Andrea Sempio ricorda di essere andato a Vigevano, di avere trovato chiusa la libreria, di avere camminato nella piazza, di essere tornato a Garlasco, di essere passato più volte nei pressi della zona in cui poche ore dopo avrebbero trovato il corpo di Chiara Poggi e di avere pranzato dalla nonna. Nella sua memoria, però, mancano proprio due dettagli che potrebbero assumere un peso decisivo: il titolo del libro che cercava e il nome del bar nel quale avrebbe acquistato una bottiglietta d’acqua. Per Umberto Brindani non si tratta necessariamente di dimenticanze casuali. Il direttore del settimanale Gente mette apertamente in dubbio la spontaneità del racconto del nuovo indagato e solleva una domanda destinata a riaccendere lo scontro sul suo alibi.
Il nodo riguarda la mattina del 13 agosto 2007, mentre qualcuno uccideva Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli. Sempio ha sempre sostenuto di essersi recato a Vigevano per cercare un libro, di avere trovato il negozio chiuso e di essersi fermato in un bar per comprare dell’acqua. Una ricostruzione che la difesa considera compatibile con i suoi spostamenti e con lo scontrino del parcheggio, ma che per Brindani presenta vuoti troppo selettivi per non suscitare sospetti.
«Potrebbe essere una strategia»
«Se vogliamo dargli la genuinità, d’accordo, ma potrebbe succedere invece che questa sia una strategia», osserva Brindani. Il direttore ripercorre uno per uno i ricordi attribuiti a Sempio e sottolinea la precisione con cui l’indagato avrebbe ricostruito numerosi passaggi di quella giornata.
Sempio ricorda il viaggio verso Vigevano, la libreria chiusa e il giro compiuto nella piazza. Ricorda di essere tornato a casa, di essere passato davanti alla zona dell’omicidio per tre volte e di avere pranzato dalla nonna. La sua memoria sembra dunque conservare molti dettagli, anche apparentemente secondari, ma si interrompe proprio davanti al nome del bar e al titolo del libro.
«Si ricorda di un sacco di cose», insiste Brindani. «Non si ricorda della bottiglietta e lo conferma». Il punto, secondo il giornalista, non riguarda la possibilità astratta di dimenticare un particolare dopo quasi vent’anni, ma la coincidenza tra ciò che Sempio non ricorda e gli elementi che potrebbero fornire riscontri esterni alla sua versione.
Il mistero del libro cercato due volte
Il libro rappresenta uno dei passaggi più controversi della ricostruzione. Sempio ha raccontato di essere andato a Vigevano il 13 agosto per acquistarlo, ma di avere trovato chiusa la libreria. Il giorno successivo sarebbe tornato nello stesso negozio per completare l’acquisto. Una seconda visita che, per Brindani, dimostrerebbe quanto quel volume fosse importante.
«Doveva essere un libro a cui lui teneva, per andarci due volte nel giorno in cui hanno ammazzato la sorella del suo migliore amico», osserva il direttore. Non si sarebbe trattato, dunque, di un acquisto casuale o di un titolo notato distrattamente su una bancarella. La decisione di tornare il giorno successivo lascerebbe pensare a un interesse preciso, difficile da conciliare con l’incapacità di ricordarne il titolo.
«Peccato che non si ricordi neanche il libro», conclude Brindani. Proprio questo vuoto, secondo lui, impedisce agli investigatori di verificare pienamente il racconto. Conoscendo il titolo, infatti, si potrebbe ricostruire la disponibilità del volume, individuare il negozio esatto e cercare eventuali conferme da parte del personale.
Il commesso e il barista che avrebbero potuto confermare l’alibi
Brindani concentra quindi l’attenzione sulla possibilità di trovare testimoni. Se Sempio avesse davvero acquistato il libro il giorno successivo, un commesso avrebbe potuto riconoscerlo o ricordare una conversazione particolare. Allo stesso modo, se avesse comprato la bottiglietta d’acqua e magari consumato un caffè, il barista avrebbe potuto confermare la sua presenza.
«Se il libro l’avesse comprato veramente, magari il commesso della libreria si ricorderebbe di lui. Se la bottiglia l’avesse comprata veramente e si fosse bevuto un caffè, probabilmente il barista si ricorderebbe di lui», afferma.
Naturalmente, dopo quasi diciannove anni, qualsiasi ricordo testimoniale risulterebbe difficile da recuperare e ancora più complesso da valutare. Per Brindani, però, il problema nasce a monte: Sempio non fornisce i dettagli necessari per cercare quei riscontri. Non indica con certezza il locale e non ricorda il libro. I due elementi che potrebbero rafforzare la sua versione restano così privi di una verifica esterna.
