Una truffa bancaria può cominciare da un messaggio che segnala un pagamento mai effettuato. Poco dopo arriva una telefonata: dall’altra parte qualcuno si presenta come un operatore dell’istituto e sostiene che il conto sia in pericolo. Il nome della banca è quello corretto, il numero sembra autentico e il tono è abbastanza professionale da rendere credibile questa storia.
Durante la conversazione, il falso operatore cerca di portare il correntista a compiere un’azione che gli consenta di intervenire sul conto. Può chiedere di comunicare un codice ricevuto via SMS oppure indirizzare verso una falsa pagina di home banking. In altri casi convince a installare un’app di assistenza remota o a trasferire il denaro su un conto presentato come sicuro, facendo leva sull’urgenza e sulla paura di perdere i propri risparmi.
L’allarme iniziale serve quindi a creare un’urgenza e a spingere il correntista ad agire prima di controllare se la richiesta provenga davvero dalla banca. Pertanto, prima di seguire le indicazioni ricevute, conviene aprire direttamente l’app della banca e controllare se l’operazione segnalata esiste davvero. Se poi occorre parlare con l’assistenza, bisogna contattare la banca attraverso un recapito ufficiale, evitando quello indicato nel messaggio ricevuto.
Come avvengono le truffe online sul conto corrente
La tecnica del phishing è una truffa online che utilizza e-mail che imitano generalmente comunicazioni bancarie, avvisi fiscali, notifiche PagoPA e messaggi di enti pubblici. Il messaggio in questione segnala un problema da risolvere e invita ad aprire un collegamento per effettuare una verifica: la pagina linkata riproduce molto bene l’aspetto del sito originale, ma non è ovviamente la pagina ufficiale dell’ente, bensì un sito creato appositamente per raccogliere le informazioni necessarie per accedere al conto o autorizzare un’operazione.
Quando il mezzo usato è l’SMS si parla invece di smishing. Se poi il canale sono le telefonate fraudolente, allora si usa la tecnica del vishing. Entrambi questi metodi funzionano in modo molto similare al phishing, cambia solo il canale sul quale le truffe corrono.
Un’altra tecnica di truffa usata spesso è lo spoofing, che permette di alterare il nome o il numero visualizzato dal telefono: in questo modo, una chiamata può apparire nello stesso elenco di quelle realmente ricevute dalla banca e la provenienza mostrata sullo schermo non è sufficiente a confermare l’identità dell’interlocutore.
Come evitare le truffe online sul conto corrente
Non è un caso che abbiamo citato queste diverse tecniche di truffa online, perché le campagne osservate in Italia nel 2026 combinano canali diversi. Un’email può invitare la vittima a telefonare a un falso numero verde, mentre un operatore può proseguire la truffa chiedendo codici o bonifici. Il CERT-AGID ha rilevato campagne costruite attorno a SPID, altre che riprendono le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate e tentativi che sfruttano il nome di SEND, tutte accomunate da un richiamo a una scadenza vicina o a un rimborso da riscuotere per spingere il destinatario ad agire prima di effettuare le verifiche.
È bene comunque sapere che banche e forze dell’ordine non ordinano mai telefonicamente di trasferire denaro verso conti indicati per ragioni di sicurezza.
Adesso andremo a elencare gli accorgimenti necessari per evitare che il nostro conto corrente finisca vittima di una truffa online.
1. Attivare tutte le notifiche del conto e delle carte
La prima cautela da prendere è permettere alla banca di inviare una notifica ogni volta che sul conto viene registrata un’operazione. Per attivare questa impostazione, bisogna entrare nella propria app bancaria e cercare la sezione dedicata agli Avvisi, che di solito si trova nelle Impostazioni di sicurezza, nella Gestione del conto oppure nell’Area riservata alle carte (la destinazione può cambiare da un istituto all’altro, ma il percorso è generalmente questo).
Per avere un livello di prudenza sufficiente, se disponibili nell’app della banca, bisognerebbe attivare almeno gli avvisi relativi a:
- Pagamenti con carta;
- Prelievi di contante;
- Bonifici in uscita;
- Accessi da nuovi dispositivi;
- Modifica di password, numero di telefono o dati personali;
- Attivazione di carte su wallet digitali;
- Addebiti diretti e operazioni ricorrenti.
Quando l’app consente di stabilire un importo minimo, conviene scegliere la soglia più bassa disponibile, entrando nelle Impostazioni della carta e nella sezione dedicata alle notifiche. I truffatori possono infatti iniziare con un addebito di pochi centesimi per verificare che la carta sia ancora valida, prima di tentare un pagamento più elevato. Una notifica immediata permette di accorgersi anche di questi movimenti e di bloccare la carta prima che il danno diventi più ingente.
