#Finsubito news dalla rete – «Creare le condizioni per lo sviluppo»


PESARO – Un territorio che mostra anticorpi di fronte alle crisi globali, imprese che programmano il futuro così come le famiglie di Pesaro. Tra i principali misuratori dello stato di salute di un territorio ci sono le banche locali. Noi di CentroPagina abbiamo intervistato il direttore generale della Banca di Pesaro, Paolo Benedetti.

Direttore, le banche sono uno dei termometri dell’economia di un territorio. Come sta quello di Pesaro e Urbino? Quali tendenze state rilevando dopo le grandi crisi globali?

«Il territorio di Pesaro e Urbino sta dimostrando una significativa capacità di adattamento, pur attraversando una fase economica caratterizzata da incertezza e da dinamiche differenti tra i vari settori produttivi. Le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi energetici e le trasformazioni dei mercati internazionali hanno certamente inciso sulle imprese e sulle famiglie, ma il nostro territorio conserva una caratteristica importante: un tessuto imprenditoriale diffuso, fatto di piccole e medie imprese, artigiani e realtà produttive che hanno saputo affrontare nel tempo cambiamenti anche profondi.

I segnali economici non sono omogenei. Accanto a settori che manifestano difficoltà, troviamo imprese che continuano a investire, innovare e sviluppare nuovi mercati. È proprio questa capacità di reazione che considero uno dei principali punti di forza della nostra economia. Come Banca di Credito Cooperativo abbiamo il privilegio, ma anche la responsabilità, di osservare queste dinamiche da vicino, attraverso il rapporto quotidiano con famiglie e imprenditori. Oggi più che mai ritengo che il compito di una banca del territorio non sia soltanto interpretare l’andamento dell’economia, ma contribuire concretamente a creare le condizioni per il suo sviluppo. La sfida è accompagnare le trasformazioni in corso, sostenendo le iniziative imprenditoriali valide e favorendo una crescita equilibrata, duratura e sostenibile».

Il presidente Bcc Pesaro, Massimo Tonucci, con il dg Paolo Benedetti

C’è ancora una propensione al risparmio oppure si nota un’erosione dei redditi a causa delle crisi energetiche e dell’inflazione?

«La propensione al risparmio rimane una caratteristica importante delle famiglie del nostro territorio, espressione di una cultura economica tradizionalmente improntata alla prudenza e alla responsabilità. Tuttavia, oggi osserviamo una situazione più articolata rispetto al passato. Da una parte vi sono famiglie che mantengono una buona capacità di risparmio e mostrano una crescente attenzione alla gestione e alla diversificazione del proprio patrimonio. Dall’altra, soprattutto nei nuclei più giovani o con redditi meno elevati, l’aumento del costo della vita ha ridotto le risorse disponibili da destinare al risparmio. È un aspetto che merita particolare attenzione, perché la solidità economica di una comunità dipende anche dalla possibilità delle famiglie di pianificare serenamente il proprio futuro.

In questo contesto, il ruolo della Banca diventa fondamentale, non soltanto nella gestione del risparmio, ma soprattutto nell’attività di consulenza e di educazione finanziaria. Aiutare le persone a compiere scelte consapevoli, proteggere il proprio equilibrio economico e programmare il futuro rappresenta una delle responsabilità più importanti del nostro lavoro».

Qual è il trend attuale delle richieste di mutuo per l’acquisto della prima casa? Come incide il livello dei tassi di interesse sulle scelte delle famiglie?

«Il mercato dei mutui per l’acquisto della prima casa ha mostrato segnali di ripresa rispetto alla fase caratterizzata dai maggiori rialzi dei tassi di interesse. Il miglioramento delle condizioni finanziarie ha contribuito a restituire fiducia alle famiglie, anche se le decisioni di acquisto rimangono attente e ponderate. Il livello dei tassi rappresenta certamente un elemento importante, ma non è l’unico fattore che determina la sostenibilità di un mutuo. Occorre considerare il reddito familiare, le spese ordinarie, la stabilità lavorativa e, soprattutto, la capacità di sostenere l’impegno finanziario nel lungo periodo. È questo l’approccio che riteniamo fondamentale nella nostra attività.

La prima casa non rappresenta soltanto un investimento immobiliare: molto spesso è il punto di partenza di un progetto di vita, soprattutto per le giovani coppie. Per questo motivo crediamo che il ruolo della Banca debba andare oltre la semplice concessione del finanziamento, attraverso un confronto approfondito con il cliente per individuare una soluzione coerente con le sue effettive possibilità economiche. Un buon mutuo non è necessariamente quello che consente di finanziare l’importo più elevato, ma quello che permette a una famiglia di realizzare il proprio progetto mantenendo serenità ed equilibrio finanziario nel tempo».

Qual è lo stato dell’accesso al credito per le imprese? Prevalgono nuovi investimenti oppure richieste di liquidità? Quali settori mostrano maggiore resilienza e quali sono in difficoltà?

