Wall Street e le Borse europee “tengono”, e le trimestrali aiutano.
Oggi pomeriggio novità dalla FED, non sui tassi, ma sulle aspettative.
Recuperano i «Govies» europei, ma i timori sull’inflazione permangono.
Tecnologia ancora sotto pressione, il Medio Oriente riaccende il petrolio e la Fed apre la porta a un rialzo dei tassi.
La seduta del 29 luglio è stata dominata da tre temi: la nuova ondata di vendite sui titoli tecnologici, il ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le indicazioni più restrittive emerse dalla Federal Reserve. In Asia la pressione si è concentrata ancora una volta sulla borsa coreana, dove l’elevata volatilità ha costretto alla sospensione temporanea degli scambi sul Kospi per eccesso di ribasso.
L’avversione al rischio è stata alimentata anche dagli attacchi missilistici iraniani contro una base statunitense in Giordania, che hanno riportato in primo piano i timori per il conflitto.
Petrolio e gas hanno così invertito la recente fragile fase di debolezza, mentre le numerose trimestrali hanno prodotto reazioni molto differenziate come dimostrano i movimenti del lusso europeo, con Kering in rialzo del +12,6% ed Hermès in calo del -10%.
Le Borse europee hanno comunque limitato i danni rispetto a Wall Street: Milano -0,49%, Parigi -0,6%, Francoforte invariata, Londra +0,34%.
A pesare sui mercati resta soprattutto il comparto dei semiconduttori. Gli investitori continuano ad interrogarsi sulla sostenibilità degli enormi investimenti destinati all’intelligenza artificiale e sul possibile impatto sulla filiera dei mostruosi e indispensabili data center.
Nella mattinata del 30 luglio il Brent si mantiene poco sotto 90 dollari/barile, sugli stessi livelli del giorno precedente. Gli Stati Uniti hanno completato una nuova offensiva contro l’Iran, durata circa due ore e rivolta contro decine di obiettivi militari, definendola una risposta agli attacchi iraniani contro le forze Usa.
Il nuovo deterioramento del quadro geopolitico rende sempre più remoto un riavvio dei negoziati e una riapertura dello Stretto di Hormuz.
A sostenere il greggio contribuiscono anche i dati sulle scorte americane. Secondo l’EIA, nella settimana conclusa il 24 luglio, le scorte commerciali di petrolio sono diminuite di 7,2 milioni di barili, mentre il mercato si attendeva un incremento di circa 1 milione, secondo il consenso Bloomberg. Contestualmente sono stati effettuati ulteriori prelievi dalle riserve strategiche.
Sul fronte monetario, la Federal Reserve ha lasciato invariato il tasso sui Fed Funds al 3,50%-3,75% per la quinta riunione consecutiva, come previsto. La vera sorpresa è arrivata però dalla spaccatura all’interno del board: 3 membri su 12, Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan, hanno votato per un rialzo immediato di 25 bps.
Questa divisione rafforza l’ipotesi di un aumento dei tassi nella riunione di settembre, soprattutto se le quotazioni energetiche continueranno a sostenere l’inflazione o se mercato del lavoro confermasse a sua forza. Nel frattempo il dollaro ha registrato un calo giornaliero del -0,7%, il peggiore degli ultimi quattro mesi.
Il mercato obbligazionario ha reagito con un deciso rialzo dei rendimenti. Quello sul Treasury trentennale è salito al 5,22%, sui massimi da quasi 20 anni, mentre il rendimento del decennale è balzato dal 4,61% al 4,70%, segnando la peggiore seduta degli ultimi due mesi e mezzo.
Nella conferenza stampa, il Chairman Kevin Warsh ha cercato di ridimensionare il significato della divisione interna, parlando di un confronto “attivo e approfondito” su inflazione, shock economici, pressioni sui prezzi e strumenti di politica monetaria. Secondo gli analisti, tuttavia, la Fed ha preferito guadagnare tempo in attesa di maggiore chiarezza sull’evoluzione del contesto geopolitico e macro.
Wall Street ha chiuso in netto ribasso, nell’attesa dei risultati di Microsoft e Meta: Dow Jones -2,2%, S&P 500 -1,5%, Nasdaq -1,7%.
La seduta asiatica del 30 luglio si è conclusa senza una direzione univoca: il Nikkei225 ha chiuso a +0,1%, con gli operatori che si attendono tassi invariati dalla Bank of Japan. In India il BSE Sensex è rimasto invariato, confermandosi il miglior mercato della settimana conn+2%. In Cina il CSI300 ha perso -2%: e poi Hang Seng -0,5% e Taiex -0,5%.
Resta osservata speciale la Corea. Il Kospi ha ceduto un ulteriore -0,6%, mentre Samsung Electronics ha perso -2%, nonostante gli utili della divisione semiconduttori siano aumentati di oltre 250 volte grazie al boom delle memorie per l’intelligenza artificiale.
La volatilità rimane estrema: tra aprile e metà giugno il Kospi era salito +86%, mentre da metà giugno a oggi ha perso -40%. Inoltre, 12 delle 21 sedute di luglio hanno registrato oscillazioni superiori al ±4%. Per contenere questa instabilità, il governo coreano ha annunciato nuove misure di stabilizzazione, compresi limiti più stringenti all’accesso degli investitori retail agli ETF a leva.
I metalli preziosi restano deboli: l’oro quota 4.046 dollari/oncia e l’argento 57,20, senza particolari reazioni alle decisioni della Fed. L’oro si avvia a chiudere il quinto mese consecutivo in ribasso, evento inedito dal 2022. Nel 2026 il rialzo dei rendimenti obbligazionari e la forza del dollaro hanno neutralizzato il suo tradizionale ruolo di bene rifugio durante il conflitto con l’Iran.
Alle 13:30 il future sul Nasdaq guadagnava +1,2%, sostenuto dal balzo di Microsoft (+9% nell’after hours) grazie ai solidi risultati del business cloud, mentre Meta perdeva il -5% dopo aver rivisto al rialzo i propri piani di investimento.
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