Il costume da fantasma fa tenerezza su Instagram, ma una foto pubblicata non si ritira più. Il Garante mette in guardia anche da sconti miracolosi e pacchi mai ordinati.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso un vademecum in vista di Halloween, la notte del 31 ottobre. Al centro ci sono le foto dei figli in costume, che molti genitori si preparano a postare sui social o a inviare nelle chat di gruppo. L’Autorità invita a fermarsi un attimo prima del clic. Le immagini dei minori possono essere scaricate da malintenzionati, finire nei sistemi di intelligenza artificiale e restare online per sempre. Meglio non pubblicarle. Chi decide di farlo dovrebbe limitare la visibilità ai soli amici e rendere il volto del bambino irriconoscibile. Se nella foto compaiono altri bambini, serve il consenso dei loro genitori. Il vademecum guarda anche alle truffe online che crescono durante le feste: messaggi con sconti incredibili, siti di shopping falsi, finte notifiche di spedizione. E indica le difese di base, a partire dall’autenticazione a due fattori.
Perché pubblicare le foto dei figli è un rischio?
La foto del bambino vestito da zucca sembra innocua. Il Garante ricorda però cosa può succedere dopo la pubblicazione. Un’immagine visibile online può essere visualizzata e scaricata da chiunque, compresi malintenzionati. Può essere catturata dai sistemi di intelligenza artificiale che raccolgono contenuti dal web e riutilizzata in modi che il genitore non può prevedere né controllare.
C’è poi il problema del tempo. Le immagini possono restare nello spazio digitale molto a lungo, anche per sempre, e non è facile cancellarle. Così si rischia di non rispettare il diritto del minore di decidere in futuro quale immagine dare di sé. Il bambino di oggi sarà un adolescente, poi un adulto, e potrebbe non volere che quella foto circoli.
La legge italiana tutela già l’immagine di ogni persona. L’art. 10 cod. civ. consente di chiedere la rimozione e il risarcimento quando un ritratto viene pubblicato in modo dannoso per la dignità o il decoro. La legge sul diritto d’autore (art. 96, legge n. 633/1941) stabilisce che il ritratto di una persona non può essere diffuso senza il suo consenso. Per i figli minori il consenso spetta ai genitori, e le scelte importanti sulla loro vita vanno prese insieme (art. 316 cod. civ.). Quando i genitori non sono d’accordo, in particolare dopo una separazione, i tribunali italiani hanno più volte ordinato di togliere dai social le foto dei figli postate da uno dei due.
Come pubblicare le foto in modo più prudente?
Il primo consiglio del Garante è il più semplice: evitare di postare le foto dei figli. Chi decide comunque di farlo può ridurre i rischi in due modi.
Il primo riguarda il pubblico. Le impostazioni di visibilità del profilo vanno limitate ai soli amici, così che la foto non sia accessibile a chiunque.
Il secondo riguarda il volto. Il Garante suggerisce di renderlo irriconoscibile. Si possono usare programmi di grafica per pixellare il viso, cioè sfocarlo a quadretti: sono facili da usare e molti sono gratuiti. Oppure basta coprire il volto con una emoticon, funzione che quasi tutte le app di foto e i social offrono già. Il costume resta visibile, il bambino no.
Serve il permesso per postare foto di altri bambini?
Alle feste di Halloween i bambini girano in gruppo, e nelle foto finiscono anche gli amici dei propri figli. Il Garante indica una regola chiara: se nelle immagini compaiono altri minori, prima di diffonderle bisogna chiedere il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale su di loro, cioè dei loro genitori.
Non è una semplice cortesia. Ogni genitore ha il diritto di decidere sull’immagine del proprio figlio, e pubblicare la foto di un bambino altrui senza permesso può violare quel diritto.
Una madre organizza una festa in casa e scatta una foto di gruppo con otto bambini travestiti da mostri. Prima di pubblicarla sul proprio profilo, scrive nella chat dei genitori e chiede se qualcuno è contrario. Due rispondono di no: lei copre con una emoticon il volto dei loro figli, oppure rinuncia a pubblicare la foto.
Le chat di gruppo sono più sicure dei social?
Molti genitori evitano i social ma inviano senza problemi le foto dei figli nei gruppi di WhatsApp o di altre app di messaggistica: la chat della classe, quella della squadra di calcio, quella del condominio. Il Garante chiede la stessa attenzione, soprattutto nei gruppi in cui non si conoscono di persona tutti i partecipanti.
Il motivo è pratico. Una volta inviati in una chat, foto e video sfuggono del tutto al controllo di chi li ha mandati. Possono essere salvati, inoltrati ad altri utenti, stampati, ripubblicati online.
