#Finsubito news dalla rete – Iva a 85mila e flat tax a 100mila


Il nuovo tetto dei ricavi cambia le regole di uscita dal regime. E, senza norme transitorie, si misura già sugli incassi del 2026.

Con la manovra 2027 le uscite dal regime forfettario si dividono in due. Il Ddl di Bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, porta da 85mila a 100mila euro la soglia di ricavi e compensi per entrare e restare nel regime, ma solo ai fini delle imposte sui redditi. Per l’Iva il limite resta fermo a 85mila euro: chi lo supera perde l’esonero e deve applicare l’imposta. Nasce così un doppio binario: sotto i 100mila euro si conserva l’imposta sostitutiva del 15% (5% per le nuove attività), sopra gli 85mila si fattura con l’Iva. In assenza di regole transitorie, la nuova soglia di 100mila euro dovrebbe valere già per restare nel forfettario nel 2027, con la verifica sugli incassi del 2026. Resta da riscrivere, invece, la regola che oggi fa uscire subito dal regime chi supera i 100mila euro nel corso dell’anno.

Quali requisiti servono oggi per restare nel forfettario?

Le condizioni per accedere al regime, e per restarci, sono fissate dal comma 54 della legge 190/2014. Sono due. La prima riguarda i ricavi conseguiti o i compensi percepiti, che oggi non devono superare gli 85mila euro. La seconda riguarda le spese per il personale: dipendenti, collaboratori e lavoro accessorio non devono costare più di 20mila euro lordi l’anno.

Entrambi i requisiti si verificano sull’anno precedente. Chi vuole essere forfettario nel 2027 guarda quindi agli incassi e alle spese del 2026. Chi apre la partita Iva per la prima volta non ha un anno precedente da controllare: dichiara di presumere che i requisiti saranno rispettati.

Accanto ai requisiti ci sono le cause ostative del comma 57. Una delle più frequenti riguarda chi ha anche un lavoro dipendente o una pensione: il regime è precluso se, nell’anno precedente, questi redditi hanno superato una certa soglia.

Quando si esce oggi dal regime forfettario?

La regola generale sta nel comma 71. Il regime cessa dall’anno successivo a quello in cui viene meno uno dei requisiti o si verifica una causa ostativa. Chi supera gli 85mila euro di incassi, quindi, resta forfettario fino al 31 dicembre e passa al regime ordinario dal 1° gennaio seguente.

Una parrucchiera in forfettario incassa 70mila euro nel 2026, ma paga a una collaboratrice 22mila euro. I ricavi sono sotto la soglia, ma le spese per il personale superano i 20mila euro. Chiude il 2026 nel forfettario e dal 2027 passa al regime ordinario.

Dal 2023 c’è però un’eccezione: l’uscita immediata. Chi supera i 100mila euro di ricavi o compensi nel corso dell’anno esce subito dal regime. In quel caso il reddito di tutto l’anno, anche dei mesi precedenti, si calcola con le regole ordinarie, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate (circ. n. 32/E/2023, par. 3.2). Per l’Iva, invece, l’imposta è dovuta a partire dalle operazioni che fanno superare il limite.

Un consulente informatico in forfettario arriva a 96mila euro di compensi a ottobre 2026. A novembre incassa una fattura da 7mila euro e sale a 103mila. Esce dal regime già nel 2026: l’Iva si applica dalla fattura che ha fatto sforare il limite, e il reddito dell’intero anno viene tassato con l’Irpef progressiva.

Come funzionerà la doppia soglia di 85 e 100mila euro?

Il Ddl di Bilancio separa le due soglie, che oggi lavorano insieme. Il limite di accesso e permanenza nel regime sale a 100mila euro. Fino a questa cifra il contribuente paga l’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività, al posto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali. Il reddito continua a essere calcolato con il coefficiente di redditività previsto per la propria attività.

Sull’Iva, invece, cambia poco. Il limite resta a 85mila euro e chi lo supera perde l’esonero. Il forfettario con incassi tra 85mila e 100mila euro diventa così un contribuente con due volti: per le imposte dirette applica le regole agevolate, per l’Iva deve applicare l’imposta in fattura, versarla e rispettare gli adempimenti ordinari.

