#Finsubito news dalla rete – F1 | Immenso Kimi: lo stile unico che ha reso naturale l’innaturale – Analisi Tecnica


Laurearsi campione del mondo di Formula 1 non è mai un traguardo figlio del caso. Per oltre metà stagione Andrea Kimi Antonelli ha avuto tra le mani la macchina migliore, che da sola, però, non sarebbe bastata a coronare il sogno di una vita. Nell’anno della più grande rivoluzione regolamentare nella storia della Formula 1, il pilota azzurro ha dimostrato di riuscire a sfruttare meglio di chiunque altro le nuove auto, grazie a quello stesso stile di guida con cui era andato in crisi la stagione precedente. Kimi ha saputo lavorare su sé stesso, riuscendo a rendere naturali quelle cose che a tanti altri risultano ancora innaturali.

Kimi e le difficoltà dell’esordio

Quello del 2026 è un Antonelli molto diverso rispetto alla stagione dell’esordio. Indubbiamente la prima vittoria messa a segno in Cina gli ha permesso di sbloccarsi, liberandosi da quei fantasmi che lo assillavano sin dall’incidente di Monza del 2024. Kimi ha mostrato poi una maturazione fisiologica per un ragazzo appena maggiorenne, mettendo a frutto quanto appreso nell’anno del debutto. L’italiano, ad esempio, ha imparato a esplorare sin dalle prove libere il limite della macchina e della pista, ma senza esagerare, così da arrivare alla qualifica senza incognite.

Tuttavia, la svolta principale per Antonelli è stato il pensionamento delle vecchie Formula 1 a effetto suolo. Kimi, infatti, si distingue per uno stile di guida aggressivo, che riflette la vivacità e l’esuberanza di un ragazzo ventenne. “Io chiedo di più alla macchina, soprattutto in ingresso curva e quindi ho bisogno di un posteriore che stia abbastanza fermo”, spiegava l’azzurro nel 2025, sottolineando le differenze con il proprio compagno di squadra. Antonelli non è un pilota che aspetta prima di far girare l’auto, non sacrifica l’ingresso in favore di una migliore uscita. Al contrario, Kimi è uno che aggredisce la curva e che prova ad accorciarla frenando e sterzando contemporaneamente il più possibile.

Mark Sutton – Formula 1 via Getty Images)

C’è solo un problema. Guidare in questo modo significa scomporre la macchina, rendendo indispensabile un posteriore ben piantato. Le vecchie auto a effetto suolo avevano un’aderenza mostruosa, quasi come se viaggiassero sui binari, ma la loro aerodinamica era anche terribilmente instabile. Perderne il controllo voleva dire non recuperarlo più e tutto questo avveniva senza alcun tipo di preavviso, minando la fiducia del pilota. Antonelli, con il suo stile aggressivo, ne pagava il prezzo più degli altri, ma nel 2026 le cose cambiano.

Antonelli: il miglior interprete delle nuove auto

Con il cambio regolamentare arriva una nuova generazione di auto, stravolte nel motore e nell’aerodinamica. Le nuove macchine sprigionano meno carico aerodinamico e non sono incollate a terra come le precedenti, ma hanno una differenza ancora più importante. Le Formula 1 del 2026 non sbandano di colpo, bensì scivolano in maniera progressiva e si muovono di più, rendendo più facile per il pilota sentire il limite. “Sono più instabili, ma ti avvisano molto di più, anche quando l’auto scivola”, spiega Antonelli durante l’anno.

Igor IVANKO / AFP via Getty Images

Kimi può così finalmente mettere a frutto il suo stile di guida, che si rivela perfetto per la macchina che ha tra le mani. La Mercedes W17 gode infatti di un retrotreno ben piantato, che aiuta a scaricare a terra la spinta esplosiva del motore elettrico, quasi tre volte più potente rispetto alle vecchie power unit. Non manca però il risvolto della medaglia. La macchina di Brackley fatica a far lavorare le gomme anteriori, tanto che la squadra osserva una minore capacità degli pneumatici 2026 nell’esprimere forze laterali in curva, ma grazie al suo stile di guida Antonelli riesce ad aggirare il problema.

