Comunità Energetiche Rinnovabili: perché sono sempre più importanti?
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano uno degli strumenti più innovativi per accelerare la transizione energetica e promuovere un modello di produzione e consumo dell’energia più sostenibile, partecipativo e resiliente. Grazie alle aggregazioni di cittadini, imprese, enti locali e organizzazioni che producono, condividono e consumano energia generata da fonti rinnovabili, è possibile infatti creare nuovi benefici economici, ambientali e sociali per il territorio.
L’importanza delle CER risiede in particolare nella capacità di favorire la produzione di energia pulita vicino ai luoghi di consumo. Questo riduce le perdite di rete, migliora l’efficienza complessiva del sistema elettrico e contribuisce alla diminuzione delle emissioni di gas serra, sostenendo gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Le comunità energetiche consentono inoltre di valorizzare l’energia prodotta localmente attraverso un modello di autoconsumo condiviso. L’energia non utilizzata immediatamente da chi la produce può essere messa a disposizione degli altri membri della comunità, massimizzando l’utilizzo delle fonti rinnovabili e riducendo il ricorso all’energia proveniente da combustibili fossili.
CER: perché esercitano una sempre maggiore capacità di attrazione?
Le CER stanno attirando l’attenzione di tutti i diversi attori del mondo dell’energia: dalle utility alle Esco, passando per le autorità di regolamentazione sino ad arrivare ai consumatori.
Secondo le ultime analisi GSE (vale a dire i dati aggiornati tra luglio e agosto 2026), lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili sta entrando in una vera e propria fase di accelerazione, sostenuta sia dagli incentivi nazionali sia dal PNRR. Le comunità energetiche già operative al 30 giugno 2026 in Italia erano 3.630 a cui corrispondeva una potenza complessiva installata pari a 302,9 MW in grado di servire qualcosa come 37.821 utenze, ovvero clienti finali associati alle comunità energetiche.
La spinta del PNRR in favore delle CER
Certamente questo sviluppo risente della spinta che è arrivata dal PNRR che ha visto la presentazione di qualcosa come 48.750 domande, l’ammissione di 30.299 progetti, l’erogazione di 779 milioni di euro di contributi per 1.763,6 MW di nuova potenza incentivata attraverso gli atti di concessione pubblicati.
Appare interessante osservare come le regioni più dinamiche per numero di richieste presentate al bando PNRR siano la Lombardia con 7.434 domande, seguita dalla Sicilia con 6.598, dal Veneto con 5.053, dal Piemonte con 4.565 e dalla Puglia con 4.372.
La maggior parte delle CER italiane è ancora costituita da impianti di piccola taglia. L’analisi GSE indica che oltre 1.670 configurazioni hanno impianti fino a 10 kW; circa 770 sono comprese tra 10 e 20 kW e solo 35 comunità energetiche dispongono di impianti superiori a 1 MW.
Comunità energetiche rinnovabili: una definizione
Ma cosa sono esattamente le CER? Perché le Comunità energetiche rinnovabili possono giocare un ruolo fondamentale per la transizione energetica? Come sempre è importante partire da una definizione.
Le comunità energetiche rinnovabili o CER sono aggregazioni di individui, famiglie, imprese o enti locali che collaborano per produrre, consumare e condividere energie rinnovabili in modo sostenibile e partecipativo.
L’obiettivo fondamentale di una CER è quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi soci o membri o alle aree locali in cui opera la comunità e non quello di realizzare profitti finanziari. La partecipazione alle CER non è necessariamente subordinata al possesso di un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Comunità energetiche: quali sono i componenti fondamentali?
Nelle CER è possibile generare energia da fonti rinnovabili, utilizzando impianti di produzione distribuita come pannelli solari, turbine eoliche o la geotermia. L’energia prodotta viene poi condivisa e consumata all’interno della comunità, consentendo agli aderenti di ridurre i costi energetici, migliorare l’efficienza energetica e promuovere l’indipendenza e la sicurezza energetica.
Grazie alla capacità di favorire la diffusione delle rinnovabili a livello locale, le comunità energetiche rinnovabili promuovono la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, decentralizzato e resiliente, contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra.
Quali sono i benefici delle comunità energetiche rinnovabili?
I benefici delle CER sono molteplici, sia a livello individuale che collettivo.
Le comunità energetiche rinnovabili favoriscono l’uso di fonti di energia pulita, in particolare fotovoltaico, che l’Italia – così come tutti gli altri Paesi europei – è chiamata a incrementare in maniera considerevole nei prossimi anni. O come l’agrivoltaico o il mini eolico. In effetti, dal momento che il settore energetico è responsabile di gran parte delle emissioni climalteranti a livello globale, la promozione delle Comunità energetiche rinnovabili contribuisce alla lotta contro il cambiamento climatico e all’obiettivo di raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale.
