EURUSD di ActivTrades — TradingView


ROTAZIONE DI PORTAFOGLIO A WALL STREET

Nella seduta del 28 luglio 2026, Wall Street ha registrato un andamento fortemente contrastato, caratterizzato da una massiccia rotazione settoriale fuori dalla tecnologia e verso la cosiddetta “vecchia economia”. In gergo finanziario, potremmo definirla una rotazione dal growth al value.

Gli investitori si sono mostrati prudenti in vista delle trimestrali delle Big Tech e dell’imminente riunione della Federal Reserve, prevista per questa sera alle ore 20:00 italiane.

Il Dow Jones ha chiuso in forte rialzo, a +1,22%, mettendo a segno la terza sessione consecutiva positiva, trainato dai titoli industriali e difensivi. L’S&P 500 ha terminato la giornata invariato, mentre il Nasdaq ha chiuso in territorio negativo, con un calo dello 0,76%.

Il comparto dei semiconduttori e dei titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale ha subìto pesanti vendite. Sembra essere in atto una fuga dai titoli AI che, per certi aspetti, ricorda le dinamiche osservate durante la bolla Dot-Com, con gli investitori alla ricerca di asset considerati più sicuri.

Sul fronte macroeconomico, l’indice di fiducia dei consumatori pubblicato ieri ha mostrato una lieve flessione, attestandosi a 90,8 punti nel mese di luglio. Gli operatori hanno quindi spostato l’attenzione sulla riunione della Fed di questa sera che, secondo alcune analisi, potrebbe persino portare a un rialzo dei tassi già da oggi.

Sul piano geopolitico, proseguono le trattative tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, il prezzo del petrolio rimane intorno agli 80 dollari al barile, dopo il forte ribasso registrato nelle due sessioni precedenti.

VALUTE

Pochi cambiamenti sul mercato valutario, che continua a essere il più stabile in assoluto. L’EUR/USD resta ancorato tra 1,1350 e 1,1450, in un equilibrio che può apparire fragile ma che, finora, si è dimostrato più solido del previsto.

Al momento manca una tendenza direzionale chiara e il mercato attende un catalizzatore in grado di modificare gli attuali equilibri.

L’USD/JPY oscilla tra 163,30 e 164,00, in un contesto di attesa per la decisione della Bank of Japan e per le dichiarazioni dei banchieri centrali giapponesi.

Le oscillazioni continuano a rientrare in ampi trading range, una dinamica che coinvolge anche il Cable. Pur mostrando una volatilità superiore rispetto all’euro, la sterlina rimane compresa tra 1,3260 e 1,3410.

L’EUR/GBP continua a risalire e sembra voler puntare all’area di 0,8600. Bene anche l’EUR/CHF, che si mantiene sopra 0,9315 con possibili obiettivi in area 0,9450, mentre l’USD/CHF si avvicina al supporto chiave di 0,8165.

Le valute oceaniche restano stabili sopra i principali livelli di supporto, che per il momento stanno continuando a reggere.

PETROLIO

Mercoledì il prezzo del petrolio greggio è balzato di oltre il 4%, riportandosi verso gli 83 dollari al barile e interrompendo una serie negativa di tre sedute consecutive.

A sostenere il rialzo è stato il riaccendersi delle ostilità in Medio Oriente, che ha alimentato nuovamente le tensioni geopolitiche dopo alcuni giorni di relativa calma, aumentando i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche.

L’esercito statunitense ha dichiarato di aver intercettato con successo quello che ha definito un attacco a sorpresa iraniano contro le truppe americane di stanza nella regione.

Nel frattempo, le milizie irachene sostenute dall’Iran hanno lanciato droni contro impianti petroliferi nell’Arabia Saudita orientale per il secondo giorno consecutivo, sebbene l’entità dei danni non sia ancora stata chiarita.

Sul fronte diplomatico, l’Iran ha respinto la proposta avanzata dall’Oman per una condivisione paritaria del controllo dello Stretto di Hormuz, ribadendo che Teheran deve mantenere il pieno controllo del canale di navigazione in entrata e di parte di quello in uscita.

ORO

Mercoledì l’oro si è attestato intorno ai 4.020 dollari l’oncia, mantenendo le perdite della seduta precedente.

A influenzare il metallo prezioso è stato soprattutto il rimbalzo del petrolio causato dalla ripresa delle ostilità in Medio Oriente, che ha riacceso le tensioni geopolitiche e mantenuto alta l’attenzione degli investitori sulle pressioni inflazionistiche e sulle prospettive dei tassi di interesse.

Gli operatori attendono inoltre la decisione di politica monetaria della Federal Reserve che, secondo il consenso prevalente degli analisti, dovrebbe lasciare i tassi invariati. Non mancano però posizioni più aggressive che ipotizzano un rialzo preventivo già in questa riunione.

I mercati continuano infatti a prezzare una probabilità di circa un terzo per un aumento dei tassi, riflettendo un livello di incertezza insolitamente elevato a così breve distanza da una decisione di politica monetaria, nonostante i ripetuti appelli del presidente Donald Trump a favore di tassi più bassi.

Gli operatori attribuiscono inoltre circa l’80% di probabilità a un rialzo dei tassi nel meeting di settembre, rafforzando l’idea che il costo del denaro possa rimanere elevato ancora a lungo.

AUSTRALIA

Il tasso d’inflazione annuale in Australia è inaspettatamente sceso al 3,8% nel mese di giugno 2026, rispetto sia al dato di maggio sia alle attese degli analisti, fissate al 4,0%.

Nonostante il rallentamento, l’inflazione resta al di sopra dell’intervallo obiettivo del 2-3% stabilito dalla banca centrale australiana.

Si tratta dell’aumento più contenuto da febbraio. In particolare, l’inflazione dei beni si è moderata al 3,5%, il livello più basso degli ultimi quattro mesi.

Di contro, l’inflazione dei servizi è salita dal 3,7% al 4,0%, confermando una dinamica dei prezzi ancora sostenuta nelle componenti più persistenti dell’economia.

L’indice CPI medio si è attestato al 3,6% su base annua, il valore più elevato da settembre 2024 ma inferiore alle aspettative del mercato, che indicavano il 3,7%.

L’indice CPI mediano è invece salito al 3,7%, dopo il 3,6% registrato a maggio.

Su base mensile, il CPI ha sorprendentemente evidenziato una flessione dello 0,1%, segnando il secondo calo consecutivo e smentendo le aspettative che prevedevano un aumento dello 0,2%.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

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