Gualtieri vuole altri cinque anni. Ma ai romani resta una domanda: che cosa è davvero cambiato?
Un cittadino, un romano, può dirlo senza giri di parole: Roma non ha bisogno di un’altra stagione di slogan, ideologia e annunci, né di video su TikTok dove si inaugura la qualunque senza senso. Ha bisogno di tornare a funzionare.
C’è una cosa che dovrebbe interessare più di ogni comunicato, di ogni video, di ogni inaugurazione e di ogni conferenza stampa: la vita quotidiana dei romani.
E la vita quotidiana, oggi, racconta una Roma difficile da vivere.
Spostarsi è diventato complicato. Gli autobus, le attese interminabili, il traffico che paralizza interi quadranti, i taxi introvabili nei momenti di maggiore necessità. E mentre il cittadino cerca semplicemente un modo per andare al lavoro o tornare a casa, l’amministrazione continua a parlare di mobilità sostenibile, piste ciclabili e transizione ecologica.
La famosa città del “15 minuti”. I romani ancora ridono ogni giorno, pensando a questo slogan e a quanto possa apparire distante dalla realtà quotidiana.
Il problema non è essere contro la bicicletta. Il problema è chiedersi se una città nella quale l’autobus non passa possa davvero considerarsi moderna perché ha costruito un’altra pista ciclabile.
Poi c’è la pulizia. Inutile girarci intorno: Roma puzza, un odore nauseabondo e, purtroppo, questa è una realtà che molti cittadini percepiscono quotidianamente. Cassonetti pieni, rifiuti, strade sporche, cattivi odori. Roma dovrebbe essere la vetrina dell’Italia e invece troppo spesso il suo biglietto da visita è il degrado. Tanto degrado.
E basta un temporale intenso per ricordare quanto siano fragili manutenzione e infrastrutture: strade allagate, disagi, trasporti in difficoltà. Non è una fatalità quando gli stessi problemi si ripresentano continuamente. Viene da chiedersi perché ogni anno non si puliscano caditoie e tombini a inizio settembre. Non serve uno scienziato, serve davvero buon senso. È un problema di prevenzione, manutenzione, organizzazione e programmazione. “Ma che ce vo’…?”
C’è poi la sicurezza.
Borseggi, spaccio, microcriminalità e degrado alimentano una percezione di insicurezza che una Capitale non può permettersi. Roma deve essere una città nella quale il cittadino possa muoversi senza sentirsi abbandonato e nella quale il turista possa tornare a casa con il ricordo dei monumenti, non con quello delle zone degradate.
Basta borseggiatori nelle metro, basta vedere scene di aggressioni, basta vedere le vie intorno alla stazione Termini in uno stato d’abbandono che, secondo questa lettura, rischia di favorire situazioni difficili da controllare.
Qui non servono slogan: servono controlli, presenza sul territorio, prevenzione e certezza delle regole.
E servono soprattutto istituzioni che dicano chiaramente una cosa: la legalità viene prima di tutto. Ma un cittadino romano può chiedersi a cosa serva avere un tavolo permanente della sicurezza se i problemi restano sotto gli occhi di tutti, soprattutto considerando la situazione di sott’organico della Polizia Municipale.
La questione delle occupazioni: Il Comune di sinistra non può premiare chi occupa
Ed è proprio sulla legalità che Roma deve affrontare uno dei suoi nodi più delicati: quello delle occupazioni abusive.
Non si può parlare di emergenza abitativa e contemporaneamente accettare che l’occupazione illegale diventi, di fatto, una corsia alternativa rispetto alle graduatorie.
Il Comune stesso ha riconosciuto l’esistenza del problema delle occupazioni non legittime del patrimonio abitativo pubblico e ha previsto controlli e recupero degli alloggi occupati abusivamente.
Ma la questione politica è più grande.
Una casa pubblica deve essere assegnata secondo una graduatoria e secondo il diritto, non conquistata attraverso un’occupazione.
Non è solidarietà lasciare che l’illegalità, le occupazioni, si sostituisca allo Stato.
Non è giustizia ignorare chi aspetta regolarmente una casa. Non è in questo modo che una amministrazione comunale deve difendere il diritto alla casa
E non è accettabile che una famiglia che segue le regole possa sentirsi scavalcata da chi le regole le viola.
A Roma, secondo un documento del Comune, erano indicati circa 18 mila nuclei familiari in graduatoria a fronte di circa cento assegnazioni annue nel periodo considerato.
Questi numeri raccontano un’emergenza vera.
E proprio per questo la politica dovrebbe avere il coraggio di distinguere tra diritto alla casa e diritto all’illegalità. Sono due cose completamente diverse.
Il Green-Comunismo non può diventare una religione
Poi c’è la grande ossessione ideologica di questa amministrazione: il green.
Sostenibilità, piste ciclabili, ZTL, limitazioni, parcheggi a pagamento, nuove regole per auto elettriche e ibride.
Tutto legittimo, se inserito in una strategia seria.
Ma quando la transizione ecologica diventa un insieme di divieti e costi scaricati sulle famiglie, mentre i servizi essenziali arrancano, allora qualche domanda è doverosa.
Non basta mettere l’etichetta “green” su una decisione per renderla automaticamente intelligente.
Roma ha bisogno di alberi curati, non soltanto di alberi piantati. Inutile nascondersi dietro numeri utilizzati per sostenere che a Roma vengano piantati alberi, perché il bilancio arboreo del Comune è consultabile e dovrebbe essere valutato nella sua interezza, senza strumentalizzazioni politiche.