Le notifiche push dell’app restano il sistema più rapido, ma possono essere affiancate dagli avvisi inviati tramite email. In questo caso anche la casella collegata al conto deve essere protetta con una password diversa da quelle utilizzate altrove e, quando possibile, con l’autenticazione a due fattori.
Gli avvisi non sostituiscono comunque il controllo periodico dei movimenti: è meglio fare una verifica regolare dell’estratto conto per individuare gli addebiti ricorrenti o le operazioni di importo ridotto che potrebbero essere sfuggiti al momento della notifica.
2. Impostare limiti adatti alle proprie abitudini
Per controllare il limite dei bonifici bisogna aprire l’app bancaria, entrare nel conto corrente e raggiungere l’area dalla quale si effettuano i pagamenti. Da qui si deve cercare una voce specifica come Limiti operativi, Massimali, Sicurezza o Impostazioni dei bonifici. La schermata può mostrare un tetto per ogni singola operazione e un limite complessivo giornaliero.
I limiti della carta si trovano invece nella sezione dedicata alle carte. Dopo aver selezionato quella interessata, bisogna selezionare una voce come Gestisci carta, Impostazioni oppure Limiti di utilizzo. In questa area vengono normalmente indicati il massimale per i pagamenti e quello per i prelievi, talvolta suddivisi tra limite giornaliero e mensile. Alcune banche permettono inoltre di intervenire separatamente sugli acquisti online o sulle operazioni eseguite all’estero. Dopo ogni modifica occorre confermare l’operazione con il sistema di sicurezza previsto dall’app e controllare che il nuovo importo risulti effettivamente attivo.
Inoltre, è bene anche controllare le funzioni della carta. Dove disponibili, si possono disattivare gli acquisti online, i prelievi o l’utilizzo all’estero nei periodi in cui non ne se ne ha bisogno. Alcune app consentono di sospendere immediatamente la carta e riattivarla in seguito, una funzione che torna utile quando non si trova il portafoglio o compare un movimento ancora da verificare.
La sospensione temporanea, però, non sostituisce il blocco definitivo in caso di furto o utilizzo fraudolento. Se si riconosce un’operazione estranea, bisogna contattare subito l’emittente attraverso il numero riportato nell’app, sul sito ufficiale o sul retro della carta.
3. Proteggere l’accesso all’app bancaria
Per proteggere l’accesso all’app bancaria, si può impostare sul telefono un codice di sblocco che sia difficile da indovinare: quindi bisogna evitare sequenze come 123456, date di nascita o parti del proprio numero telefonico e va seguita la stessa logica per impostare una password difficile da scoprire.
In alternativa, si può anche attivare l’impronta digitale o il riconoscimento facciale per l’app bancaria, mantenendo un codice robusto come metodo alternativo.
A proposito di password, va fatto anche un controllo a quella della casella e-mail collegata al conto bancario, che deve essere diversa da quelle usate per altri servizi. Infatti, chi controlla l’e-mail potrebbe intercettare eventuali avvisi, oppure tentare il recupero degli account e raccogliere informazioni utili per successive telefonate fraudolente.
Una password lunga e unica offre una protezione migliore rispetto a una parola breve riempita di sostituzioni prevedibili. Non occorre cambiarla ogni mese quando non emergono problemi, ma va modificata subito se è stata comunicata a qualcuno, riutilizzata su un servizio violato o esposta durante un tentativo di phishing.
4. Leggere sempre la schermata di autorizzazione
L’autenticazione forte abbina almeno due verifiche indipendenti. All’inserimento della password può seguire, per esempio, una conferma dall’app installata sul telefono oppure il riconoscimento tramite impronta digitale o volto. Questo sistema riduce il rischio di accessi abusivi, ma non impedisce di autorizzare per errore un’operazione avviata da un truffatore.
Prima di approvare una richiesta bisogna quindi leggere l’intera schermata e capire che cosa si sta confermando. Nel caso di un pagamento o di un bonifico, l’app mostra normalmente la somma e il destinatario dell’operazione. Se viene richiesto l’accesso al conto, può invece indicare il dispositivo dal quale proviene il tentativo. Anche la carta coinvolta e l’IBAN del beneficiario, quando presenti, devono corrispondere all’attività appena avviata.
La conferma non serve ad annullare un pagamento sospetto, ma autorizza ciò che compare sullo schermo. Un falso operatore può sostenere il contrario e chiedere di approvare la notifica oppure di comunicare il codice ricevuto tramite SMS. Se l’operazione non è stata avviata personalmente, la richiesta va rifiutata. Il conto deve poi essere controllato dall’app e la banca contattata attraverso un recapito ufficiale.
5. Entrare nell’home banking dai canali ufficiali
Bisogna accedere al conto bancario tramite l’app bancaria già installata.
