Con un investimento iniziale di 7 milioni di euro è stato approvato il piano che consentirà di effettuare le indagini ambientali, progettare gli interventi e avviare la messa in sicurezza di una delle aree più critiche del territorio pontino.
Per ammissione della stessa Regione Lazio, occorrerebbero almeno 15 milioni di euro per risanare completamente la zona, ma al momento le casse regionali possono impegnare solo 7 milioni di euro.
Questo primo intervento, comunque, riuscirà a chiarire quanto materiale è stato interrato (la stima è di 2,6 milioni di metri cubi) e quanto si è espanso l’inquinamento.
L’obiettivo è comprendere con precisione lo stato di contaminazione del sito e realizzare gli interventi necessari per ridurre i rischi ambientali e sanitari.
La storia dell’ex discarica di Aprilia
L’area di Sant’Apollonia è stata utilizzata come discarica per rifiuti solidi urbani dal 1982 fino al 5 aprile del 198, in un periodo precedente all’entrata in vigore delle moderne norme ambientali.
Il sito è stato realizzato senza quelle opere oggi considerate indispensabili per evitare la dispersione degli inquinanti.
I testimoni residenti in zona parlano di centinaia di camion che trasferirono per anni materiale nella discarica senza alcun controllo.:
“Venivano decine e decine di camion a tutte le ore, anche di notte, scaricavano in continuazione, senza mai fermarsi”.
“Camion da tutta Italia, con le targhe del nord Italia, scaricavano anche una gran quantità di liquidi”.
“Quando passeggiavo lungo il fosso per fare asparagi, si sentiva il calore venire da sotto terra, là dove avevano scaricato”.
Nel corso degli anni la discarica è stata chiusa, ma non è mai stata completamente bonificata.
Nello stesso sito si sta oggi approntando una nuova discarica, praticamente incastrata tra i bacini di rifiuti della vecchia discarica.

La documentazione tecnica evidenzia che il sito della vecchia discarica è privo dei principali sistemi di protezione ambientale:
- impermeabilizzazione del fondo della discarica;
- sistemi di raccolta e gestione del percolato;
- copertura superficiale conforme agli standard attuali;
- un sistema strutturato di monitoraggio ambientale.
L’assenza di queste opere rende possibile, anzi molto probabile, il contatto tra i rifiuti e il terreno circostante, con il rischio che sostanze inquinanti possano raggiungere le matrici ambientali, in particolare la falda acquifera.
Per questo motivo il sito è inserito nella pianificazione regionale dedicata alla bonifica dei siti contaminati.
Un sito enorme: oltre 21 ettari e circa 2,6 milioni di metri cubi di rifiuti
Il Documento di indirizzo preliminare allegato alla determina offre un quadro molto più chiaro delle dimensioni dell’intervento.
L’ex discarica occupa infatti una superficie complessiva di circa 21 ettari ed è suddivisa in quattro grandi aree, denominate Zona A, Zona B, Zona C e Zona E.


Nel complesso si stima che siano presenti circa 2,6 milioni di metri cubi di rifiuti, distribuiti nei diversi bacini realizzati nel corso degli anni.
Secondo le ricostruzioni tecniche:
- la Zona A contiene circa 542 mila metri cubi di rifiuti;
- la Zona B circa 919 mila metri cubi;
- la Zona C quasi 592 mila metri cubi;
- la Zona E circa 571 mila metri cubi.
Le dimensioni dell’impianto spiegano la complessità della bonifica e l’importanza di procedere per fasi.
Accuse reciproche tra Comune, Regione, Ministro
Negli anni erano già stati predisposti alcuni studi preliminari. Nel 2019 il Comune di Aprilia aveva elaborato un piano di indagini ambientali per verificare lo stato del sito.
Successivamente Sant’Apollonia era stata inserita tra i cosiddetti “siti orfani”. Scrive infatti la Regione:
“Non risulta individuabile un responsabile della contaminazione ovvero non risultano soggetti obbligati che abbiano provveduto agli interventi necessari”
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha finanziato gli interventi di bonifica, con il Comune di Aprilia individuato come soggetto attuatore. Per la bonifica di questa discarica erano stati stanziati ben 14 milioni di euro.
L’iter, però, non è arrivato a conclusione e i soldi si sono “persi”.
Secondo la Regione Lazio a causa del Comune di Aprilia che ha comunicato la rinuncia al ruolo di soggetto attuatore.
Il Comune di Aprilia, dal canto suo aveva spiegato che i tempi per completare la bonifica non c’erano e tentare di farla avrebbe solo portato al fallimento del Comune stesso, se la Regione o il Ministero dell’Ambiente non avessero fornito le garanzie finanziarie.
Leggi anche: È ufficiale: persi i 14 milioni per la bonifica della discarica di Aprilia: le vere responsabilità (che nessuno dice)
Al di là delle reciproche accuse, il risultato è stato che la bonifica non è stata fatta, i soldi sono tornati indietro e in più è stato rilasciato il permesso di costruire una nuova discarica nella stessa zona.
Le prime attività previste
Ora la Regione Lazio ha approvato innanzitutto un provvedimento con il nuovo piano di indagini ambientali, aggiornando quello predisposto nel 2019.
Prima di progettare la bonifica definitiva sarà necessario raccogliere dati molto più approfonditi sullo stato del terreno e delle acque.
Le attività previste comprendono:
- indagini ambientali sull’intero sito;
- rilievi topografici;
- pulizia delle aree;
- preparazione del cantiere;
- ripristino dei primi sistemi di protezione ambientale;
- monitoraggio delle matrici ambientali;
- validazione scientifica dei dati.
In questa fase avrà un ruolo importante anche ARPA Lazio, che fornirà il supporto tecnico-scientifico per i controlli ambientali.
Gli obiettivi della bonifica
Il Documento di indirizzo preliminare individua con chiarezza gli obiettivi dell’intervento.
La strategia della Regione Lazio punta a:
- ridurre il rischio ambientale e sanitario;
- conoscere con precisione il livello di contaminazione;
- effettuare un’analisi del rischio specifica del sito;
- individuare la soluzione più efficace tra bonifica e messa in sicurezza permanente;
- stabilizzare definitivamente l’area limitando gli impatti sull’ambiente.
Uno degli aspetti ritenuti più delicati riguarda la gestione del percolato e la protezione della falda acquifera, indicata come il principale potenziale recettore di eventuali contaminazioni.
Il dubbio: proteggere o portare tutto via?
Nel calcolare i costi la Regione Lazio dichiara che questi sono condizionati dalla scelta del tipo di intervento che sarà fatta: “Rimozione” o “Messa in sicurezza”?
Con la “Rimozione” si prevede in pratica di portare via dalla zona tutto il materiale inquinato. Sono dunque previste le fasi di scavo, di trasporto e infine di ripristino del terreno pulito.
Per quanto riguarda la possibilità di “Messa in sicurezza“, questa prevederebbe il capping (ovvero la copertura) superficiale, l’impianto di estrazione del percolato e la creazione di diaframmi plastici consistenti in barriere verticali per isolare la zona inquinata.
C’è un commento che lascia trasparire quale sia la preferenza della Regione Lazio:
“Con i volumi in gioco è meglio optare per “isolare” il sito invece di svuotarlo”.
A questi interventi si aggiungerebbero poi quelli relativi alla bonifica delle acque sotterranee, se si dovesse trovare che sono state già contaminate. Cosa molto probabile visto l’inquinamento già accertato nei pozzi privati della zona.
Stanziati 7 milioni di euro, ma ne servono 15
La Determina della Regione Lazio approva quindi un quadro economico da 7 milioni di euro.
Le risorse saranno utilizzate per finanziare le indagini preliminari, la progettazione, gli incarichi tecnici, il supporto di ARPA Lazio e la realizzazione delle prime opere di messa in sicurezza, con particolare attenzione alle Zone C ed E della discarica.
Il Documento di indirizzo preliminare evidenzia però che il fabbisogno economico complessivo è ben più elevato.
La stima tecnica indica infatti che per completare tutti gli interventi necessari serviranno circa 15 milioni di euro.
Le risorse oggi disponibili consentono quindi di avviare la prima parte del percorso, in attesa dei finanziamenti necessari per completare la bonifica dell’intero sito.
Un intervento destinato a svilupparsi negli anni
La Regione Lazio ha già costituito il gruppo di lavoro incaricato di seguire tutte le fasi dell’operazione e ha dato formalmente avvio al procedimento amministrativo che porterà all’accertamento dello stato di contaminazione delle matrici ambientali.
Solo dopo i risultati delle indagini sarà possibile definire nel dettaglio il progetto definitivo di bonifica o di messa in sicurezza permanente.
L’intervento rappresenta comunque un passaggio importante per affrontare una situazione ambientale che si trascina da decenni.
L’Assessore regionale ai Rifiuti e Tutela del territorio Fabrizio Ghera aveva promesso un intervento per la bonifica del sito, dopo la figuraccia che gli enti pubblici avevano fatto (tutti insieme) per la perdita dei fondi europei.
Ghera è riuscito a trovare una importante somma da impiegare subito, un risultato certamente importante.
Come importante, però, sarà riuscire poi a trovare le ulteriori risorse per completare l’intervento.
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Stefano Carugno
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