Oltre a questo aspetto legato strettamente alla sostenibilità, ce n’è un altro almeno altrettanto importante: le CER, evitando le spese connesse al trasporto dell’energia e beneficiando di una serie di incentivi, possono consentire ai membri di beneficiare di una riduzione dei costi energetici. Non a caso, molto spesso le CER sono nate proprio con l’obiettivo di contrastare la crescente povertà energetica di una fetta del Paese. Inoltre, la nascita delle CER riduce la dipendenza dei territori coinvolti dalle reti elettriche centralizzate, aumentando la resilienza del sistema energetico locale, riducendo la dipendenza da fonti energetiche esterne e aumentando la capacità di fronteggiare eventuali interruzioni o crisi.
In che modo l’innovazione tecnologica supporta le CER? E in che monod le CER stimolano l’innovazione?
Le comunità energetiche rinnovabili possono svolgere un ruolo importante nell’innovazione tecnologica, stimolando lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni energetiche avanzate. Ad esempio, per il buon funzionamento delle CER è fondamentale l’impiego di soluzioni digitali di energy management, che permettono di massimizzare la condivisione dell’energia tra i membri.
Ovviamente, lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili può generare nuovi posti di lavoro a livello locale, ad esempio nell’installazione e manutenzione di impianti di energia solare o eolica e nella gestione stessa delle CER.
Il ruolo della tokenizzazione dell’energia nelle Comunità energetiche rinnovabili
Nell’ambito delle innovazioni che più possono favorire lo sviluppo delle CER la tokenizzazione dell’energia rappresenta uno dei fenomeni più promettenti. Grazie alla blockchain, l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili può essere trasformata in token digitali che ne rappresentano il valore o il diritto di utilizzo, rendendo più semplice e trasparente la condivisione tra i membri della comunità. Questo approccio consente di tracciare con precisione la produzione e il consumo di energia, automatizzare la distribuzione dei benefici economici e favorire nuovi modelli di autoconsumo condiviso.
La tokenizzazione permette inoltre di coinvolgere anche cittadini e imprese che non dispongono di un impianto fotovoltaico, ma che possono partecipare ai vantaggi della produzione rinnovabile attraverso utility token. La gestione digitale delle transazioni riduce i costi amministrativi, aumenta la fiducia tra i partecipanti e rende più efficiente la governance delle CER. In prospettiva, questa tecnologia può accelerare la diffusione delle comunità energetiche, favorendo un sistema elettrico sempre più decentralizzato, partecipativo e orientato alla sostenibilità.
Non va poi dimenticato un importante aspetto culturale e formativo: in un momento in cui il cambiamento climatico viene purtroppo avvertito come un tema distante e lontano, la dimensione locale delle comunità energetiche rinnovabili può svolgere un ruolo importante nella sensibilizzazione e nell’educazione delle persone riguardo all’importanza delle fonti di energia rinnovabile e della sostenibilità, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini nel processo di transizione energetica.
Quali sono, in generale, le condizioni indispensabili per l’avvio delle CER?
Come già sottolineato, la tecnologia è fondamentale per il buon funzionamento delle Comunità energetiche rinnovabili. Ovviamente, la precondizione indispensabile per una CER è la disponibilità di almeno un impianto da fonte rinnovabile a livello locale. Nel nostro Paese il fotovoltaico è la fonte pulita di gran lunga più impiegata nelle CER, per la sua flessibilità di utilizzo e facilità di gestione e installazione. In realtà, però, tutte le altre fonti pulite potrebbero essere impiegate per il funzionamento delle CER.
Nelle aree ventose, anche l’eolico, sotto forma magari di minieolico e microeolico, può rappresentare una buona opportunità per garantire il fabbisogno di una Comunità energetica. Nelle aree boscose e/o agricole, anche degli impianti alimentati a biomasse (come rifiuti organici, come scarti agricoli, residui forestali o biogas prodotto da materiale organico in decomposizione) possono essere impiegati per garantire l’approvvigionamento, non solo di elettricità ma anche di calore. Proprio sui fabbisogni termici, non mancano delle CER che si sono costituite intorno a degli impianti di teleriscaldamento preesistenti.
Il ruolo chiave dello stoccaggio di energia nelle comunità energetiche rinnovabili
Un ruolo chiave per il buon funzionamento delle CER – in particolare per massimizzare il rendimento della generazione pulita – è rappresentato dalle soluzioni di stoccaggio dell’energia, che consentono di immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili per un utilizzo successivo quando la produzione è inferiore alla domanda. Fondamentali sono poi le soluzioni software di monitoraggio e gestione energetica, che consentono costantemente di raccogliere dati sull’energia prodotta e consumata all’interno della comunità.
Questi dati possono essere utilizzati per ottimizzare l’efficienza energetica, identificare potenziali risparmi e supportare la pianificazione delle risorse energetiche. Le CER più evolute stanno sperimentando anche l’utilizzo della tecnologia blockchain, che può essere utilizzata per tracciare e condividere l’energia rinnovabile all’interno della comunità in modo trasparente e sicuro. Facilitando la condivisione e la transazione dell’energia tra i membri della comunità o creando le condizioni per avere energie rinnovabili via blockchain.
I casi di Comunità energetiche rinnovabili
Le comunità energetiche rinnovabili nel nostro Paese stanno rapidamente crescendo e non mancano degli esempi che permettono di comprendere le potenzialità delle CER con alcuni casi significativi:
1) A Sestri Levante, in provincia di Genova è attiva la Comunità Energetica Quartiere Tannino. Promotore dell’iniziativa e socio-membro prosumer è la stessa amministrazione comunale, che ha deciso di puntare sui benefici ambientali e sociali delle comunità energetiche e sul risparmio economico in bolletta per i partecipanti. Il progetto prevede che l’energia elettrica rinnovabile verrà prodotta da pannelli solari fotovoltaici accanto all’azione di un sistema solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria.
L’obiettivo, grazie all’adesione del Comune nella gestione della comunità energetica, è anche di intervenire per la riduzione della povertà energetica, approvando tariffe più economiche o programmi dedicati al fine di coinvolgere all’interno della CER anche i consumatori vulnerabili.
2) Il Comune di Basiglio ha creato una Comunità Energetica Rinnovabile attraverso impianti solari fotovoltaici con l’obiettivo di ottenere benefici economici mirati a contrastare il crescente fenomeno della povertà energetica con la riduzione dei costi in bolletta per i partecipanti.
3) Nel Comune di Imola è nata “Energia Verde Connessa”, una Comunità Energetica Rinnovabile per le imprese promossa e finanziata promossa dalla Esco Bryo S.pA, una ESCo (Energy Service Company) attiva da anni sul territorio nel campo della progettazione di soluzioni innovative per generare energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate. Nello specifico, il progetto di “Energia Verde Connessa” prevede l’installazione di impianti solari fotovoltaici che renderanno energeticamente autosufficienti due delle tre società che partecipano alla Comunità Energetica Rinnovabile in qualità di prosumer, ossia produttori e consumatori di energia rinnovabile. L’eccedenza sarà scambiata con la terza ed ultima impresa che aderirà alla comunità energetica in qualità di consumatore e che potrà godere dei benefici economici in bolletta derivanti dall’appartenenza a questo nuovo modello energetico.
La normativa sulle CER
Il contesto normativo e regolatorio di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili è costituito essenzialmente:
dal Decreto Legislativo n. 199 dell’8 novembre 2021 con cui è stata attuata la Direttiva RED II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (il “D.Lgs 199/2021”);
dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 2.1. del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con cui sono stati stanziati circa 2,2, miliardi a sostegno delle comunità energetiche rinnovabili e dei sistemi di autoconsumo collettivo ubicati in Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti;
dalla Delibera ARERA 727/2022/R/EEL del 27 dicembre 2022 avente per oggetto l’approvazione del Testo Integrato per la regolazione dell’Autoconsumo Diffuso recante la regolazione delle partite economiche relative all’energia rinnovabile prodotta e consumata, tra l’altro, nel contesto di sistemi di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili;
dalla proposta di Decreto approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (“MASE”) inviata alla Commissione UE in data 23 febbraio 2023 in linea con la normativa in materia di aiuti di stato ed avente per oggetto le modalità di incentivazione per sostenere l’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile e la definizione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi previsti dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2. del PNRR (il “DM Incentivi 2023”).
Cosa dice il decreto del MASE
- – È prevista una tariffa incentivante premio per 20 anni sulla quota di energia condivisa
– Sono ammessi impianti di potenza max 1 MW (deroga per Min.Difesa e Autorità Portuali) entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore del D.Lgs. 199/21 (15/12/2021).
– Questi impianti possono essere ubicati nel perimetro della medesima cabina primaria.
– L’incentivo è assegnato fino al raggiungimento di un contingente di potenza di 5 GW, comunque non oltre il 31 dicembre 2027.
– Remunerazione: l’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del produttore, con facoltà di cessione al GSE. La tariffa incentivante ha un valore variabile in funzione della potenza dell’impianto pari al massimo a 100-120 €/MWh, più eventuali maggiorazioni (4-10 €/MWh). Gli incentivi sono cumulabili con contributi in conto capitale nella misura massima del 40%.
