AXOL Server ridisegna l’infrastruttura di Centrogest: Proxmox e backup immutabile


L’infrastruttura IT di un’azienda non è qualcosa di statico, ma varia e si aggiorna costantemente per adeguarsi alle nuove esigenze e alle nuove tecnologie. Il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi con un’infrastruttura che fatica a tenere il passo con il maggior numero di dipendenti o con la crescita esponenziale dei dati da gestire. Riducendo di conseguenza la produttività.

A volte si può procedere semplicemente aggiornando i server, ma in altri casi è necessario prendere decisioni più drastiche e ripensare interamente l’architettura. Come ha fatto AXOL Server, realtà italiana specializzata nella progettazione e gestione di infrastrutture iperconvergenti, con Centrogest S.p.A., società bolognese con 2.800 dipendenti e circa 50 milioni di euro di fatturato attiva nel facility management: manutenzione degli impianti e gestione dei sistemi di sorveglianza e sicurezza.

Il problema di Centrogest e la soluzione di AXOL Server

L’infrastruttura di Centrogest stava iniziando a mostrare i sintomi dell’età. Era lenta, basata su hardware ormai datato, inadatta a supportare la crescita dell’azienda. Con l’ingresso di Gianluca Felici in qualità di nuovo responsabile IT, si è deciso di effettuare un importante aggiornamento dell’infrastruttura. L’azienda ha quindi contattato AXOL Server, che l’ha supportata nel realizzare un cluster Proxmox VE a tre nodi, con un server di backup separato. La continuità è inoltre garantita da una copia off-site su storage S3 con Object Lock e un sistema di alimentazione capace di avviare lo spegnimento ordinato della piattaforma.

Da VMware a Proxmox: quando il punto debole è lo storage

Quando Gianluca Felici è diventato responsabile IT di Centrogest, si è trovato di fronte a un’infrastruttura cresciuta nel tempo per aggiunte successive, senza un disegno unitario. “Ho trovato un’infrastruttura molto vecchia e articolata, senza un vero progetto di espansione o comunque architetturale”, spiega Felici. Il precedente cluster VMware offriva ridondanza sul livello di elaborazione, ma i dati risiedevano su un unico sistema di storage: i nodi erano duplicati, la componente più critica, i dati, no.

Il sistema era inoltre basato su dischi meccanici da 10.000 giri con prestazioni non più adeguate e soggetti a guasti frequenti. Il cambiamento delle condizioni commerciali seguito all’acquisizione di VMware da parte di Broadcom, completata nel novembre 2023, ha accelerato una decisione che aveva già motivazioni tecniche: aumentare prestazioni e resilienza, non limitarsi a sostituire l’hypervisor.

AXOL Server prende in carico l’intero ciclo del progetto

AXOL Server non si è limitata alla fornitura dei server. Il lavoro è partito da una valutazione dell’ambiente VMware e dei carichi, svolto con il team IT di Centrogest, ed è proseguito con il dimensionamento di calcolo, memoria, storage, rete e backup. Su questa base AXOL Server ha definito l’architettura e selezionato i componenti della nuova piattaforma.

Il perimetro ha incluso fornitura e configurazione dei nodi Proxmox, del server Proxmox Backup Server, degli switch a 10 GbE e dell’UPS dedicato; migrazione delle macchine virtuali; configurazione dello storage distribuito e della protezione off-site. Il ruolo di AXOL Server è quindi quello di integratore dell’intero sistema, dall’analisi iniziale alla messa in produzione, mentre Centrogest mantiene la responsabilità dei requisiti e delle priorità applicative.

Sulla base del dimensionamento condiviso, AXOL Server e il team IT di Centrogest hanno ripensato l’infrastruttura intorno a una piattaforma con tre nodi Proxmox VE e storage distribuito. Ogni server integra tre SSD NVMe da 8 TB, per 72 TB lordi complessivi. Il pool è configurato con replica 3: ogni oggetto viene scritto in tre copie. Lo spazio a disposizione delle macchine virtuali è quindi pari a 24 TB al netto della ridondanza. La memoria installata è pari a 768 GB, che al netto della ridondanza consente di assegnare fino a 512 GB ai workload.

AxolServer_cluster_Proxmox_Lomazzo-Ivrea

AXOL Server ha scelto CPU Intel Xeon ad alta frequenza per privilegiare la risposta ai picchi rispetto al numero massimo di core. Il carico medio non è costantemente elevato, ma alcune operazioni – per esempio le query sul database – richiedono prestazioni immediate. La configurazione indicata per il progetto prevede una frequenza base di 3,1 GHz e un turbo fino a 4,7 GHz.

È stata ridimensionata anche la rete che collega cluster, storage e macchine virtuali: collegamenti a 10 GbE attestati su due switch ridondati. Nel carico osservato la rete conserva margine e, per il momento, non giustificava il passaggio a una più costosa soluzione a 25 GbE.

Una protezione del dato su più livelli

Per il primo livello di protezione AXOL Server ha previsto un server fisico separato dal cluster, equipaggiato con Proxmox Backup Server e storage locale con 3 dischi meccanici da 20 TB, ridondati con ZFS RAID-Z1. La configurazione esegue backup giornalieri cifrati, con deduplicazione e conservazione estesa. Il repository offre 40 TB utilizzabili dopo la ridondanza interna e consente il ripristino di un’intera macchina virtuale o di singoli file.

