#Finsubito news dalla rete – Che fine ha fatto il bonus sport della Regione Puglia?


Lo sport come palestra di vita, come linguaggio universale che abbatte ogni barriera, come strumento che favorisce lo sviluppo armonico di corpo e mente in bambini e ragazzi.

Nell’anno dei Giochi del Mediterraneo, che incoronano Taranto e la Puglia quali punti di riferimento per lo sport internazionale, mentre si continua a parlare di impianti e gestioni, c’è una domanda molto più concreta che arriva dalle famiglie: che fine ha fatto il bonus sport della Regione Puglia?

Il voucher da 400 euro per aiutare le famiglie meno abbienti a sostenere i costi delle attività sportive dei figli, introdotto nel 2025, non è stato finora riproposto per il 2026. L’ultimo provvedimento regionale disponibile riguarda ancora il voucher dell’annualità 2025 e, in particolare, la fase di rendicontazione e liquidazione dei contributi già assegnati.

Una situazione che riporta in primo piano una questione tutt’altro che secondaria: quanto è realmente accessibile lo sport per bambini e ragazzi pugliesi?

La risposta arriva dai numeri e non è particolarmente confortante.

Secondo gli ultimi dati Istat sulla pratica sportiva, nel 2024 in Italia il 37,5% della popolazione dai 3 anni in su praticava uno o più sport nel tempo libero. In Puglia la percentuale scende al 30,4%. Una differenza di oltre sette punti percentuali.

Ancora più significativo è il dato sulla sedentarietà. In Puglia il 48,7% della popolazione dichiara di non praticare né sport né attività fisica, mentre la media italiana si ferma al 32,8%.

Numeri che raccontano un divario territoriale importante e che diventano ancora più rilevanti quando si parla di bambini e adolescenti.

La platea potenziale è enorme. Secondo i dati utilizzati dalla stessa Regione Puglia nell’ambito del voucher 2025, sono 413.621 i bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni residenti in Puglia.

Nella sola provincia di Taranto sono 58.830.

Sono loro, in larga parte, i destinatari potenziali di politiche pubbliche capaci di rendere lo sport concretamente accessibile. Perché il problema non riguarda soltanto la disponibilità di impianti. Una palestra, una piscina, un campo da calcio o da basket possono anche esserci, ma resta da capire quante famiglie possano permettersi di pagare iscrizione, quote mensili, attrezzature, abbigliamento e trasporti.

Ed è proprio su questo fronte che era intervenuto il voucher regionale.

La misura prevedeva un contributo massimo di 400 euro per ciascun minore tra i 6 e i 18 anni non compiuti, con un Isee familiare fino a 17 mila euro, elevato a 28 mila euro per i nuclei con almeno quattro figli.

L’interesse delle famiglie era stato enorme.

Le domande presentate erano state oltre 14 mila, a fronte di una dotazione finanziaria complessiva di appena 400 mila euro. Alla fine i beneficiari ammessi sono stati 1.063.

Il rapporto tra domanda e risorse disponibili dice già molto: il bisogno era enormemente superiore alla capacità della misura di rispondere alle richieste.

E proprio questo pone una domanda politica e amministrativa per il 2026: se il primo voucher ha intercettato una domanda così ampia, perché non rafforzarlo?

Un altro indicatore aiuta a comprendere la posizione di Taranto rispetto al resto del Paese.

Nell’Indice di sportività 2026 del Sole 24 Ore-Pts, la provincia ionica occupa il 91° posto su 107 province italiane nella classifica generale.

Ma è soprattutto il capitolo dedicato a “Sport e bambini” a interessare questa discussione.

Taranto si colloca all’85° posto nazionale, mentre Bari è 55ª, Lecce 67ª e Brindisi 75ª.

È importante chiarire che non si tratta della percentuale di bambini tarantini che praticano sport. L’indice è costruito attraverso diversi indicatori e misura più complessivamente la situazione dello sport sul territorio. Ma rappresenta comunque un termometro utile per confrontare le condizioni dell’offerta sportiva e della pratica giovanile nelle diverse province italiane.

E il quadro che emerge per Taranto non è quello di un territorio ai vertici nazionali.

Un altro dato, richiamato dalla documentazione regionale che accompagnò l’introduzione del voucher, fotografa direttamente la situazione dei giovani.

In Puglia, secondo la rilevazione citata negli atti regionali, il 50,8% dei ragazzi tra 6 e 17 anni pratica sport in maniera continuativa, mentre un ulteriore 6% lo pratica saltuariamente.

Tradotto in termini semplici: quasi la metà dei giovani pugliesi non rientra nella pratica sportiva continuativa.

Il confronto con il resto d’Italia evidenzia ulteriormente il problema. Una precedente rilevazione sulla pratica sportiva tra i 3 e i 17 anni riportava per la Puglia una quota del 48% di bambini e ragazzi impegnati nello sport in maniera continua o saltuaria, contro il 57,8% nazionale.

Sono dati riferiti a rilevazioni differenti e quindi non possono essere sommati o confrontati come se fossero la stessa statistica. Ma, letti nel loro insieme, indicano una tendenza precisa: la partecipazione sportiva dei giovani pugliesi resta inferiore a quella registrata a livello nazionale.

Ed è qui che entra in gioco il grande paradosso dell’anno dei Giochi del Mediterraneo.

Taranto sta vivendo una stagione di importanti investimenti sugli impianti sportivi. Nuove strutture, riqualificazioni e infrastrutture rappresentano un patrimonio destinato a rimanere sul territorio.

Ma un impianto, da solo, non garantisce la pratica sportiva.

Perché una famiglia possa portare un bambino in piscina, in palestra o su un campo servono anche quote di iscrizione sostenibili, trasporti accessibili e attrezzature che non rappresentino una spesa proibitiva.

Il problema economico, del resto, è uno degli elementi che incidono sulla possibilità dei minori di praticare sport. Ed è proprio questo il vuoto che il voucher regionale aveva cercato di colmare.

L’obiettivo dichiarato dall’allora assessore regionale allo Sport Raffaele Piemontese era quello di consentire a ogni ragazzo di poter frequentare una palestra, un campo o una piscina, riconoscendo allo sport un ruolo non soltanto agonistico, ma anche sociale e sanitario.

Un principio che oggi, numeri alla mano, conserva tutta la sua attualità.

Il punto, allora, non è soltanto sapere se il bonus verrà riproposto, ma anche capire con quali risorse.

Perché se oltre 14 mila famiglie hanno presentato domanda e soltanto 1.063 minori hanno potuto beneficiare del contributo, il problema appare evidente: la misura ha intercettato una necessità reale, ma la dotazione finanziaria è stata troppo limitata per soddisfarla.

I 400 mila euro stanziati nel 2025 rappresentano una cifra modesta se rapportata alla platea potenziale di oltre 413 mila minori tra 6 e 17 anni residenti in Puglia.

Naturalmente non tutti i minori rientrano nei requisiti economici del voucher e non tutti avrebbero fatto domanda. Ma proprio il numero delle richieste presentate dimostra che esiste una domanda consistente di sostegno.

E Taranto, con quasi 59 mila bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni nella provincia, rappresenta una parte significativa di questa platea.

Il tema, dunque, non è soltanto il destino di un singolo contributo.

È se la Regione Puglia intenda considerare lo sport giovanile una vera politica sociale, soprattutto in un territorio nel quale la pratica sportiva resta sotto i livelli nazionali.


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