Gli ostacoli da superare per le CER
Nonostante le aspettative rivolte da più parti su questo modello, il potenziale delle comunità energetiche rinnovabili è legato al superamento di tutta una serie di sfide che possono influenzare la loro crescita e sviluppo. I
l primo, come abbiamo in parte già visto, è legato agli aspetti normativi: in buona misura, la crescita delle CER passa dall’esistenza di regolamentazioni chiare e definite, capaci di coinvolgere il variegato mondo di operatori che ruota intorno al settore energia.
Ma anche il mondo del credito: le comunità energetiche possono richiedere investimenti significativi per l’installazione di impianti di energia rinnovabile e infrastrutture di gestione dell’energia. Serve dunque rendere l’accesso ai finanziamenti più semplice, soprattutto per le comunità più piccole o meno abbienti.
Da un punto di vista strettamente tecnologico le comunità energetiche devono affrontare sfide di integrazione con il sistema energetico tradizionale. Ciò include la gestione dell’interconnessione con la rete elettrica nazionale, il bilanciamento dell’energia prodotta e consumata e l’affrontare le sfide tecniche e amministrative associate.
Le prospettive future per le CER
In prospettiva, il successo delle comunità energetiche sarà anche legato alla capacità di stimolare nuovi modelli di business e opportunità economiche, come servizi energetici condivisi, mercati locali dell’energia e iniziative di economia circolare che valorizzano i rifiuti e i sottoprodotti. Inoltre, una grossa sfida sarà quella di riuscire a mantenere nel tempo il coinvolgimento dei propri membri, superando le inevitabili complessità che caratterizzano inevitabilmente soggetti così articolati. Soltanto così si potrà raggiungere in Italia l’obiettivo delineato dal report Osservatorio Utilities Agici – Accenture, con 5 GW di potenza installata con Comunità Energetiche e una produzione relativa di circa 6 TWh di energia elettrica, a fronte di un investimento previsto di circa 5-7 miliardi di euro. Che assicurerebbe fondamentali benefici: un risparmio di CO2 pari a 1,35 M tonnellate e un beneficio economico tra i 1,3 e 1,5 miliardi di euro.
Comunità energetiche, ESG e Bilancio di sostenibilità
Nel contesto dei criteri ESG le comunità energetiche rappresentano un esempio concreto di come le iniziative locali possano contribuire agli obiettivi di sostenibilità. Dal punto di vista ambientale, promuovono la riduzione delle emissioni di CO2 attraverso l’uso di fonti rinnovabili come il solare e l’eolico. Socialmente, favoriscono la partecipazione attiva dei cittadini nella gestione delle risorse energetiche, aumentando la consapevolezza e l’educazione ambientale. A livello di governance, le comunità energetiche incoraggiano la trasparenza e la responsabilità, poiché le decisioni vengono prese collettivamente e in modo democratico.
L’integrazione dei risultati raggiunti grazie alle comunità energetiche nel bilancio di sostenibilità aziendale è un passo strategico per le imprese che mirano a migliorare il loro profilo ESG. Partecipare a una comunità energetica permette alle aziende di ridurre la loro impronta di carbonio, migliorare l’efficienza energetica e dimostrare un impegno concreto verso la sostenibilità e può contribuire a stabilizzare i costi energetici riducendo la volatilità dei prezzi dell’energia e migliorando la resilienza economica.
Un altro elemento di rilievo riguarda i benefici economici. Grazie agli incentivi previsti dalla normativa e alla condivisione dell’energia, famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche possono ridurre il costo delle bollette energetiche e ottenere nuove entrate legate all’energia condivisa.
Le CER svolgono anche un’importante funzione sociale. Favoriscono infatti la partecipazione attiva dei cittadini alla transizione energetica, rafforzano la collaborazione tra soggetti pubblici e privati e possono contribuire a contrastare la povertà energetica, destinando parte dei benefici economici ai nuclei più vulnerabili.
Dal punto di vista del sistema elettrico nazionale, una maggiore diffusione delle comunità energetiche rende la rete più flessibile e resiliente. La generazione distribuita riduce la pressione sulle grandi infrastrutture di produzione e trasmissione, facilitando l’integrazione di quote sempre maggiori di energia rinnovabile.
Le CER rappresentano inoltre un motore di sviluppo per le economie locali. La realizzazione degli impianti, la gestione delle infrastrutture e i servizi digitali necessari per monitorare produzione e consumi generano nuove opportunità occupazionali e favoriscono la crescita di competenze nel settore della transizione energetica.
La digitalizzazione, come abbiamo visto, gioca un ruolo fondamentale nel funzionamento delle comunità energetiche. Piattaforme software, sistemi di monitoraggio, contatori intelligenti e strumenti di analisi dei dati consentono di ottimizzare la condivisione dell’energia, aumentare l’efficienza e garantire la trasparenza nella ripartizione dei benefici.
Articolo aggiornato il 2 agosto 2026
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