Perché è esplosa una bomba migratoria alle porte dell’Europa?


Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è andato nella exclave spagnola in Marocco di Ceuta, a dimostrare la presenza del Governo di Madrid in risposta all’assalto dei circa 50 mila immigrati clandestini – giunti via mare e via terra – per entrare in Spagna. Ceuta è una città autonoma spagnola situata in Nord Africa, in territorio marocchino. Insieme a Melilla costituisce il confine terrestre dell’Unione Europea (ossia dell’area di libera circolazione Schengen) con l’Africa. Spesso le due città subiscono ondate di migranti che cercano di raggiungere illegalmente l’Europa.

Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale spagnolo, citando il ministero dell’Interno, ha comunicato sul proprio sito che circa 49 mila migranti hanno attraversato il confine dell’exclave di Ceuta nel Nord Africa nelle ultime 24 ore. La dichiarazione è stata successivamente rimossa senza spiegazioni. Il presidente della Città Autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha parlato di 60 mila persone, pari a quasi il 70 per cento della popolazione della sua città

«Quanto è accaduto rappresenta un attacco all’integrità territoriale della Spagna e merita la nostra più ferma e energica condanna – ha dichiarato Sánchez dopo l’arrivo – tutta la Spagna è solidale con il popolo di Ceuta». In un messaggio successivo il capo del governo spagnolo ha affermato che l’esecutivo «garantirà la sicurezza dei residenti di Ceuta, intensificando la presenza delle Forze e dei Corpi di Sicurezza sulle strade della città»; precisando: «dispiegheremo inoltre una barriera fisica di contenimento in mare per facilitare i rimpatri al confine».

Il Governo di Ceuta ha dichiarato «emergenza umanitaria e sociale assoluta» dopo l’impennata degli attraversamenti illegali, e chiesto a Madrid di proclamare lo stato di emergenza nazionale, l’invio dell’esercito la chiusura totale della frontiera. Ma il governo Sanchez ha rifiutato di dichiarare l’emergenza, sostenendo che non sussistano rischi per la sicurezza nazionale, e ha inviato 60 soldati, rinforzi di polizia e un’unità navale della marina militare. Il ministero dell’Interno spagnolo ha dichiarato il 30 luglio di aver attivato la collaborazione con le autorità marocchine per interrompere il flusso di migranti verso Ceuta.
I video che hanno inondato internet nelle ultime ore mostrano migliaia di giovani uomini sulla spiaggia di Tarajal che camminano e corrono sulla spiaggia e lungo le strade.

Intanto la Francia, unico Stato europeo confinante con la Spagna, prende le proprie contromisure: ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha dichiarato di avere dato ordini per «rafforzare i controlli al confine spagnolo» e di attivato la Forza di Intervento Rapido di Frontiera.

Forte presa di posizione da parte del nostro governo: Giorgia Meloni ha definito su X le immagini da Ceuta «impressionanti» dicendo che «dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione illegale incontrollata rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei». Non solo: il presidente del Consiglio ha detto non aver intenzione di «stare a guardare» e di aver «parlato con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi» per convocare «gli organismi competenti», precisando che il Governo italiano è «pronto a intervenire con misure straordinarie per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, inclusa la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna».
La dichiarazione della Meloni è stata immediatamente ribadita via X dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si dice perfino favorevole a «chiudere lo spazio Schengen alla Spagna». Le immagini da Ceuta, dice Tajani «mostrano quanto sia profondamente sbagliata la decisione del governo di Madrid di concedere la cittadinanza spagnola, e quindi europea, a oltre 500 mila immigrati irregolari, incoraggiando il traffico di esseri umani».

L’intervento di Tajani – politico da sempre noto per la sua estrema moderazione – ha però punto sul vivo l’esecutivo di sinistra spagnolo, scatenando una risposta aggressiva dall’omologo spagnolo José Manuel Albares, che via X lo ha definito «indegno» di essere ministro degli Esteri «di un Paese partner e amico», da cui il governo Sanchez si aspetterebbe «solidarietà europea, non demagogia partigiana». Perché, dice il ministro degli Esteri spagnolo, «gli eventi di oggi sono legati a una sentenza giudiziaria e non hanno nulla a che vedere con quanto affermato nel tweet» di Tajani. Albares chiude dicendo che il governo Sanchez ha già «convocato l’ambasciatore italiano».

Questa invasione segue due importanti cambiamenti di politica adottati dalla Spagna quest’anno: la legalizzazione di massa – da parte del governo Sanchez – di centinaia di migliaia di clandestini, e una sentenza della Corte Suprema spagnola che vieta i respingimenti sommari degli immigrati che raggiungano la costa a nuoto. Il 29 giugno la Corte Suprema spagnola ha infatti stabilito che i «respingimenti a caldo», ossia le espulsioni sommarie senza procedimenti formali, non possano essere applicati ai migranti intercettati in mare che entrino a nuoto a Ceuta o Melilla.
Una sentenza che, sul piano politico, va a braccetto col provvedimento approvato il 14 aprile dal governo Sánchez, che concede una procedura accelerata per la regolarizzazione di tutti i clandestini già residenti e occupati in Spagna: chiunque risulti soddisfare queste due condizioni può richiedere un permesso di soggiorno e di lavoro di un anno in Spagna. Non solo: dopo dodici mesi, i beneficiari della misura temporanea possono chiedere un altro permesso di lavoro/soggiorno.

