Nella competizione globale energetica e tecnologica, alcuni componenti rivestono un ruolo determinante. I magneti permanenti sono tra i più decisivi. Sono essenziali nella transizione energetica, grazie al loro impiego in diverse tecnologie per l’elettrificazione e la produzione di energia rinnovabile, tra cui i motori dei veicoli elettrici e i generatori eolici. Sebbene esistano soluzioni tecnologiche alternative, il loro utilizzo contribuisce a migliorare l’efficienza energetica, la compattezza e le prestazioni di tali sistemi.
Stati Uniti e Unione Europea scontano una forte dipendenza dalla Cina: il 98% del fabbisogno totale di magneti in terre rare nell’UE è soddisfatto dalle importazioni cinesi, segnala la Commissione europea. Per gli USA si aggiunge un’ulteriore criticità: il 1° gennaio 2027 entrerà in vigore il divieto del Pentagono sull’impiego di magneti cinesi nella sua catena di approvvigionamento. Pochi giorni dopo, le normative cinesi sulle terre rare potrebbero tornare in vigore.
Quali sono le decisioni prese da USA e UE per tentare di smarcarsi dal monopolio cinese?
Cosa sono i magneti permanenti e il contributo delle terre rare
I magneti permanenti sono in grado di generare e mantenere un campo magnetico senza necessità di alimentazione elettrica esterna. Questa caratteristica può offrire, a seconda delle applicazioni, diversi vantaggi in termini di risparmio energetico, efficienza e semplicità costruttiva, contribuendo a migliorare le prestazioni e a ridurre la complessità di determinati dispositivi e sistemi industriali.
Grazie alle loro proprietà, trovano largo impiego in numerose applicazioni, a partire dalle turbine eoliche e dai veicoli elettrici, due dei settori d’uso più importanti e in più rapida crescita. Sono inoltre utilizzati nei data center, nei robot industriali, ma anche nei dispositivi di risonanza magnetica, elettrodomestici e negli smartphone.
La “maggior parte dei magneti permanenti”, in particolare i tipi dalle prestazioni più elevate, “contiene materie prime critiche”, come neodimio, praseodimio, disprosio e terbio, boro, samario, nichel o cobalto, ricorda lo European Critical Raw Material Act.
La dipendenza USA e le decisioni controverse
L’approvvigionamento di materie prime critiche, tra cui le terre rare, rappresenta una delle principali criticità per Stati Uniti e Unione Europea. Dei 17 tipi di elementi delle terre rare, quattro – neodimio, praseodimio, disprosio e terbio – rappresentano circa il 90% del mercato dei magneti permanenti. Lo evidenzia un’analisi condotta dalla Arthur D. Little, in cui si riportano dati sulla dipendenza USA e globale dai magneti in terre rare. Nel 2025, ad esempio, la domanda statunitense per il magnete al neodimio, il tipo più comune di magnete in terre rare, è stata poco superiore alle 48mila tonnellate, mentre le fonti nazionali ne hanno fornito solo 300 tonnellate.
A questa grave carenza si aggiunge il provvedimento del Pentagono, adottato nel 2025, che vieta alle aziende del settore della difesa di utilizzare magneti e metalli delle terre rare di origine cinese in qualsiasi sistema d’arma a partire dal 1° gennaio 2027. A ciò si è aggiunto l’ordine esecutivo, firmato a luglio 2026 dal presidente Donald Trump, che rende più difficile per gli appaltatori della difesa statunitensi ottenere deroghe che consentano loro di acquistare minerali critici e altri materiali dalla Cina e da altri fornitori esteri vietati.
Secondo alcuni esperti del settore interpellati da S&P Global, è improbabile che l’industria statunitense della difesa sia pienamente preparata all’entrata in vigore del divieto. Invece, è probabile che i fornitori militari richiedano deroghe alle restrizioni sulle importazioni. Negli Stati Uniti, che rappresentano circa il 20% della domanda globale, sono in corso iniziative per creare una catena di approvvigionamento interna e ridurre la dipendenza dalle importazioni. A tale riguardo, vanno ricordati gli stanziamenti a sostegno di aziende americane nel settore come MP Materials, USA Rare Earth e Niron Magnetics.
Nonostante i recenti sforzi per ampliare la capacità di fornitura, gli esperti prevedono che intorno al 2030 si verificherà una carenza globale di magneti al neodimio. Negli Stati Uniti “il rischio di continue carenze rimane elevato”, secondo l’analisi di Arthur D. Little.

La strategia UE per una maggiore autonomia
La risposta europea finalizzata a ridurre la concentrazione degli approvvigionamenti da Pechino per terre rare e magneti permanenti si articola su due iniziative. Il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel 2024, ha introdotto obiettivi di rafforzamento delle capacità europee di estrazione, trasformazione e riciclo delle materie prime strategiche. La normativa punta a rafforzare l’autonomia europea in queste materie prime, fissando obiettivi di copertura del consumo annuo dell’UE pari ad almeno il 10% per l’estrazione, il 40% per la trasformazione e il 25% per il riciclo, con disposizioni specifiche sulla circolarità e sul contenuto riciclato dei magneti permanenti.
A dicembre 2025 la Commissione europea ha inoltre presentato il piano RESourceEU, volto a rafforzare l’attuazione del Critical Raw Materials Act attraverso strumenti finanziari, sostegno ai progetti strategici, diversificazione delle forniture e iniziative per ridurre l’esposizione dell’industria europea agli shock geopolitici e commerciali.
Nella stessa direzione si inseriscono le iniziative della Commissione europea e dei governi nazionali a sostegno delle aziende del settore, anche attraverso sovvenzioni. A questo proposito, Arthur D. Little cita la britannica Less Common Metals e la tedesca VAC.
Il valore del riciclo e il progetto italiano
Sul fronte del recupero e del riciclo, va ricordata l’intenzione, espressa dalla Commissione europea nel dicembre 2025, di introdurre restrizioni all’esportazione di rifiuti e rottami di magneti a base di terre rare a partire dall’inizio del 2026.
L’obiettivo è incentivare il riciclo all’interno dell’Unione, nell’ambito del pacchetto REsourceEU volto a ridurre la dipendenza dalla Cina. Come si legge nel documento della stessa Commissione, il riciclo potrebbe contribuire, nei prossimi anni, alla produzione di 3.800 tonnellate di magneti permanenti a base di terre rare, pari a circa il 20% dell’attuale domanda dell’UE.
Per rafforzare le catene di approvvigionamento dell’UE e diversificare le fonti di materie prime critiche, la Commissione europea ha annunciato di recente la selezione di 46 nuovi progetti strategici in 16 Stati membri per contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal CRMA. L’Italia figura tra i Paesi coinvolti, con quattro progetti selezionati. Tra questi si segnala LIFE INSPIREE, per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). A Ceccano (Frosinone) sarà realizzato quello che, secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sarà il primo impianto europeo su scala industriale dedicato a questa attività.
@Foto in apertura creata con l’IA
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