Se si vuole comunque condividere, il Garante suggerisce, quando l’app lo consente, la funzione “Visualizza una sola volta“: il destinatario vede l’immagine una volta e poi questa scompare. La precauzione riduce le possibilità di ulteriori diffusioni e usi impropri, ma non le elimina. Nessuna app, per esempio, impedisce a qualcuno di fotografare lo schermo con un altro telefono.
Un padre vuole mandare ai nonni il video della figlia che fa “dolcetto o scherzetto”. Invece di pubblicarlo nel gruppo della famiglia allargata, con quaranta partecipanti, lo invia solo ai due nonni con la visualizzazione singola.
Come riconoscere i messaggi truffa?
Il vademecum gioca sul motto della festa: ci sono email, sms e messaggi che promettono dolcetti e nascondono scherzetti. Sono offerte con sconti straordinari, buoni, omaggi, che si ottengono solo a una condizione: compiere un’azione. Cliccare su un link, inserire dati personali o bancari, rispondere a un sondaggio o a un questionario.
Dietro questi messaggi ci sono spesso truffatori che cercano di installare virus e programmi malevoli sui dispositivi della vittima. Con quei programmi possono accedere ai suoi dati personali, compresi il conto corrente e la carta di credito, e svuotarli. È la tecnica del phishing: il truffatore si finge un’azienda o un ente affidabile per farsi consegnare informazioni riservate.
La difesa, per il Garante, comincia da un gesto semplice: fermarsi e non agire d’istinto. Prima di cliccare conviene verificare se il messaggio arriva da un sito affidabile, se la promozione esiste davvero, se online ci sono notizie sulla serietà del venditore. Il passo più sicuro è cercare in modo autonomo i contatti ufficiali dell’azienda, telefono o email, e chiedere conferma.
Chi è già caduto nella trappola deve agire subito: bloccare la carta, avvisare la banca e presentare denuncia alla Polizia postale o ai Carabinieri. La legge (d.lgs. n. 11/2010) obbliga la banca a rimborsare le operazioni non autorizzate, salvo che il cliente abbia agito con dolo o colpa grave. Per questo è utile avvisare la banca il prima possibile.
Come smascherare un sito di shopping falso?
Le truffe arrivano anche attraverso siti di e-commerce creati apposta per raccogliere dati e soldi. Assomigliano a negozi veri, propongono prezzi molto bassi e spariscono dopo qualche settimana.
Prima di inserire i propri dati e quelli della carta di credito, il Garante suggerisce di guardare con attenzione la grafica e i contenuti. Questi siti sono di solito poco curati, con errori di vario tipo e testi in un italiano sgrammaticato, spesso frutto di traduzioni automatiche. Un prezzo troppo basso su un prodotto molto richiesto, abbinato a un sito sciatto, è un segnale da non ignorare.
Cosa fare con le false notifiche di spedizione?
Nei periodi di festa aumenta un’altra trappola: le finte notifiche di spedizione. Il messaggio avvisa di un aggiornamento su un ordine o della necessità di ritirare un pacco, di pagare una piccola somma per lo sdoganamento, di confermare l’indirizzo.
Se non si è comprato nulla e non si aspetta alcuna consegna, il Garante consiglia di non fornire dati personali, non aprire i link e non installare i programmi indicati come necessari per completare la spedizione. Proprio quei programmi sono spesso il veicolo del virus.
Se invece si aspetta davvero un pacco, conviene non usare il link del messaggio. Meglio cercare in modo autonomo sul web la piattaforma su cui si è fatto l’acquisto, entrare nel proprio account e controllare lì lo stato dell’ordine.
Come proteggere smartphone e account?
Il vademecum chiude con i “vampiri digitali” e due regole di manutenzione. La prima: tenere in ordine computer e smartphone, installare subito gli aggiornamenti di sicurezza e mantenere attive le funzioni anti-malware. Gli aggiornamenti chiudono le falle che i truffatori sfruttano per entrare nei dispositivi.
La seconda riguarda gli account: posta elettronica, social, app, sistemi di domotica, servizi online. Il Garante raccomanda di attivare l’autenticazione a due fattori, che ormai molti siti consentono di configurare. Funziona così: oltre alla password serve un secondo elemento, che può essere un codice ricevuto via sms o email, oppure l’autorizzazione dell’accesso dall’app ufficiale del servizio. Chi ruba la password non basta che la conosca: deve avere anche il telefono della vittima. I truffatori si trovano davanti una doppia linea di difesa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