Il governo Sanchez stima in mezzo milione il numero di clandestini in Spagna, ma gli analisti ritengono che la cifra sia probabilmente più alta: il think tank Funcas valuta che in Spagna vivessero circa 840 mila clandestini, prima della regolarizzazione.

DA DOVE ARRIVA QUESTA INVASIONE?

Come detto, le stime ufficiali del Dipartimento della Sicurezza nazionale e del ministero dell’Interno spagnoli parlano di circa 49 mila ingressi irregolari a Ceuta nelle 24 ore tra il 30 e il 31 luglio 2026. Ma il presidente della Città Autonoma, Juan Jesús Vivas, ha alzato la cifra a 60 mila.

Finora, decine di corpi sono stati recuperati in acqua. Oltre 25 mila persone sono già state riportate in Marocco nel giro di poche ore, a un ritmo dichiarato di 150 al minuto.

Un movimento di questa portata, concentrato in un arco temporale così ristretto e composto in larga maggioranza da giovani uomini marocchini, ovviamente non può essere spiegato con il semplice “caso”.

Il governo Sánchez scarica la responsabilità quasi interamente sulle reti di traffico di esseri umani: le “mafie” avrebbero «strumentalizzato» la sentenza della Corte Suprema, resa pubblica a inizio luglio. Quella lettura «interessata» si sarebbe diffusa «come la polvere da sparo» sui social attraverso i canali dei trafficanti, innescando l’invasione.
Madrid esclude però ogni responsabilità di Rabat e sottolinea anzi la «cooperazione esemplare» delle autorità marocchine nei rimpatri.

Ma Testate giornalistiche spagnole El Mundo, El Español, El Debate, i sindacati di polizia Jupol e Sup, fonti di intelligence e di pubblica sicurezza, e i partiti Vox e Partido Popular dicono altro, e parlano di un mix di passività o connivenza marocchina e di fattori di attrazione generati dalle politiche spagnole. Agenti della Guardia Civil e della polizia nazionale citati dalla stampa spagnola riferiscono che le forze di sicurezza marocchine erano «a braccia conserte» o «totalmente inattive» mentre migliaia di persone si concentravano a Fnideq e Castillejos e attraversavano la barriera marittima di Tarajal o la frontiera terrestre. In alcuni casi le forze ausiliarie si sarebbero addirittura ritirate.

El Mundo e El Español ritengono impossibile un afflusso di questa dimensione senza un via libera di fatto dal lato marocchino, che controlla rigidamente il proprio territorio. Fra l’altro, nei giorni precedenti gli arrivi a nuoto superavano già i 200 al giorno: le avvisaglie c’erano, insomma.

Diverse fonti di intelligence e i sindacati di polizia spagnoli, ripresi da El Español, definiscono l’episodio una forma di guerra ibrida: Rabat avrebbe usato i flussi migratori come strumento di pressione politica su Madrid, esattamente come nel maggio 2021, quando oltre 8-10 mila persone entrarono in pochi giorni dopo una crisi diplomatica legata a Brahim Ghali.
Sulla stampa spagnola si fanno poi collegamenti con la recente visita di Sánchez in Algeria e con le tensioni irrisolte sul Sahara Occidentale: un movimento di decine di migliaia di persone che non sarebbe sostenibile senza la connivenza del Marocco.

Quanto alla politica, il partito conservatore Vox e il suo segretario Santiago Abascal vanno oltre e parlano apertamente di «invasione» da parte di «uomini in età militare». Abascal accusa direttamente Sánchez: sono uomini che arrivano senza essere in fuga «da nessuna guerra né dalla povertà – dice Abascal – È un’invasione, sono uomini in età militare chiamati dal governo corrotto di Sánchez» che Abascal definisce «il capo-mafia che chiama disperatamente più sicari per mantenersi al potere». Dichiarazioni pesanti. Ma anche il Partido Popular, attraverso Alberto Núñez Feijóo, parla di «invasione» e di «occupazione» di Ceuta, e chiede  di recuperare il controllo della situazione.

Una situazione che sarebbe insomma causata da certe scelte politiche e giuridiche e dall’azione della criminalità organizzata, che – stando alle testimonianze raccolte dalla stampa spagnola – sembra approfittare di una qualche forma di “copertura” di livello politico in Marocco. D’altra parte, molti dei migranti che partecipano a questo “arrembaggio” sono partiti da pochi chilometri di distanza da Ceuta, non da regioni remote.




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Artemio Romano

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