Un architetto incassa 92mila euro di compensi nel 2026. Con le regole attuali dal 2027 passerebbe al regime ordinario. Se il testo sarà confermato, nel 2027 resta nel forfettario per le imposte sul reddito, perché non ha superato i 100mila euro. Ma ha superato gli 85mila: per l’Iva perde l’esonero e dal 2027 fattura con l’imposta.

Perché l’Iva resta ferma a 85mila euro?

L’Iva è un’imposta regolata a livello europeo. La direttiva (Ue) 2020/285, applicata in Italia dal 2025, fissa a 85mila euro il tetto massimo della franchigia per le piccole imprese: entro quella cifra gli Stati possono esonerare i contribuenti dall’Iva, oltre non possono.

Per andare oltre servirebbe una deroga, autorizzata con una decisione del Consiglio dell’Unione europea. Oggi l’Italia non dispone di alcuna autorizzazione per una franchigia a 100mila euro. Da qui la scelta di alzare la soglia solo per le imposte dirette, che restano di competenza nazionale, e di lasciare quella dell’Iva al livello consentito dalla direttiva.

La nuova soglia vale già per i ricavi del 2026?

Il Ddl di Bilancio non contiene, per ora, regole transitorie. In questa situazione la soglia di 100mila euro dovrebbe valere già per restare nel regime nel 2027, con la verifica sui ricavi e compensi incassati nel 2026. La conclusione si ricava dal comma 54, che lega l’accesso agli incassi dell’anno precedente.

L’Agenzia delle Entrate ha già seguito questo principio nei due aumenti precedenti. Nel 2019 la legge 145/2018 aveva sostituito i vecchi limiti, diversi a seconda dell’attività, con una soglia unica di 65mila euro. Con la circolare n. 9/E/2019 l’Agenzia aveva chiarito che il nuovo limite andava verificato sui ricavi e compensi dell’anno precedente a quello di applicazione del regime. Lo stesso criterio è stato confermato con la circolare n. 32/E/2023, quando la legge 197/2022 portò la soglia da 65mila a 85mila euro.

Una grafica ha incassato 88mila euro nel 2026. Con le regole di oggi, dal 1° gennaio 2027 sarebbe fuori dal forfettario. Se il nuovo limite si applica già alla verifica sul 2026, potrà restare nel regime anche nel 2027 per le imposte sui redditi.

Cosa resta da chiarire sull’uscita immediata?

Il primo punto aperto riguarda il coordinamento con il comma 71. Oggi la soglia di 100mila euro è quella dell’uscita immediata, mentre l’accesso è fissato a 85mila. Con il limite di accesso portato anch’esso a 100mila euro, le due soglie coincidono e la regola dovrà essere riscritta. Non è ancora chiaro se il legislatore prevederà una nuova soglia di uscita immediata, più alta, o se chi supera i 100mila euro nel corso dell’anno resterà forfettario fino al 31 dicembre.

Il secondo punto riguarda il momento in cui scatta l’Iva per chi supera gli 85mila euro. Dal testo descritto si sa che chi oltrepassa il limite perde l’esonero, ma il dettaglio operativo, cioè se l’imposta si applichi dalla fattura che fa superare la soglia o dall’anno successivo, dipenderà dalla versione definitiva della norma.

Cosa cambia per i dipendenti con partita Iva?

Sul limite di reddito da lavoro dipendente e assimilato il Ddl di Bilancio non contiene, per ora, novità. Negli ultimi due anni la soglia oltre la quale il forfettario è precluso è stata portata a 35mila euro. Senza una nuova proroga, dal 2027 tornerà a valere il limite previsto in via ordinaria dal comma 57: 30mila euro.

Un impiegato di banca ha anche una partita Iva in forfettario per consulenze finanziarie. Nel 2026 il suo reddito da lavoro dipendente è di 32mila euro. Con la soglia a 35mila potrebbe restare nel regime anche nel 2027. Se il limite torna a 30mila euro, perde il forfettario dal 1° gennaio e i compensi delle consulenze si sommano allo stipendio, tassati con l’Irpef progressiva.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม