DEMOGRAFIA ARTIGIANA – Continua la crescita dell’artigianato in
Sardegna. L’Isola è terza in Italia per crescita e accelera rispetto
al 2025 e supera la media nazionale (+0,11%).
Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna): “Lavorare
insieme alle Istituzioni perché non resti un risultato temporaneo”.
L’artigianato sardo continua la crescita e conquista il terzo posto in
Italia, subito dietro alla Valle d’Aosta e al Trentino, per tasso di
incremento del settore nel terzo trimestre del 2026. Tra luglio e
settembre, infatti, le imprese artigiane dell’Isola hanno registrato
445 nuove iscrizioni e 333 cessazioni, con un saldo positivo di 112
attività e un tasso di crescita dello 0,33%. Al 30 settembre, lo stock
artigiano complessivo ha raggiunto quota 33.858 imprese. È una
performance che colloca la Sardegna sul podio nazionale, alle spalle
della Valle d’Aosta (+0,79%) e del Trentino-Alto Adige (+0,37%), e
davanti a regioni come Lazio (+0,31%) e Friuli-Venezia Giulia
(+0,30%).
Sono questi i dati relativi alla demografia delle imprese artigiane
sarde nel terzo trimestre di questo 2026, elaborati dall’Ufficio Studi
di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte Movimprese e dati
Infocamere-UnionCamere.
“Pur essendo variazioni percentuali contenute, per il nostro settore
rappresentano dei segnali positivi e consolidano una tendenza che va
avanti da parecchi trimestri – commenta Giacomo Meloni, Presidente di
Confartigianato Imprese Sardegna – anche in considerazione del fatto
che a livello nazionale il ritmo di crescita dell’artigianato
rallenta, al contrario, la nostra Isola consolida la propria capacità
di generare nuove attività e continua a migliora i risultati”. “Un
andamento che valorizza il ruolo delle imprese artigiane nell’economia
regionale, pur lasciando emergere differenze territoriali che
richiedono attenzione – continua Meloni – la sfida, ora, è trasformare
questo slancio in una crescita duratura, sostenendo la nascita di
nuove imprese, la continuità delle attività esistenti e la capacità
dell’artigianato di creare lavoro e mantenere vive le comunità
locali”. “Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, competenze e
progetti imprenditoriali che contribuiscono ogni giorno a creare
lavoro e ricchezza. È un patrimonio che merita attenzione e rispetto –
aggiunge – non dobbiamo, però, considerare questi risultati un punto
d’arrivo: dobbiamo creare le condizioni affinché questa vitalità possa
consolidarsi e tradursi in una crescita stabile e duratura”.
Il dato assume ancora più rilievo se confrontato con l’andamento
nazionale. In Italia, infatti, il comparto artigiano cresce appena
dello 0,11%, con un saldo di 1.401 imprese su uno stock di 1.225.910
attività. La Sardegna supera nettamente anche la media del Sud e delle
Isole, ferma allo 0,18%, e quella delle altre macroaree: Nord-Ovest
(+0,13%), Centro (+0,08%) e Nord-Est (+0,06%).
La crescita sarda si distingue anche per il confronto con lo stesso
periodo del 2025. In dodici mesi, il tasso trimestrale
dell’artigianato regionale è passato dallo 0,22% allo 0,33%,
guadagnando 0,11 punti percentuali. Una progressione che va in
direzione opposta rispetto a quella nazionale, dove il tasso è sceso
dallo 0,15% allo 0,11%. Il Sud e le Isole, invece, hanno mantenuto
invariato il proprio risultato allo 0,18%.
La dinamica positiva dell’artigianato si inserisce in un quadro
regionale complessivamente favorevole. Considerando tutte le attività
economiche, l’Isola conta 166.146 imprese registrate e chiude il terzo
trimestre con un saldo di 475 unità e un tasso di crescita dello
0,29%, in aumento rispetto allo 0,21% dello stesso periodo del 2025.
L’artigianato, dunque, cresce a un ritmo superiore a quello
dell’intero sistema imprenditoriale isolano.
Il risultato sardo si contrappone anche alle difficoltà di alcune
importanti aree produttive del Paese. Lombardia ed Emilia-Romagna si
fermano entrambe allo 0,18%, mentre la Toscana registra una crescita
contenuta dello 0,03%. Il Piemonte chiude in negativo (-0,04%), così
come Veneto (-0,18%) e Marche (-0,27%).
A livello provinciale isolano, a sostenere la crescita
dell’artigianato regionale sono soprattutto tre territori, tutti
capaci di collocarsi tra le prime 20 province italiane per dinamismo
del comparto. In percentuale, Nuoro è la prima provincia sarda per
crescita con +0,40% e 15esima a livello nazionale, segue Cagliari,
seconda con +0,39% e 17esima a livello nazionale, terza
Sassari-Gallura con +0,33% e 18esima a livello nazionale. In leggero
caro Oristano con -0,21%. In termini assoluti, Cagliari guida la
graduatoria regionale in termini di nuove iscrizioni e saldo: 184
nuove imprese, 135 cessazioni e 49 attività in più. Segue Sassari, con
148 iscrizioni, 107 cessazioni e un saldo positivo di 41 imprese.
Spicca anche Nuoro, che con 84 iscrizioni e 57 cessazioni registra 27
imprese artigiane in più. Tutti e tre i territori superano ampiamente
la media italiana dello 0,11%, confermando il contributo determinante
delle economie provinciali alla performance dell’Isola. Chiude
Oristano con 29 iscrizioni a fronte di 34 cessazioni, con un saldo
negativo di cinque imprese.
La classifica provinciale nazionale vede ai primi posti Caltanissetta
(+1,04%), Aosta (+0,79%), Messina (+0,75%), Latina (+0,73%) e
Agrigento (+0,60%). Nuoro, Cagliari e Sassari si inseriscono nella
parte alta della classifica, dimostrando come la crescita
dell’artigianato sardo non sia concentrata in un solo territorio, ma
coinvolga tre delle quattro province considerate nei dati.
“Dobbiamo continuare a impegnarci per mettere gli imprenditori nelle
condizioni di investire, assumere giovani e trasmettere competenze che
spesso rappresentano il frutto di decenni di esperienza – prosegue
Meloni – in questo percorso, strumenti efficaci come la Legge
regionale 949 per l’artigianato hanno un ruolo fondamentale e vanno
sostenuti e rafforzati”. “Alle Istituzioni continuiamo a proporre un
confronto concreto e continuativo, con misure semplici, tempi certi e
risorse adeguate – conclude il Presidente – non chiediamo privilegi,
ma condizioni eque per fare impresa, competere e creare occupazione.
Ora dobbiamo lavorare insieme perché non resti un risultato
temporaneo, ma diventi una prospettiva concreta per il futuro
economico e sociale dell’Isola”.
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