«L’accesso al credito rimane un elemento centrale per la crescita del nostro sistema produttivo, ma oggi è importante distinguere le differenti esigenze delle imprese. Da un lato troviamo aziende che richiedono sostegno finanziario per la gestione del capitale circolante, anche in conseguenza dell’allungamento dei tempi di incasso, dell’aumento dei costi e delle incertezze legate ai mercati. Dall’altro lato continuano a emergere progetti di investimento, soprattutto finalizzati all’innovazione tecnologica, all’automazione dei processi produttivi, all’efficientamento energetico e al rafforzamento della competitività.

Per quanto riguarda i settori, la meccanica sta evidenziando segnali relativamente favorevoli, mentre il comparto del mobile e dell’arredamento, storicamente importante per il nostro territorio, risente maggiormente delle difficoltà di alcuni mercati internazionali. Interessanti opportunità continuano inoltre a emergere nel comparto agroalimentare e in alcune attività legate ai servizi e al turismo. Naturalmente, all’interno dello stesso settore possono convivere situazioni aziendali molto differenti. È proprio qui che ritengo debba evolversi il ruolo delle banche locali. Non dobbiamo limitarci a valutare il passato di un’impresa attraverso i suoi bilanci, ma dobbiamo cercare di comprenderne anche le prospettive future, la qualità dei progetti e la capacità di generare reddito e flussi finanziari sostenibili. Questo non significa attenuare l’attenzione al rischio, che rimane fondamentale per una sana gestione bancaria, ma sviluppare una relazione sempre più qualificata con gli imprenditori. La nostra ambizione è essere un interlocutore capace di accompagnare l’impresa nelle proprie scelte, individuando insieme le soluzioni finanziarie più appropriate. In sintesi, una banca del territorio deve saper coniugare prudenza e capacità di sostenere lo sviluppo, perché la solidità della Banca e quella del sistema economico locale sono strettamente collegate».

Il dg della Bcc Pesaro, Paolo Benedetti

Banca di Pesaro festeggia 120 anni. Quali iniziative avete organizzato e cosa significa oggi essere una banca del territorio?

«Centoventi anni rappresentano un traguardo importante, ma soprattutto una responsabilità. La nostra Banca nasce nel 1906 e, attraversando epoche profondamente differenti, ha mantenuto un legame molto forte con il territorio, le famiglie, gli imprenditori e le realtà associative che ne costituiscono il tessuto sociale. Abbiamo voluto celebrare questo anniversario non soltanto ricordando la nostra storia, ma organizzando occasioni di incontro, di approfondimento e di partecipazione, con l’obiettivo di condividere con la comunità una riflessione sul presente e sul futuro.

Tra le iniziative più significative ricordo con particolare piacere l’incontro con il professor Massimo Recalcati, che ha richiamato una straordinaria partecipazione all’Auditorium Scavolini. Una serata dedicata all’educazione, alle relazioni tra generazioni e alla responsabilità degli adulti verso i giovani. Il percorso proseguirà fino all’appuntamento conclusivo di dicembre, ma il significato di questi 120 anni va ben oltre le singole iniziative.

In occasione dell’incontro con Recalcati ha parlato di “restituire alla comunità”: cosa intende, anche rispetto al sociale e al welfare?

«Un’espressione in cui credo profondamente. Una banca di credito cooperativo raccoglie fiducia e risorse dal proprio territorio e ha il dovere di trasformarle in opportunità di crescita per quello stesso territorio. Questo avviene certamente attraverso il credito alle imprese e alle famiglie, ma anche sostenendo il mondo della scuola, della cultura, dello sport, del volontariato e delle associazioni impegnate nelle attività sociali. Penso, ad esempio, al valore educativo dello sport, che non dovrebbe essere considerato soltanto attraverso la dimensione delle sponsorizzazioni, ma come strumento di aggregazione, inclusione e crescita delle nuove generazioni. Allo stesso modo, sostenere iniziative culturali e formative significa contribuire a creare una comunità più consapevole e preparata ad affrontare le sfide future.

Anche il concetto di welfare, a mio avviso, deve essere interpretato in senso ampio: attenzione alle fragilità, sostegno alle famiglie, valorizzazione dei giovani e cura della qualità delle relazioni sociali. Questa attenzione deve partire anche dall’interno della Banca, attraverso la valorizzazione dei collaboratori, la formazione, il benessere organizzativo e la costruzione di un ambiente di lavoro nel quale le persone possano crescere professionalmente e umanamente. Naturalmente, tutto questo deve poggiare su una Banca solida, efficiente e capace di produrre risultati economici sostenibili. La solidità non è in contraddizione con la nostra missione sociale: ne rappresenta una condizione indispensabile.

L’appartenenza al Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea ci consente inoltre di coniugare la vicinanza e la conoscenza del territorio con le competenze e gli strumenti di una grande realtà bancaria nazionale.

Credo che il vero valore di una banca non possa essere misurato soltanto dai risultati del proprio bilancio, ma anche da ciò che riesce a generare nella comunità in cui opera. È questo il significato che attribuisco ai nostri 120 anni: non semplicemente celebrare il passato, ma continuare a costruire futuro, con responsabilità, attenzione alle persone e fiducia nelle potenzialità del nostro territorio».




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