Come spiega Felici, al termine dei job una parte dei dati viene trasferita in un bucket S3 Cubbit configurato con Object Lock. La quota prevista è di 25 TB. Il servizio utilizza la tecnologia Cubbit negli edge data center italiani di Rai Way, mantenendo la copia off-site nel territorio nazionale.

Object Lock protegge le versioni degli oggetti da cancellazioni o sovrascritture per il periodo definito dalla policy e secondo la modalità configurata. L’immutabilità elimina il rischio che ransomware, errori o credenziali amministrative compromesse rendano inutilizzabile anche l’ultima copia disponibile; non sostituisce però la separazione delle credenziali, i controlli sugli accessi e le prove periodiche di ripristino.

La strategia definita da AXOL Server con il team IT di Centrogest comprende infine un NAS per i backup a livello di file, la protezione locale dei dati Microsoft 365 e snapshot replicati dei volumi.

Ogni livello copre un rischio diverso: il cluster assorbe il guasto di un nodo, gli snapshot accelerano il ritorno a uno stato precedente, il repository locale protegge da errori e cancellazioni, la copia immutabile interviene quando l’ambiente primario è compromesso.

AXOL Server integra l’UPS nella continuità operativa

Per affrontare anche il rischio elettrico, AXOL ha fornito e integrato un UPS dedicato Ablerex Mars 6000 RTC da 6 kVA/6 kW. Il cluster utilizza così due linee: una collegata all’impianto generale di Centrogest, già protetto da un gruppo di continuità centralizzato, e una seconda riservata alla nuova infrastruttura.

AXOL Server ha integrato il gruppo di continuità con Proxmox attraverso NUT, Network UPS Tools. Quando la carica delle batterie scende sotto il 30%, il sistema avvia una sequenza controllata: arresta prima le macchine virtuali e poi i nodi del cluster.

Se l’interruzione supera l’autonomia disponibile, database e file system non vengono lasciati in uno stato incoerente da uno spegnimento improvviso. La procedura riduce il rischio di corruzione dei dati e di un ripristino più lungo, senza trasformare l’UPS in una garanzia assoluta contro ogni fermo.

AXOL Server e Centrogest completano la migrazione in circa tre settimane

Il passaggio dalla piattaforma VMware al nuovo cluster ha richiesto circa tre settimane. Le macchine meno critiche sono state trasferite nei giorni lavorativi; i sistemi più delicati nei fine settimana. Alcuni servizi, fra i quali Exchange, hanno richiesto un fermo programmato. “Durante i giorni infrasettimanali abbiamo passato le macchine meno importanti, mentre nei weekend abbiamo migrato quelle più delicate”, spiega Felici.

Il passaggio dai dischi rotativi agli NVMe ha inciso soprattutto sui database SQL e sulle query lanciate dagli utenti tramite Excel. Il progetto ha incluso anche il rinnovo della rete aziendale, che utilizzava ancora switch Fast Ethernet e access point non più adeguati al numero di dispositivi collegati. “Il database SQL ne ha giovato e di parecchio”, osserva Felici.

On-premise e cloud vengono valutati servizio per servizio

La nuova infrastruttura non implica che tutti i dati e le applicazioni saranno on-premise. Centrogest valuterà anche di spostare alcuni carichi di lavoro sul cloud in base a requisiti operativi, costi e complessità di gestione. I gestionali, fra cui SAP Business One e il verticale per il facility management, resteranno nel data center aziendale; Exchange viene invece trasferito progressivamente sui server di Microsoft con una configurazione ibrida. “Abbiamo l’infrastruttura on-premise e stiamo portando determinati servizi in cloud”, spiega Felici.

AxolServer_cluster_Proxmox_Lomazzo-Ivrea

La posta elettronica è in questo caso critica, perché molti ticket dei clienti transitano dalle caselle email: l’azienda gestisce circa 350 mailbox attive e sta valutando come distribuire i carichi fra Exchange Online, l’ambiente locale e un ulteriore provider cloud. “Per noi la posta elettronica è un servizio fondamentale come il gestionale”, sottolinea Felici.

Il cluster conserva margine di crescita: le schede madri dispongono di banchi RAM liberi e ogni nodo può accogliere altre unità NVMe. L’espansione può avvenire in verticale, potenziando i server, o in orizzontale, aggiungendo nodi. In quest’ultimo caso i dati vengono ridistribuiti nel cluster, mentre la rete a 10 GbE offre ancora capacità disponibile.

Il contributo di AXOL ha coperto assessment, dimensionamento, fornitura dei nodi e del server di backup, configurazione di Proxmox e dello storage distribuito, migrazione delle macchine virtuali, integrazione dell’UPS e protezione off-site. Dal punto di vista di Centrogest, il valore del partner sta nella capacità di tenere insieme queste componenti.

Il caso Centrogest mostra che il ruolo di un integratore come AXOL Server non si esaurisce nella scelta dell’hypervisor o nella fornitura dell’hardware. La continuità operativa richiede di coordinare calcolo, storage, rete, alimentazione, migrazione e copie dei dati all’interno dello stesso disegno, verificandone poi il comportamento sui carichi reali.


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