#Finsubito news dalla rete – la Regione non sa i costi per smaltire i rifiuti


I rifiuti rimasti nell’impianto Energia Pulita sono 3.040 tonnellate e la garanzia fideiussoria disponibile ammonta a 118mila euro. Sono i primi dati ufficiali forniti dalla Regione Molise sulla situazione del sito nel nucleo industriale di Termoli. Manca però proprio la cifra decisiva: quanto costerà lavorare, selezionare e portare via tutto quel materiale?

Alla domanda la Giunta non ha risposto. Ha annunciato, invece, la costituzione di un tavolo istituzionale che dovrà occuparsi della messa in sicurezza e dello smaltimento. Una risposta giudicata insufficiente dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina, che accusa il governo regionale di attendere l’evoluzione degli eventi anziché anticipare un problema ambientale ed economico destinato a diventare sempre più difficile.

Il caso è tornato in Consiglio regionale oggi durante la discussione dell’interpellanza urgente presentata da Gravina e sottoscritta dal collega Angelo Primiani. A rispondere, sulla base delle informazioni trasmesse dagli uffici regionali, è stato l’assessore Michele Di Baggio.

La Regione ha sostenuto di avere sempre tenuto sotto controllo le quantità presenti nell’impianto e ha indicato in 3.040 tonnellate il volume dei rifiuti rilevato attraverso una perizia giurata. Il dato ridimensiona la stima di circa 5.000 tonnellate, ma non rende meno urgente la questione della rimozione. Soprattutto alla luce della liquidazione giudiziale di Energia Pulita, disposta dal Tribunale di Larino, e dell’assenza di una stima ufficiale delle risorse necessarie.

La seconda cifra comunicata in Aula riguarda infatti la fideiussione: 118mila euro a garanzia degli obblighi della società. Una somma che equivale a meno di 39 euro per ogni tonnellata presente nel sito e che appare lontana dai costi ipotizzati per lavorare e smaltire materiali che non possono essere semplicemente caricati e trasferiti altrove.

Le valutazioni tecniche emerse finora indicavano una spesa compresa tra 250 e 400 euro per tonnellata, a seconda delle operazioni di selezione e trattamento necessarie prima del conferimento. Applicando quei valori alla quantità ora certificata, il conto potrebbe oscillare indicativamente tra 760mila euro e oltre 1,2 milioni. Non si tratta, però, di una stima ufficiale della Regione, che proprio su questo punto non ha fornito alcuna cifra.

È lo scarto tra la garanzia disponibile e il costo potenziale della rimozione a far emergere la domanda centrale: chi pagherà la differenza se il patrimonio della società in liquidazione non sarà sufficiente?

“Avevamo portato all’attenzione dell’Aula un oggettivo problema ambientale, emerso da una notizia di stampa, che riguarda una società coinvolta nell’indagine sul traffico dei rifiuti e che da allora ha visto crollare la propria attività”, ha spiegato Gravina presentando l’interpellanza.

La risposta della Giunta non lo ha soddisfatto. “Non emerge una reale preoccupazione che spinga chi governa a decidere per tempo, evitando che i problemi crescano. Le tonnellate sarebbero 3.040, ma di una stima dei costi non c’è traccia. E che la struttura che ha fornito l’informativa non abbia dato ufficialmente nemmeno una cifra non è un dettaglio: vorrà pur dire qualcosa”.

Con la liquidazione giudiziale, equivalente al vecchio fallimento, Energia Pulita è stata spossessata dei propri beni. Immobili, impianti, crediti e gli stessi rifiuti entrano nella massa gestita dalla curatela. Sarà quindi il curatore a dover ricostruire l’attivo, sostenere le spese indispensabili e liquidare i beni per soddisfare i creditori secondo l’ordine stabilito dalla legge.

Ma la procedura non crea il denaro che la società non ha. E prima ancora dello smaltimento occorre garantire la sorveglianza dell’impianto 24 ore su 24, prescritta dalla Regione.

“Sappiamo tutti che nella liquidazione giudiziale esistono per legge crediti privilegiati da soddisfare per primi”, ha osservato Gravina. “Se le risorse della procedura non basteranno a coprire tutte le spese, il problema arriverà in capo alla Regione”.

L’ipotesi è quella di un intervento pubblico sostitutivo nel caso in cui la curatela, la fideiussione e gli eventuali ricavi derivanti dalla vendita dei beni non riescano a finanziare la messa in sicurezza e la rimozione. In quel caso l’amministrazione potrebbe tentare successivamente di recuperare le somme dalla procedura, ma se l’attivo fosse insufficiente almeno una parte del conto rischierebbe di restare sul bilancio pubblico e quindi sui cittadini.

La Regione ha annunciato l’istituzione di un tavolo istituzionale, ma non sono stati indicati tempi, composizione e obiettivi concreti. Per Gravina potrebbe essere stata proprio l’interpellanza del Movimento 5 Stelle a sollecitarne la convocazione.

“Resta la sensazione di non governare le cose e di aspettare l’esito della procedura per occuparsene, forse, solo dopo”, ha attaccato il consigliere. “Al tavolo, e questo è un umile suggerimento, volete stimare il costo dei rifiuti da smaltire? Avete contezza di questi numeri, sì o no?”.

Alla questione ambientale e finanziaria si aggiunge il risvolto politico e giudiziario. Energia Pulita è una delle società al centro dell’inchiesta “Memory” della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso. Il presidente della Regione Francesco Roberti è coinvolto nel procedimento per un’ipotesi di corruzione relativa al periodo in cui era sindaco di Termoli, presidente della Provincia di Campobasso e componente del Consiglio generale del Cosib. Secondo l’accusa avrebbe agevolato la società in procedimenti amministrativi e autorizzativi in cambio di utilità. Roberti ha sempre respinto le contestazioni e il procedimento è ancora nella fase dell’udienza preliminare, senza che sia stata assunta alcuna decisione sul rinvio a giudizio.

Ora, però, è proprio la Giunta guidata da Roberti a dover gestire le conseguenze della liquidazione e a chiarire se la fideiussione da 118mila euro sia adeguata, perché non sia disponibile una stima dello smaltimento e quali risorse potranno essere utilizzate se quelle della procedura non basteranno.

“Di questo tema, purtroppo, si tornerà a parlare in modo disastroso nella prossima legislatura”, ha concluso Gravina. “Sarà questo il lascito della Giunta Roberti”.

I primi numeri ufficiali, dunque, adesso ci sono: 3.040 tonnellate e 118mila euro di garanzia. Quello che ancora manca è il dato più importante: il costo necessario per liberare il sito. Senza quella cifra, il tavolo annunciato dalla Regione parte senza sapere quanto sia grande il problema che dovrà risolvere.


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