Aggredendo la frenata e l’ingresso di curva, Kimi sfrutta il peso della macchina per farla ruotare, evitando di affidarsi troppo alle gomme anteriori. Inoltre, frenando e sterzando contemporaneamente, in qualifica l’italiano riesce a mandare meglio le sue gomme in temperatura. Sulle piste più severe, come Barcellona, Antonelli esagera e arriva a surriscaldarle, ma su quelle dove altri faticano ad accenderle, vedi Monte Carlo, l’azzurro non ha problemi. Tra Kimi e la sua Mercedes si instaura così una profonda sintonia, che lui non manca di sottolineare: “Quando riesci ad avere la macchina in mano e a farle fare quello che vuoi, è una bella sensazione.”

Rendere naturale l’innaturale

Lo stile di Antonelli si rivela efficace anche in un’altra area centrale dei regolamenti 2026: la gestione dell’energia. Affrontare le curve con decisione gli permette di mantenere velocità di percorrenza maggiori, potendo così spendere meno energia elettrica nella successiva fase di accelerazione. Preservare la carica della batteria è la vera chiave di volta, in quanto permette di prolungare la spinta del motore elettrico in rettilineo, là dove invece gli avversari sono costretti a tagliare prima la potenza.

Mercedes Antonelli Singapore

Quello di Kimi non è solo talento innato, ma il frutto di un lavoro meticoloso per tenere a freno la propria aggressività al volante. Con le power unit 2026, infatti, ogni volta che si alza e si schiaccia il piede sull’acceleratore, si spreca più energia rispetto a che se si percorresse lo stesso tratto a gas spalancato. Inoltre, affrontare una curva diversamente rispetto al giro precedente disorienta il software di gestione della batteria, ritrovandosi a perdere più tempo sul dritto di quello guadagnato nel guidato.

“È molto difficile far incastrare tutto per bene, tra quanto spingere in curva e come gestire la batteria”, osserva Antonelli a inizio stagione. Andare oltre il limite e giocare con l’acceleratore non paga più, a maggior ragione se si fanno pattinare le ruote posteriori, sprecando inutilmente energia. A fare la differenza adesso è la pulizia al volante, guidando con costanza e precisione, ma senza rinunciare a quell’aggressività necessaria a far funzionare le gomme. Kimi prende atto di tutto ciò molto presto e ancor prima dell’inizio del campionato spende ore e ore al simulatore per assimilare i nuovi meccanismi, che altri invece faticano a digerire. La sintesi è tutta nelle parole di Antonelli dopo la vittoria di Suzuka: “La differenza, per ora, è l’essermi sforzato di rendere più naturali le cose innaturali”.

La grande forza di Kimi

A ben guardare, però, il vero segreto di Antonelli è la sua testa. Nonostante l’enorme pressione di lottare per il primo titolo mondiale, l’italiano si presenta sempre sorridente alle interviste, ostentando una serenità quasi irreale che lo aiuta a guidare più rilassato. Anche nei momenti più cruciali o quando si ritrova a inseguire, raramente Kimi perde la lucidità. Emblematica è la gara di Barcellona, quando Antonelli arriva alle spalle di Russell e gli mette pressione, senza però seguirlo quando l’inglese prova a spingere per allungare. Al contrario, l’azzurro sceglie di non strapazzare le sue gomme, che dopo due giri presentano invece il conto a George, il quale a quel punto diventa una preda facile.

Antonelli (Mercedes)
Rudy Carezzevoli/Getty Images

Durante l’anno non mancano i momenti nei quali Antonelli si lascia prendere dalle emozioni e commette degli errori, dei quali si assume sempre la responsabilità, senza però peccare di eccessiva autocritica. Anche quando in Malesia la Mercedes introduce un pacchetto di aggiornamenti che trasforma la W17 in una macchina imprevedibile e difficile da domare, Kimi non si lascia scoraggiare. Il bolognese insiste nel voler correre con le novità, intravedendone il potenziale e cogliendo l’importanza di aiutare la squadra a capire i problemi in vista del 2027. In questo Antonelli mostra quel tratto tipico dei grandi di pensare sempre al prossimo traguardo, anche se per ora è d’obbligo godersi un successo storico per lui, per la Mercedes e per tutto lo sport italiano.


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