Quando invece si utilizza il browser, l’indirizzo del sito deve essere digitato direttamente oppure recuperato da una fonte ufficiale dell’istituto. Mai cliccare sui collegamenti contenuti in messaggi inattesi, perché possono condurre a pagine costruite per imitare l’area riservata della banca e raccogliere le credenziali inserite.
Anche la presenza del lucchetto accanto all’indirizzo non dimostra che il sito appartenga realmente all’istituto, ma indica soltanto che la comunicazione con quella pagina è cifrata. Prima di inserire i dati bisogna quindi leggere il dominio completo e verificare che non contenga lettere sostituite, termini aggiunti o estensioni diverse da quella utilizzata normalmente dalla banca.
Quando un SMS o un’email segnala un pagamento sospetto, un accesso insolito o il blocco del conto, il messaggio può essere chiuso senza aprire il collegamento contenuto al suo interno. La verifica va eseguita direttamente nell’app e se occorre parlare con l’assistenza, bisogna cercare il numero nei canali ufficiali dell’istituto, evitando sempre di contattare quello riportato nella comunicazione ricevuta.
Cosa usare per gli acquisti online
Negli acquisti online è preferibile utilizzare il sistema di pagamento previsto dalla piattaforma, soprattutto quando la transazione avviene tra privati. I marketplace più strutturati consentono di segnalare un problema e, in alcuni casi, trattengono la somma finché l’acquirente non conferma di aver ricevuto quanto ordinato. Pagare al di fuori di questo circuito significa rinunciare alle tutele offerte dal servizio.
Una richiesta di bonifico anticipato o di ricarica su una carta prepagata merita quindi particolare attenzione quando arriva direttamente dal venditore. Questi trasferimenti possono essere difficili da annullare e il marketplace potrebbe non intervenire, perché il pagamento è stato eseguito al di fuori della piattaforma.
Per limitare l’importo esposto durante gli acquisti può essere utile utilizzare una carta virtuale oppure una prepagata sulla quale viene mantenuta soltanto la somma necessaria. Alcune banche permettono anche di creare un numero di carta valido per una sola operazione o di utilizzare un codice di sicurezza che cambia periodicamente. In questo modo, i dati inseriti durante il pagamento diventano meno utili nel caso in cui vengano intercettati.
I dati della carta non devono essere inviati in fotografia né comunicati integralmente durante una chat o una telefonata. Il numero, la data di scadenza e il codice di sicurezza possono consentire un tentativo di pagamento, mentre il codice ricevuto sul telefono serve normalmente ad autorizzarlo.
Per ricevere un bonifico è sufficiente fornire l’IBAN: chi deve versare del denaro non ha bisogno delle credenziali dell’home banking, del PIN o dei dati completi della carta.
Cosa fare se il telefono viene rubato
Se il telefono viene rubato, la prima cosa da fare è bloccare lo smartphone da un altro dispositivo, in modo da impedire l’accesso alle app e ai dati personali.
Con un iPhone bisogna aprire Dov’è oppure accedere a iCloud, selezionare il dispositivo e attivare Modalità smarrito. L’iPhone viene così bloccato e le carte collegate ad Apple Pay vengono sospese. È importante non rimuoverlo dall’Apple Account, perché questa operazione disattiverebbe il Blocco attivazione e renderebbe più semplice riutilizzarlo.
Per uno smartphone Android si può accedere a Find Hub di Google da un altro telefono, tablet o computer e accedere con lo stesso Account Google configurato sul dispositivo. Dopo aver selezionato il dispositivo, si può scegliere Contrassegna come smarrito per bloccarlo e mostrare un recapito utile per l’eventuale restituzione. Se il recupero diventa improbabile, si può valutare anche la cancellazione a distanza, tenendo presente che dopo l’eliminazione dei dati alcune funzioni di localizzazione potrebbero non essere più disponibili.
Una volta protetto il dispositivo, bisogna intervenire sui servizi collegati. L’operatore telefonico può bloccare la SIM, evitando che venga utilizzata per ricevere codici di verifica o effettuare chiamate. Inoltre, bisogna avvisare la banca per disattivare l’app installata sul telefono rubato e verificare se sia necessario sospendere le carte o revocare le autorizzazioni associate al dispositivo.
Da un computer o da uno smartphone affidabile conviene poi cambiare la password della casella email collegata al conto e controllare gli accessi recenti agli account finanziari.
Infine, è opportuno presentare la denuncia completa riportando le informazioni utili a identificare il telefono, compreso l’IMEI, insieme alle circostanze del furto.
A tal proposito, dal 15 giugno 2026 la Polizia di Stato sta sperimentando il servizio Denunce Online anche per truffe e frodi informatiche. Il portale permette di compilare e inviare una pre-denuncia, scegliendo poi l’ufficio presso il quale confermarla di persona entro 48 ore. La procedura è ancora disponibile soltanto nelle sedi coinvolte nella sperimentazione, indicate direttamente dalla piattaforma al momento della compilazione.
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