#Finsubito news dalla rete – Manovra, su 26 miliardi solo 0,1% per cloud: e il futuro digitale?


26 miliardi di euro sul piatto della Legge di Bilancio e appena 30 milioni all’anno destinati a software e cloud. Dietro l’apertura, si cela una misura marginale, priva di fondi e priva di visione, per esempio è rimasto inascoltato il grido d’allarme levatosi da più parti per l’introduzione di un voucher organico destinato a PMI e microimprese per digitalizzazione, cybersicurezza e intelligenza artificiale.

Appena abbiamo letto il testo completo della Legge di Bilancio 2027 varata dal Governo, su Linkedin abbiamo osservato che “Nella legge più importante dell’anno c’è una sola misura per il digitale!” E, ironicamente, abbiamo aggiunto “menomale”.
Luca Bassilichi ha colto il nostro grido di allarme, pubblicando per Key4Biz questa sua analisi: è venuta fuori una Strategia per l’innovazione digitale in Italia che tutti i parlamentari e rappresentanti di Governo dovrebbero tenerne conto (Luigi Garofalo).

26 miliardi di manovra complessiva contro 30 milioni di euro all’anno per l’adozione di software e soluzioni cloud. Il calcolo è brutale nella sua immediatezza: poco più dello 0,1% delle risorse pubbliche viene allocato su quello che dovrebbe essere il pilastro della produttività nazionale.

C’è un paradosso tipicamente italiano nel testo della Manovra. Da un lato si registra una novità positiva e lungamente attesa: l’ammissibilità delle spese operative (Opex), aprendo finalmente il credito d’imposta al 30% a modelli SaaS, PaaS e IaaS, allineando la norma alla realtà tecnologica contemporanea in cui l’infrastruttura non si acquista a cespite, ma si consuma come servizio. Dall’altro, questo cambio di paradigma nasce già zoppo, confinato in una riserva finanziaria talmente esigua da configurare l’ennesima beffa: o si finirà nell’imbuto umiliante di un click day bruciato in una manciata di minuti, o ci si troverà di fronte a un meccanismo a riparto capace di distribuire soltanto mance simboliche.

Il miraggio strutturale e la trappola dei decreti attuativi

Il quadro si aggrava se allarghiamo lo sguardo alla politica industriale complessiva. La Transizione 5.0, che nelle intenzioni e nei proclami doveva finalmente trasformarsi in una misura stabile e strutturale per accompagnare la duplice transizione verde e digitale, è rimasta un cantiere precario, incagliato tra complessità burocratiche e scadenze stringenti.

Per il nuovo credito d’imposta su software e cloud, il copione rischia di essere identico. La norma primaria è solo una cornice vuota: mancano i decreti attuativi. L’esperienza insegna che i tempi della macchina ministeriale saranno lunghi e i nodi irrisolti pesantissimi:

  • Tipologie ammissibili: Quali contratti, canoni operativi e licenze saranno realmente riconosciuti ammissibili?
  • Interazione con 4.0 e 5.0: Come verrà disciplinata e certificata la cumulabilità con le altre agevolazioni vigenti?
  • Burocrazia e controlli: Quali oneri documentali, perizie o adempimenti graveranno sulle spalle dei richiedenti?

In questa cronica incertezza normativa, le imprese non pianificano gli investimenti: aspettano. E nel mercato digitale globale, attendere mesi significa semplicemente perdere competitività.

Se la dote finanziaria è insufficiente, l’architettura culturale del provvedimento è del tutto fallimentare. La trasformazione digitale non è una mera questione di acquisto di licenze; è una mutazione profonda di processi e persone.

È rimasto inascoltato il grido d’allarme levatosi da più parti per l’introduzione di un voucher organico destinato a PMI e microimprese per digitalizzazione, cybersicurezza e intelligenza artificiale. Ma soprattutto, nella manovra è del tutto assente la formazione, o meglio: manca quella formazione concreta basata sul learning by doing, l’unica leva capace di colmare il divario tra l’acquisto della tecnologia e la reale capacità di comprenderla, governarla ed estrarne valore competitivo.

Non c’è traccia di supporto agli assessment preliminari, strumenti indispensabili per evitare che la spesa pubblica finanzi cattedrali nel deserto o applicativi sovradimensionati rispetto alle reali esigenze operative.

Oltre il nanismo: figure condivise, reti d’impresa e rating dell’innovazione

In un tessuto produttivo dove oltre il 94% delle imprese conta meno di dodici addetti, pretendere che la singola micro-officina o il piccolo studio internalizzino specialisti in intelligenza artificiale, architetture cloud, innovazione organizzativa o cybersecurity è un’illusione.

Una politica economica moderna non si limita a elargire contributi a pioggia: corregge le tare strutturali del sistema. 

Serviva un quadro normativo che incentivasse l’assunzione e l’impiego di figure professionali specializzate da condividere tra più imprese, valorizzando consorzi, distretti e filiere. Solo aggregando la domanda di competenze la piccola impresa può accedere a standard manageriali e tecnologici di livello internazionale senza dover sostenere costi fissi insostenibili.

Allo stesso tempo, l’erogazione delle risorse pubbliche deve pretendere rigore: è giusto sostenere gli investimenti, ma è doveroso farlo introducendo parametri misurabili, come un vero e proprio rating dell’innovazione. Monitorare l’efficacia, verificare l’impatto sui processi e premiare chi fa rete deve essere la condizione preliminare per accedere agli incentivi statali, scardinando l’abitudine tutta italiana di procedere isolati in un mercato che premia esclusivamente la scala e l’integrazione.

Il digitale non è una voce di costo: la miopia trasversale della politica

30 milioni di euro all’anno non rappresentano una politica industriale: sono una voce di compromesso inserita a margine di un bilancio che continua a considerare l’ICT come un capitolo accessorio, e non come la spina dorsale su cui poggia l’intera competitività del Paese.

Ma ridurre questa carenza a una semplice negligenza di maggioranza sarebbe fuorviante. Questa miopia appartiene all’impostazione della politica italiana nel suo complesso: tanto a chi governa oggi quanto all’opposizione. Nel dibattito parlamentare e nel confronto pubblico, l’innovazione tecnologica, l’architettura digitale e la formazione continua non sono mai considerate battaglie primarie o priorità assolute, ridotte sistematicamente a meri accessori retorici su cui accontentarsi delle briciole di bilancio.

Senza competenze diffuse, senza managerialità condivisa e senza una dotazione finanziaria proporzionata alla platea produttiva, la transizione digitale italiana non arriverà mai a tutto il territorio e in modo omogeneo.

Il digitale non è una concessione una tantum né una gentilezza concessa alle categorie tecnologiche: è la condizione minima per evitare la marginalizzazione economica dell’Italia. Finché l’intero arco politico continuerà a liquidare il futuro produttivo con lo zero-virgola, ogni discorso sul rilancio della competitività nazionale resterà pura retorica.

Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui

Aggiungi Key4Biz tra le tue fonti preferite

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม