Roma, 4 novembre 2026 – Due interrogazioni parlamentari, presentate il 29 ottobre alla Camera e il 3 novembre al Senato, chiedono al governo di chiarire perché le irregolarità della Pegaso Security S.p.A., istituto di vigilanza privata con sede sociale a Rende (Cosenza) e attivo anche in Campania, non siano state fermate prima dell’insolvenza dichiarata il 12 gennaio dal Tribunale di Milano, con un debito che supererà i 70 milioni di euro e centinaia di lavoratori senza stipendi e TFR.
Interrogazioni delle senatrici Maiorino e Pirro e della deputata Barzotti
Al Senato le senatrici Maiorino e Pirro si sono rivolte al ministro dell’Interno. Alla Camera la deputata Valentina Barzotti, con la cofirma di Carotenuto, ha interrogato la ministra del Lavoro. Il caso era già stato portato in Senato l’8 gennaio con l’interrogazione 4-02642, che non ha ricevuto risposta.
Riduzione dei dipendenti e licenza di polizia della Prefettura di Bari
La società ha perso personale in due anni. Nel 2024 i dipendenti superavano i 1.400, al 13 febbraio 2025 erano 900, alla data dell’insolvenza circa 374, di cui 257 guardie particolari giurate. La licenza di polizia è stata rilasciata dalla Prefettura di Bari.
Anomalie di gestione e situazione debitoria accertata dal commissario giudiziale
Il commissario giudiziale, nella relazione al Tribunale del 29 aprile, ha parlato di anomalie di gestione e di un debito fuori controllo: “da una grossolana stima il debito della Pegaso supererà certamente i 70 milioni di euro”. Il precedente titolare, indicato con le iniziali C.D.N., ne aveva ammessi 23.808.063 nella domanda di concordato preventivo presentata al Tribunale di Cosenza. Nel bilancio 2025 il commissario ha riscontrato debiti per 8,6 milioni verso gli istituti previdenziali e per circa 6 milioni verso i dipendenti. Dalla fine di gennaio 2025 la società non aveva un DURC regolare. Nello stesso anno non erano state emesse alcune buste paga, comprese mensilità e TFR, né i cedolini di chiusura dei dipendenti dimessi. L’aumento del debito, ha rilevato, deriva soprattutto dal differimento dei versamenti fiscali e previdenziali.
Uso promiscuo del personale e sospensione dei pagamenti dai committenti
Il commissario ha descritto anche un uso promiscuo del personale. Parte dei lavoratori operava per altre società della stessa famiglia imprenditoriale, in particolare la Altair Security S.p.A., senza contratto né fatturazione. Alcuni dipendenti commerciali, assunti e pagati dalla Pegaso, facevano firmare ai clienti contratti della Altair. Il personale amministrativo risultava assunto da un’altra società del gruppo, pur lavorando per la Pegaso. Alle prime avvisaglie della crisi, alcuni committenti hanno sospeso i pagamenti per non rispondere in solido di retribuzioni e contributi ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 276 del 2003. La crisi di liquidità si è aggravata e molti dipendenti si sono dimessi.
Prima udienza a Milano per la ricognizione del passivo e crediti dei lavoratori
Il 28 ottobre si è tenuta a Milano la prima udienza per la ricognizione del passivo, che riguarda circa 1.400 creditori. Era riservata ai primi 250 in ordine di presentazione delle istanze, tra cui lavoratori, enti previdenziali e Agenzia delle entrate. Per i dipendenti l’accesso assistito alla procedura comporta spese legali consistenti e in molti hanno rinunciato. Chi si è insinuato, scrivono le senatrici, “ben difficilmente potranno ottenere nell’interezza quanto legittimamente atteso”. I crediti per TFR e ultime retribuzioni sono garantiti dal Fondo di garanzia dell’INPS, ma l’accesso richiede la previa ammissione al passivo.
Denunce sindacali, esposti del SAVIP e risposte dalle autorità
Il sindacato SAVIP ha presentato esposti dal gennaio 2024, tra gli altri all’Ispettorato del lavoro, denunciando mancati pagamenti e altre inadempienze. Le comunicazioni, fino al 2026, sono andate anche alle autorità provinciali di pubblica sicurezza, al ministro dell’Interno, al Dipartimento della pubblica sicurezza, al ministro del Lavoro, all’INPS, agli organi di polizia giudiziaria, al Tribunale fallimentare, ai commissari e ai Garanti della concorrenza e della protezione dei dati personali. Le senatrici scrivono che fino alla dichiarazione di insolvenza non risultano accertamenti amministrativi né iniziative preventive.
Controlli delle prefetture e delle questure: le risposte alle segnalazioni
Le prefetture di Campobasso (9 ottobre), Potenza (10 ottobre) e Genova (16 ottobre) e le questure di Bari (13 ottobre) e Campobasso (14 ottobre) hanno risposto al sindacato di non aver effettuato controlli. La questura di Catania, il 15 ottobre, ha parlato di accertamenti su “violazioni di legge e del regolamento nell’ambito dell’attività di vigilanza”, senza indicarne gli esiti. L’unica risposta affermativa è arrivata il 10 novembre 2025 dai Carabinieri del NIL di Roma, sulla videosorveglianza di un lavoratore di Guidonia (Roma) attraverso la centrale operativa di Campobasso, presidiata da “portieri” in violazione dell’articolo 4 della legge 300 del 1970 e del GDPR. Non risultano controlli contemporanei sulla sala operativa.
Le richieste al ministro dell’Interno sulle indagini e alla ministra del Lavoro sulle verifiche INL e INPS
Al ministro dell’Interno le senatrici chiedono se intenda avviare indagini ispettive sugli uffici periferici e centrali incaricati dei controlli, quali iniziative preventive siano state svolte su Pegaso, sul suo amministratore e sui dirigenti del gruppo, a quanto ammontino le somme dovute a istituti previdenziali ed erario e se e quando siano state emanate direttive per coordinare i controlli in ambiti regionali omogenei. Richiamano l’articolo 257-quater del Regio decreto 635 del 1940, che prevede sospensione o revoca della licenza in caso di mancato rispetto degli obblighi assicurativi e previdenziali.
Domande sul ruolo dell’Ispettorato del Lavoro e sulle misure di tutela per i lavoratori
Alla ministra del Lavoro Barzotti chiede quali accertamenti abbiano svolto INL e INPS dopo la perdita del DURC regolare e gli esposti sindacali, con quali esiti e sanzioni. Chiede se l’Ispettorato intenda verificare l’utilizzo promiscuo del personale anche nelle altre società del titolare e presso persone che per lui gestirebbero come prestanome, compresi i profili di interposizione illecita di manodopera. Chiede l’ammontare dei contributi omessi, dei crediti INPS insinuati al passivo e degli oneri a carico del Fondo di garanzia, con i tempi di pagamento ai lavoratori, e quali iniziative il ministero intenda assumere per assistere gratuitamente i dipendenti nelle domande di ammissione. Domanda infine se si intenda promuovere interventi, anche normativi, perché l’irregolarità contributiva degli istituti di vigilanza sia segnalata agli organi di controllo e ai committenti pubblici “prima che il debito verso lavoratori ed enti previdenziali raggiunga dimensioni non più recuperabili”.
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