#Finsubito news dalla rete – Unimpresa: dalla misura del governo su affitti fino a 1,8 miliardi per l’economia


Cedolare secca all’1% per chi affitta agli under 36, premi agevolati fino a 2.500 euro per i giovani lavoratori e nuovi sostegni alla genitorialità. Il governo prova ad affrontare le difficoltà delle nuove generazioni, mentre uno studio di Unimpresa stima importanti ricadute economiche dalle agevolazioni su abitazioni e negozi.

Trovare un lavoro, riuscire a pagare l’affitto, mettere su famiglia. Tre passaggi che per le nuove generazioni sono diventati sempre più difficili e che spesso finiscono per condizionarsi a vicenda. Senza uno stipendio adeguato è complicato lasciare la casa dei genitori; senza un’abitazione accessibile diventa difficile accettare un’opportunità professionale in un’altra città; e senza una ragionevole sicurezza economica anche la decisione di avere un figlio viene continuamente rinviata.

Secondo l’OCSE, in Italia si lascia mediamente la famiglia d’origine intorno ai 30 anni, contro i 26,6 della media europea. Un divario che racconta le difficoltà di una generazione alle prese con stipendi spesso insufficienti, affitti elevati e un mercato immobiliare che offre poche soluzioni accessibili.

La manovra 2027 del governo Meloni prova a intervenire su questi problemi attraverso un insieme di misure che collegano casa, lavoro, fiscalità e sostegno alla famiglia.

Una delle novità più significative riguarda gli affitti. Per i nuovi contratti a canone concordato stipulati nel 2027, il disegno di legge di Bilancio prevede di ridurre la cedolare secca dal 10 al 5%, con un ulteriore abbattimento all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni. Uno sconto fiscale particolarmente consistente, pensato per incoraggiare i proprietari a mettere sul mercato abitazioni destinate a studenti, giovani lavoratori e coppie che cercano una prima sistemazione autonoma.

Secondo il secondo Osservatorio sul mercato immobiliare 2026 di Nomisma, negli ultimi cinque anni le famiglie alla ricerca di un’abitazione in affitto sono aumentate del 12%, circa 296mila nuclei aggiuntivi. Nei principali mercati urbani, nel primo semestre dell’anno, i canoni sono saliti del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il vantaggio è facilmente quantificabile. Su un appartamento affittato a 900 euro mensili, il proprietario paga oggi 1.080 euro annui di cedolare al 10%. Con l’aliquota dell’1% ne verserebbe appena 108, risparmiando 972 euro all’anno. Per gli altri contratti agevolati, con la tassazione al 5%, il risparmio sarebbe di 540 euro.

Naturalmente lo sconto riguarda direttamente i proprietari e non comporta un taglio automatico dei canoni. Ma può rendere più conveniente affittare a lungo termine, anziché lasciare un immobile inutilizzato o destinarlo ad altre formule. Ed è proprio sull’aumento dell’offerta che il governo cerca di intervenire per rendere meno difficile l’accesso alla casa.

A dare consistenza economica a questa scelta è uno studio del Centro studi Unimpresa, secondo il quale le agevolazioni fiscali previste per gli affitti residenziali e per i piccoli negozi potrebbero sostenere tra 1,07 e 1,78 miliardi di euro di attività economica nel triennio 2027-2029.

La Relazione tecnica quantifica in 889,3 milioni le minori entrate fiscali per lo Stato: 501,4 milioni per le locazioni abitative e 387,9 milioni per gli immobili commerciali. Unimpresa ha elaborato tre scenari, applicando diversi coefficienti ipotetici di attivazione economica. In quello prudente il valore delle attività potenzialmente sostenute è di 1,07 miliardi, in quello intermedio di 1,33 miliardi, mentre nell’ipotesi più favorevole arriva a 1,78 miliardi.

“Nel comparto residenziale, le attività economiche potenzialmente sostenute oscillerebbero tra 602 milioni e un miliardo di euro nel triennio, considerando i possibili effetti sulla disponibilità di abitazioni, sugli interventi di manutenzione e riqualificazione, sui servizi immobiliari e sulla mobilità dei lavoratori. ” si legge nel rapporto. Mentre i tecnici di Unimpresa sostengono che “per il settore commerciale, l’intervallo sarebbe compreso tra 465 e 776 milioni di euro, con possibili ricadute sulle nuove aperture, sugli investimenti in arredi e attrezzature, sull’occupazione dei locali sfitti e sulla vitalità dei centri urbani.”

Nello scenario intermedio, invece, sempre lo studio, il valore complessivo delle attività potenzialmente sostenute raggiungerebbe 1,33 miliardi di euro, di cui 752 milioni riferiti al comparto abitativo e 582 milioni a quello commerciale. La capacità di trasformare il beneficio fiscale in crescita effettiva dipenderà dalle scelte dei proprietari, dalla disponibilità degli immobili, dalla domanda di locazioni e dalla quota di risparmio tributario destinata a nuovi investimenti.

La manovra interviene in questo ambito, attraverso due distinti regimi fiscali. Per le abitazioni, la cedolare secca sui nuovi contratti a canone concordato stipulati nel 2027 viene ridotta dal 10% al 5%, con un’ulteriore diminuzione all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni al momento della stipula. Le aliquote agevolate si applicano ai canoni relativi al periodo 2027-2031, alle condizioni previste dalla disposizione. Per gli immobili commerciali, viene introdotta la possibilità di applicare la cedolare secca del 21% ai nuovi contratti relativi a negozi e botteghe della categoria catastale C/1, con superficie fino a 200 metri quadrati. L’aliquota scende al 10% per gli immobili situati nei comuni capoluogo di città metropolitane.

Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, sottolinea che «la casa e il commercio di prossimità sono due componenti essenziali della coesione sociale e dello sviluppo economico».

Anche l’Istat, nel Rapporto annuale 2025, aveva segnalato che oltre due terzi degli italiani tra 18 e 34 anni vivono ancora con i genitori, richiamando il peso dell’instabilità lavorativa e delle difficoltà abitative nel rinvio delle scelte familiari.

L’impostazione della manovra appare quindi riconoscibile: non intervenire soltanto con trasferimenti economici, ma cercare di alleggerire alcuni dei costi che ostacolano l’autonomia delle nuove generazioni. Casa, lavoro e genitorialità vengono affrontati come aspetti di uno stesso problema.

L’efficacia delle nuove agevolazioni dipenderà naturalmente dalla loro attuazione e dalla capacità del mercato di reagire agli incentivi. Le misure sono ancora sottoposte all’esame parlamentare, e il beneficio fiscale sugli affitti dovrà essere verificato anche in termini di contratti aggiuntivi e abitazioni effettivamente disponibili.

 


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