Roma ha bisogno di verde mantenuto, non di piantine lasciate seccare. E viene da chiedersi dove siano gli agronomi comunali e quel grande Servizio Giardini che nei decenni scorsi era considerato una punta di diamante della città. Un patrimonio che molti romani vorrebbero vedere tornare ai livelli di un tempo.
Per non parlare dei parchi pubblici abbandonati a se stessi. Giochi per bambini che possono diventare pericolosi, illuminazione scarsa e, se si vuole sedersi in un parco, spesso bisogna portarsi la sedia perché le panchine sono rotte e devastate.
Roma ha bisogno di una politica ambientale concreta, non di una guerra ideologica all’automobile.
Questa è la differenza tra ecologia e GREEN-COMUNISMO: la prima dovrebbe migliorare la qualità della vita; il secondo rischia di trasformare la sostenibilità in un’imposizione calata dall’alto.
Invece, secondo questa critica, alcune piazze verdi sono state trasformate in isole di calore instagrammabili secondo la visione del sindaco, dove grandi progetti di riqualificazione urbana hanno previsto anche panchine grigio scuro che in estate possono diventare incandescenti.
E intanto il conto lo pagano i romani
La contraddizione diventa ancora più evidente quando si guarda alla pressione fiscale.
Roma applica l’addizionale comunale IRPEF allo 0,90%, il massimo consentito dalla normativa speciale per la Capitale, la più alta d’Italia.
E sul fronte IMU Roma risulta la città italiana con il maggiore prelievo sulle seconde case.
Nel frattempo continuano TARI, parcheggi, strisce blu, ZTL e una lunga serie di costi che incidono sulla vita quotidiana.
E allora la domanda è inevitabile: quanto può ancora essere chiesto a una famiglia romana prima che qualcuno inizi seriamente a chiedersi se il problema non sia anche il modo in cui vengono gestite le risorse?
Roma ha avuto e continua ad avere risorse straordinarie.
Per il programma degli interventi legati al Giubileo, il Comune indica un valore complessivo di circa 4,3 miliardi di euro, tra fondi giubilari e altre risorse, mentre il solo Comune è stato indicato dal sindaco come soggetto attuatore di 280 interventi PNRR per 1,2 miliardi.
Di fronte a cifre di questa dimensione, i cittadini hanno tutto il diritto di pretendere risultati visibili.
Ed è proprio sulla distanza tra le risorse disponibili e la percezione quotidiana dei cittadini che si concentra una parte importante della critica all’amministrazione.
Roma non ha bisogno di un altro annuncio
Ed è qui che si arriva al punto politico.
Gualtieri si prepara a chiedere nuovamente la fiducia dei romani.
La domanda dovrebbe essere molto più semplice:
Roma oggi funziona meglio nella vita quotidiana dei suoi cittadini?
Ogni romano, guarda la città con una sensibilità critica, la risposta non può essere affidata alla propaganda di una parte o da un video di Tik tok. Va cercata nelle strade, negli autobus, nei cassonetti, nei quartieri, nella sicurezza, nei parcheggi, nei parchi e nel verde, nelle case popolari e nei conti delle famiglie.
Perché amministrare la Capitale d’Italia significa far funzionare la città.
E Roma continua ad avere problemi enormi proprio nelle cose più elementari e semplici che questa amministrazione non è stata in grado di risolvere.
Questa è l’incapacità amministrativa e gestionale che evidenzia l’inutilità del Partito Democratico: non l’errore di una singola opera, ma una concezione della città che rischia di mettere l’ideologia davanti alla vita quotidiana.
Una città non diventa moderna perché impone più divieti.
Non diventa verde perché inaugura una pista ciclabile.
Non diventa inclusiva se tollera che la legalità venga messa in secondo piano.
Non diventa efficiente perché apre un altro cantiere.
Diventa moderna quando funziona.
Quando l’autobus arriva. Quando il cassonetto viene svuotato. Quando una strada viene mantenuta prima che diventi pericolosa.
Quando una famiglia in graduatoria ottiene una casa. Quando chi occupa illegalmente sa che prima o poi lo Stato arriverà. Quando il cittadino paga le tasse e vede servizi all’altezza di quello che paga.
Questa dovrebbe essere la vera sfida per Roma.
Non una nuova stagione di video su Tiktok
Una stagione di gestione amministrativa vera di normalità, nella gestione quotidiana della vita di un romano in città.
E prima di chiedere ai romani altri anni di governo, Gualtieri dovrebbe rispondere a una domanda semplice, quasi banale:
È questa la Roma che volete consegnarci?
Un cittadino romano può legittimamente auspicare un’altra visione della Capitale: una Roma più efficiente, più organizzata, più moderna e finalmente proiettata verso l’Europa e il futuro.
Una Roma capace di tornare a essere grande non soltanto nella sua storia, ma anche nel suo presente e nel suo domani.
E la speranza di tanti romani è che, al posto di Gualtieri, possa arrivare una persona con una visione nuova, concreta e ambiziosa: qualcuno capace di guardare oltre la prossima inaugurazione, oltre il prossimo slogan, e di immaginare la Roma dei prossimi decenni.
Perché Roma non ha bisogno soltanto di essere amministrata. Roma ha bisogno di essere guidata verso il futuro.
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