La conclusione del direttore arriva netta: «Alla fine lui si ricorda di un sacco di cose, ma le uniche due cose di cui non ha memoria sono le due cose che potrebbero o dargli l’alibi o incastrarlo».
L’ordinanza sulle bottigliette senza tappo
Una lettura opposta arriva da Armando Palmegiani, docente di Scena del crimine nel Master in Criminologia e Scienze strategiche dell’Università Sapienza di Roma. Per l’esperto, proprio l’assenza di alcuni dettagli potrebbe dimostrare che Sempio non ha costruito il racconto a tavolino.
Palmegiani richiama un elemento molto specifico: l’ordinanza numero 247 del 2007, con cui il sindaco avrebbe imposto agli esercizi pubblici di consegnare le bottigliette senza tappo. Una regola legata alla sicurezza e difficile da recuperare a distanza di molti anni, soprattutto perché il Comune non la manterrebbe facilmente consultabile online.
«È un particolare su cui non si può ritornare nel 2025», sostiene Palmegiani. Secondo il criminologo, chi avesse voluto inventare una storia avrebbe avuto grandi difficoltà a inserire un dettaglio tanto preciso e coerente con una disposizione locale dell’epoca. La madre di Sempio ricordava la bottiglia senza tappo, mentre il figlio non conservava memoria del particolare. Per l’esperto, questa divergenza renderebbe il racconto più genuino, non meno credibile.
«Io vedo una situazione molto genuina e sincera. Lui non lo ricordava, la madre sì», spiega Palmegiani, trasformando quella stessa dimenticanza che Brindani considera sospetta in un possibile indice di spontaneità.
La bottiglietta nata come alibi diventa un problema
Candida Morvillo invita invece a osservare entrambe le interpretazioni. Per la giornalista del Corriere della Sera, la storia della bottiglietta ha assunto una natura ambivalente: inizialmente sembrava un dettaglio capace di sostenere l’alibi di Sempio, ma con il passare del tempo si è trasformata in un elemento che rischia di ritorcersi contro di lui.
«La verità è che questa storia della bottiglietta è un coltello con due lame», osserva Morvillo. Se da una parte l’acquisto dell’acqua potrebbe collocare Sempio lontano dalla villetta, dall’altra l’assenza del nome del bar e di uno scontrino direttamente riconducibile a quell’acquisto lascia spazio alle contestazioni.
Il racconto ha inoltre scatenato una serie di domande sulla mancanza di appetito riferita da Sempio quella mattina. Secondo la ricostruzione, mezzo litro d’acqua bevuto in pieno agosto gli avrebbe tolto la fame fino all’ora di pranzo. Un particolare che sui social ha alimentato ipotesi e congetture di ogni genere.
Morvillo prende però le distanze dalle ricostruzioni più azzardate. «In questo momento il suo potenziale alibi diventa una cosa di cui si discute con suggestioni e fantasie che, per carità, non hanno alcun fondamento», avverte. Il rischio consiste nel trasformare un elemento ancora ambiguo in una prova costruita soltanto attraverso supposizioni.
Quei vuoti di memoria che dividono gli esperti
La questione della bottiglietta e del libro va dunque ben oltre la semplice curiosità. Gli investigatori devono stabilire se i vuoti di memoria di Sempio risultino compatibili con il tempo trascorso oppure se nascondano il tentativo di evitare dettagli facilmente verificabili.
Dopo quasi vent’anni, nessuno può pretendere una ricostruzione perfetta di ogni spostamento. Molte persone dimenticherebbero il titolo di un libro, il nome di un bar o il contenuto preciso di un acquisto. Nel caso di Garlasco, però, ogni omissione assume un peso diverso perché riguarda la giornata in cui qualcuno uccise la sorella del suo migliore amico e perché lo stesso Sempio ha sempre ricordato molti altri momenti di quelle ore.
La domanda posta da Brindani resta così sospesa sull’intera vicenda: perché Andrea Sempio conserva memoria di tanti passaggi, ma non dei due particolari che potrebbero offrire una conferma decisiva alla sua versione? Per i suoi difensori è il normale effetto del tempo. Per chi dubita della sua sincerità, proprio questa selezione dei ricordi rappresenta il punto più fragile del racconto.
Nel nuovo fronte dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, il destino dell’alibi di Sempio potrebbe dunque passare da due oggetti apparentemente insignificanti: un libro senza titolo e una bottiglietta acquistata in un bar che nessuno riesce più a identificare.
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Luca Arnau
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