Trattative, copioni, riprese e revisioni: la 25enne racconta la complessità nascosta dietro ogni campagna promozionale
Un video di pochi secondi, un prodotto mostrato davanti alla videocamera, una frase pronunciata con naturalezza. È ciò che il pubblico vede del lavoro di una “Content Creator”.
Dietro quel risultato, però, ci sono giornate scandite da contatti con le aziende, trattative, copioni da preparare, riprese da organizzare e particolari da controllare con attenzione. Perché, soprattutto quando un contenuto è destinato a una campagna pubblicitaria, poco può essere lasciato all’improvvisazione.
È questa la quotidianità che vive e ci racconta Greta Nordio, 25 anni, originaria di Venezia ma trasferitasi all’Aquila cinque anni fa. Oggi si occupa principalmente di creazione di contenuti e gestione dei social, affiancando a queste attività il lavoro da estetista.
La giovane opera in particolare come “UGC creator”, acronimo di “User Generated Content”, una figura che realizza fotografie e video su commissione per brand ma anche per realtà più piccole. Questi materiali vengono poi utilizzati da chi li richiede sulle proprie pagine social o all’interno di campagne sponsorizzate; non è quindi necessario che Greta li pubblichi sui suoi profili personali, perché il suo compito è idearli, produrli e consegnarli al committente.
Si tratta di una forma di comunicazione pensata per mostrare prodotti e servizi attraverso scene, parole e situazioni vicine alla quotidianità. Non per mascherare la natura promozionale del messaggio, ma per presentarlo con un linguaggio meno distante da quello normalmente utilizzato sui social. Per ottenere un risultato efficace, però, la semplicità dell’immagine finale deve poggiare su una preparazione accurata.
Prima delle riprese, però, c’è un passaggio fondamentale: mettere in relazione le esigenze dell’azienda con la soluzione creativa proposta da Greta. Il confronto serve a chiarire cosa debba emergere dal video, quali aspetti del prodotto valorizzare e quale tono utilizzare per raggiungere il pubblico. Solo a quel punto il progetto entra nella fase operativa con la preparazione del copione, la scelta delle giuste parole da usare e l’organizzazione di ogni scena.
Questa pianificazione le permette di arrivare davanti alla videocamera con un’idea precisa anche se – ci confida la ragazza – gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. “Nella pubblicità anche un dettaglio apparentemente marginale può incidere sul risultato: un oggetto sistemato nel punto sbagliato, una frase poco chiara, un’inquadratura non adatta o una funzione del prodotto mostrata in maniera imprecisa possono rendere necessaria una nuova registrazione”, spiega la 25enne.
Una volta concluse con successo le riprese, inizia la parte del montaggio. Il materiale viene selezionato, ordinato ed editato, quindi inviato al brand per l’approvazione. L’azienda può accettarlo immediatamente oppure chiedere correzioni, modifiche e scene aggiuntive. La versione definitiva nasce così da un dialogo continuo tra l’idea creativa di Greta e le esigenze di chi ha commissionato il lavoro.
Un confronto che può incidere anche sulla durata delle collaborazioni. Alcune si concludono nel giro di pochi giorni, mentre altre proseguono per settimane o perfino mesi, a seconda delle scadenze fissate dal marchio, dei tempi di risposta e delle eventuali revisioni richieste. Greta segue quasi sempre l’intero percorso in prima persona, occupandosi dei rapporti con le realtà commerciali, della scrittura, delle riprese e del montaggio; soltanto nei periodi più intensi, quando il numero delle consegne diventa difficile da sostenere, si affida al supporto di un editor.
È proprio nella somma di questi passaggi che si concentra la parte meno visibile del mestiere. Il pubblico osserva il risultato finale, ma non le ore impiegate per prepararlo, le prove scartate, le scene ripetute e l’attenzione necessaria per rispettare le indicazioni ricevute. Dietro un filmato di pochi secondi può nascondersi, dunque, un impegno molto più lungo e complesso di quanto lasci intuire lo schermo.
Quell’attenzione costante al dettaglio, infatti, non si esaurisce con la consegna del contenuto. Una passeggiata, una pausa al bar o una normale uscita – ci spiega la giovane – possono trasformarsi nell’occasione per registrare immagini da utilizzare in futuro. Per chi crea attraverso fotografie e filmati, ciò che accade intorno non viene soltanto vissuto, ma anche osservato: un ambiente, un gesto o una situazione possono suggerire l’idea giusta per un nuovo progetto.
Il rischio, in questo modo, è che il confine tra vita personale e professionale diventi sempre più sottile ma dopo circa cinque anni trascorsi nel settore digitale, Greta ci spiega di aver imparato a difendere alcuni spazi. Quando decide di ritagliarsi dei momenti con le amiche o con la famiglia, mette da parte completamente il “mondo online”: «Ho capito che devo avere del tempo anche per me», racconta.
A bilanciare questa presenza quasi continua del lavoro nella quotidianità c’è, però, la possibilità di confrontarsi ogni volta con realtà pubblicitarie differenti e che per la 25enne rappresenta un aspetto molto stimolante. Greta può balzare da progetti che riguardano la bellezza e la cura della persona, dai viaggi alla ristorazione, fino alla tecnologia e alla casa, adattando immagini, parole e stile alle caratteristiche del prodotto da raccontare. È proprio questa varietà a permetterle di rinnovare continuamente la propria creatività e a rendere ogni collaborazione diversa dalla precedente.
Una libertà che – ci confida – vorrebbe trasformare sempre di più nella direzione principale della propria vita professionale. A ciò sta legando i suoi sogni nel cassetto come gli studi nell’ambito della comunicazione multimediale e, in futuro, la possibilità di dare vita a una propria agenzia.
Alla crescita professionale, però, Greta unisce un desiderio che si collegherebbe perfettamente con questo tipo di mestiere: poter lavorare da remoto e tornare a viaggiare. «Non vedo il lavoro come l’obiettivo in sé – afferma – ma come uno strumento per vivere come voglio, fare esperienze e conoscere persone».
Dietro la vita di una creatrice digitale, dunque, non ci sono soltanto prodotti da mostrare e immagini da pubblicare, ma un lavoro che richiede organizzazione, capacità di adattamento e attenzione continua. Ciò che arriva al pubblico in pochi secondi è spesso l’ultima parte di un processo molto più lungo, fatto di idee da tradurre, richieste da rispettare e scelte da compiere. È in tutto ciò che resta fuori dallo schermo che si misura davvero la complessità di questa professione, spesso sottovalutata ma con la quale, su ogni piattaforma, ci rapportiamo più spesso di quello che pensiamo.
Daniele Piersanti
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