiamenti climatici e negli anni hanno permesso di raggiungere accordi importanti, a partire dall’Accordo di Parigi, oltre a definire nuovi impegni in materia di finanza climatica e adattamento. Tuttavia, resta ancora molto da fare affinché questi obiettivi si traducano in risultati concreti e misurabili.

Poiché il fil rouge della COP31 riguarda soprattutto l’azione, sono molte le aspettative riguardo all’attuazione degli impegni esistenti, ribadita dalla stessa Presidenza Turca, che ha indicato come prioritario il passaggio dalle promesse ai risultati misurabili. Come anticipato, infatti, al momento dei negoziati si affiancherà anche la Climate Action Agenda, il cui scopo è quello di coinvolgere le diverse entità (siano esse governi, istituzioni, società civile o corporate) nella realizzazione di iniziative il cui obiettivo è quello di favorire investimenti e soluzioni replicabili. La sfida, come ogni anno, sarà quella di trovare convergenza su temi e questioni che dividono profondamente i Governi in un contesto geopolitico fortemente instabile e delicato.

Insomma, la vera sfida sarà trovare un accordo su questioni che continuano a dividere profondamente i Governi e, soprattutto, fare in modo che gli impegni assunti non restino solo parole sulla carta. È proprio dalla capacità di ridurre la distanza tra obiettivi e risultati che si misurerà il successo della COP31. Per capire cosa succederà non resta che attendere l’inizio della conferenza prevista dal 9 al 20 novembre ad Antalya.

Wise Radio

© Riproduzione riservata




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม