Il conto corrente è stato chiuso da mesi e magari il saldo è stato trasferito su un’altra banca. Perché dovrebbe ancora comparire nell’ISEE 2026?
Un conto corrente chiuso nel 2026 può essere ancora rilevante per l’ISEE 2026. Il motivo è che l’ISEE ordinario non fotografa il patrimonio posseduto oggi: per una DSU presentata nel 2026 guarda, in via generale, ai rapporti finanziari posseduti nel 2024.
Di conseguenza, chi ha chiuso un conto a febbraio, giugno o settembre 2026 non può semplicemente ignorarlo perché oggi quell’IBAN non esiste più.
Bisogna invece chiedersi: il conto esisteva nel 2024? Se la risposta è sì, i relativi dati possono ancora entrare nella DSU 2026.
Perché l’ISEE 2026 guarda a un conto che non esiste più?
Il meccanismo dipende dallo sfasamento temporale previsto per l’ISEE.
L’INPS chiarisce che nella DSU il nucleo familiare è quello esistente alla data della dichiarazione, mentre redditi e patrimoni fanno riferimento a periodi precedenti.
In particolare, per l’ISEE ordinario 2026 il patrimonio mobiliare e immobiliare è quello riferito al secondo anno precedente, quindi al 2024.
La regola è indicata dall’INPS nel Portale unico ISEE.
È quindi perfettamente possibile che una persona presenti la DSU nel settembre 2026 e debba utilizzare informazioni relative a un conto che nel frattempo è stato chiuso.
Conto aperto per tutto il 2024 e chiuso nel 2026: cosa succede?
Facciamo un esempio.
Mario possiede un conto corrente presso la banca A per tutto il 2024. Nel maggio 2026 decide di cambiare banca, trasferisce il denaro sul nuovo conto e chiude quello vecchio.
A settembre 2026 presenta la DSU.
Il fatto che il conto della banca A sia ormai estinto non cancella ciò che è avvenuto nel 2024.
Per l’ISEE ordinario 2026 il periodo patrimoniale di riferimento resta quello previsto dalla normativa e il vecchio rapporto finanziario deve quindi essere considerato sulla base dei dati pertinenti a quell’anno.
La chiusura avvenuta nel 2026 avrà invece rilevanza nelle annualità ISEE che utilizzeranno periodi patrimoniali successivi.
E se il conto era già stato chiuso durante il 2024?
Anche un conto chiuso nel corso del 2024 non scompare automaticamente dall’ISEE 2026.
Le istruzioni ufficiali della DSU 2026 prevedono espressamente l’indicazione della data di inizio e della data di fine quando il rapporto finanziario è stato rispettivamente aperto o cessato durante l’anno di riferimento.
Questo significa che l’ISEE prende in considerazione anche rapporti che non erano più attivi il 31 dicembre, se sono stati posseduti durante l’anno rilevante.
È un dettaglio importante perché altrimenti sarebbe sufficiente chiudere un conto prima della fine dell’anno per cancellare dalla DSU tutta la disponibilità finanziaria che vi è transitata nei mesi precedenti.
Se il conto è stato chiuso, quale saldo si indica?
Per i conti correnti e gli altri rapporti interessati bisogna distinguere il saldo dalla giacenza media.
Le istruzioni DSU prevedono l’indicazione del saldo contabile attivo al 31 dicembre e della giacenza media annua.
Quando il rapporto viene chiuso durante l’anno, la situazione deve essere ricostruita tenendo conto della cessazione del rapporto e dei dati forniti dall’intermediario finanziario.
Non bisogna quindi inventare un saldo al 31 dicembre per un conto che a quella data non esisteva più, né concludere che il conto valga automaticamente zero ai fini ISEE.
La giacenza media maturata durante i mesi nei quali il conto era aperto può continuare ad avere rilevanza.
Conto chiuso con saldo zero: la giacenza media può pesare lo stesso?
Sì, ed è probabilmente l’aspetto più controintuitivo.
Immaginiamo un conto sul quale per buona parte del 2024 siano rimasti mediamente 15.000 euro.
A novembre il titolare trasferisce tutto il denaro, porta il conto a zero e successivamente lo chiude.
Il fatto che alla chiusura non sia rimasto denaro non significa che ai fini ISEE il rapporto abbia necessariamente valore zero.
La giacenza media serve proprio a rappresentare la quantità di denaro mediamente presente sul rapporto nel corso dell’anno.
Per questo chi chiude un conto dovrebbe conservare o richiedere alla banca anche la certificazione utile ai fini ISEE relativa all’anno interessato.
Nell’ISEE conta il saldo o la giacenza media?
La regola è più articolata del semplice “si prende sempre il valore più alto”.
Le istruzioni DSU 2026 prevedono che vengano indicati sia i saldi sia le giacenze medie dei rapporti finanziari rilevanti.
Per il calcolo vengono confrontati il totale dei saldi e quello delle giacenze medie.
Se il totale dei saldi è superiore alla giacenza media complessiva, viene utilizzato il saldo. Se invece la giacenza media è superiore, in linea generale viene utilizzata quest’ultima.
Esiste però un’importante eccezione quando la riduzione del denaro sul conto è spiegata da determinati incrementi di altre componenti del patrimonio.
Le istruzioni ufficiali DSU 2026 del Ministero del Lavoro confermano questo meccanismo.
Ho speso i soldi del conto per comprare una casa: conta ancora la giacenza media più alta?
Non necessariamente.
Supponiamo che durante il 2024 una persona abbia avuto una giacenza media elevata ma, prima della fine dell’anno, abbia utilizzato una parte consistente del denaro per acquistare un immobile.
La normativa evita che quella stessa ricchezza venga sostanzialmente rappresentata due volte: prima come disponibilità finanziaria media e poi come patrimonio nel quale il denaro è stato trasformato.
Quando ricorrono le condizioni previste e l’incremento di altre componenti del patrimonio mobiliare o immobiliare è almeno pari alla differenza richiesta dalla disciplina, può essere utilizzato il saldo anziché la maggiore giacenza media.
Tra gli esempi riportati nelle istruzioni ufficiali compare proprio l’acquisto di un immobile.
E se i soldi sono stati semplicemente trasferiti su un altro conto?
Qui bisogna fare particolare attenzione.
Spostare 20.000 euro dal conto A al conto B non significa aver ridotto il proprio patrimonio di 20.000 euro.
Il denaro appartiene ancora alla stessa persona, ma si trova su un rapporto finanziario diverso.
Per questo nella DSU devono essere considerati correttamente tutti i rapporti rilevanti nel periodo di riferimento.
Chi cambia banca non può quindi considerare soltanto il nuovo conto dimenticando quello vecchio.
Se entrambi erano presenti nel periodo patrimoniale utilizzato dall’ISEE, devono essere trattati secondo le regole previste per i rispettivi rapporti.
Un conto aperto nel 2025 entra nell’ISEE 2026?
Per l’ISEE ordinario 2026, normalmente no.
Se il conto è stato aperto per la prima volta nel 2025, non esisteva durante il 2024, che è il secondo anno precedente alla presentazione della DSU 2026.
Il conto nuovo non entra quindi nel patrimonio mobiliare dell’ISEE ordinario 2026 soltanto perché è quello che la persona utilizza oggi.
È il rovescio esatto del caso precedente: un conto oggi chiuso può ancora contare, mentre un conto oggi attivo può essere troppo recente per entrare nell’ISEE ordinario 2026.
Se cambio banca nel 2026 quale conto pesa sull’ISEE?
Immaginiamo che una persona abbia avuto nel 2024 soltanto il conto A.
Nel febbraio 2026 apre il conto B, vi trasferisce il denaro e chiude il conto A.
Quando presenta l’ISEE ordinario 2026, il rapporto patrimoniale rilevante è quello riferito al 2024.
Il fatto che oggi utilizzi esclusivamente il conto B non trasforma il nuovo conto nel rapporto da considerare per il patrimonio 2024.
È quindi possibile presentare un ISEE nel quale compare economicamente un conto che non si utilizza più e non compare ancora quello sul quale viene accreditato oggi lo stipendio.
E con l’ISEE corrente cambiano le date?
Sì. Non bisogna confondere ISEE ordinario e ISEE corrente.
Quando sussistono le condizioni per aggiornare anche il patrimonio attraverso l’ISEE corrente, la fotografia patrimoniale viene avvicinata alla situazione più recente.
Per una DSU corrente presentata nel 2026 con aggiornamento patrimoniale, i patrimoni vengono riferiti al 31 dicembre 2025 e per i rapporti finanziari vengono considerate le informazioni del 2025.
Il modello ufficiale ISEE corrente 2026 specifica infatti che devono essere indicati il saldo al 31 dicembre 2025 e la giacenza media del 2025.
Non è però possibile scegliere liberamente l’ISEE corrente soltanto perché i dati più recenti risultano più convenienti: devono essere soddisfatte le condizioni previste dalla normativa per richiederlo.
La banca può fornire i dati di un conto già chiuso?
La chiusura del rapporto non rende inutilizzabili i dati relativi agli anni nei quali il conto era attivo.
Quando serve compilare la DSU è quindi importante recuperare la documentazione relativa al saldo e alla giacenza media dell’anno di riferimento, anche per i rapporti successivamente estinti.
Questo problema si presenta spesso quando una persona cambia banca e, mesi o anni dopo, si accorge che per l’ISEE deve recuperare informazioni del vecchio rapporto.
La cosa più semplice è conservare le certificazioni ISEE e la documentazione bancaria anche dopo la chiusura del conto.
E se il vecchio conto chiuso non compare nella DSU precompilata?
Non è prudente concludere automaticamente che il rapporto sia irrilevante.
L’INPS ricorda che la DSU precompilata contiene dati provenienti dagli archivi dell’Agenzia delle Entrate e dell’Istituto, insieme a informazioni autodichiarate, ma il dichiarante resta responsabile dei dati dichiarati.
Se un rapporto finanziario che dovrebbe essere considerato risulta mancante o i dati non corrispondono alla situazione effettiva, è quindi necessario verificare la posizione prima di procedere.
Il riferimento non deve essere semplicemente “quello che vedo oggi nel mio home banking”, ma la situazione patrimoniale richiesta dalla DSU.
Gli errori più frequenti con i conti chiusi e l’ISEE
Il primo è pensare che un conto non debba più essere considerato dal giorno in cui viene chiuso.
Il secondo è guardare esclusivamente al saldo finale e ignorare la giacenza media maturata quando il rapporto era attivo.
Il terzo è considerare soltanto il nuovo conto dopo un cambio di banca, dimenticando che l’ISEE ordinario utilizza dati patrimoniali riferiti a due anni prima.
Il quarto è credere che trasferire tutto il denaro su un altro conto equivalga a far scomparire quel patrimonio.
Infine, è sbagliato utilizzare indifferentemente le date dell’ISEE ordinario e di quello corrente: i due strumenti possono fotografare annualità patrimoniali differenti.
Riassumendo
Un conto corrente chiuso nel 2026 può dover essere considerato nell’ISEE ordinario 2026 se era posseduto nel 2024.
Il motivo è semplice: per la DSU ordinaria presentata nel 2026 il patrimonio mobiliare è riferito al secondo anno precedente.
Persino un conto chiuso durante il 2024 può essere rilevante. Le istruzioni DSU prevedono infatti la possibilità di indicare la data di fine dei rapporti cessati nel corso dell’anno e richiedono di considerare anche la relativa giacenza media.
Questo spiega perché un conto che oggi non esiste più possa ancora incidere sull’ISEE e, al contrario, un conto aperto soltanto nel 2025 o nel 2026 non entri normalmente nel patrimonio dell’ISEE ordinario 2026.
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