Prosegue la stagione delle trimestrali USA: bene i profitti, allamano le Capex.
Sulle imminenti scelte della FED pesa soprattutto il rischio di inflazione.
Metalli preziosi e cryptos: depressione cronica, o base di ripartenza?
Le Borse europee chiudono una settimana caratterizzata da forte volatilità, sospese tra escalation geopolitica, timori inflazionistici e dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Dopo il violento sell-off del “giovedì nero”, i listini hanno recuperato terreno nell’ultima seduta, sostenuti soprattutto dal comparto bancario. Milano ha terminato venerdì 24 luglio in rialzo, +0,95, in linea con Parigi (+0,8%), Francoforte (+1,3%) e Londra (+0,9%).
Il rimbalzo non è però bastato a salvare il bilancio settimanale di Piazza Affari, che con -1,5% è risultata l’unica grande Borsa europea in territorio negativo, diventando il fanalino di coda del continente. Performance contenute anche per Francoforte (+0,1%) e Parigi (+0,4%), mentre Madrid ha guadagnato l’1% e Londra ha brillato con +2,3%, favorita dal venir meno dell’incertezza politica dopo la nomina del nuovo premier Andy Burnham.
A condizionare i mercati è stato soprattutto il deterioramento dello scenario internazionale. Le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno riportato il petrolio oltre 100 dollari/barile, mentre gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e il blocco del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno alimentato i timori di nuove interruzioni delle forniture energetiche.
Negli Stati Uniti, Wall Street, nella seduta di venerdì 24, ha continuato invece a mostrare un andamento disomogeneo: Dow Jones +0,42%, S&P500 +0,06% e Nasdaq -0,64%, penalizzato ancora una volta dalle vendite sul comparto dei semiconduttori. Sul fronte commerciale rimangono inoltre le preoccupazioni per i nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump, con tariffe comprese tra il 10% e il 12,5% sui principali partner commerciali.
Parallelamente, il mercato continua a interrogarsi sulla capacità dei colossi tecnologici di sostenere i massicci investimenti richiesti dalla corsa all’AI, nonostante risultati societari nel complesso solidi.
Con il progressivo allentamento della tensione nel fine settimana, gli operatori hanno però ritrovato un po’ di fiducia. Il Brent è rapidamente sceso stamane, 27 luglio, a 90,4 dollari/barile (-7%), dopo aver chiuso venerdì la quarta settimana consecutiva di rialzi (+10%) e aver toccato un picco vicino ai 102 dollari.
Già nella seduta di venerdì il greggio aveva corretto a circa 96 dollari, pur mantenendo un progresso settimanale del 9%, col WTI 89 dollari. Nonostante la pausa negli attacchi statunitensi, Washington ha confermato che il blocco navale nei confronti dell’Iran resta operativo.
Nel frattempo gli Houthi hanno colpito infrastrutture petrolifere saudite lungo il Mar Rosso, aumentando i rischi anche per la rotta alternativa utilizzata tramite l’oleodotto East-West Pipeline e lo stretto di Bab al-Mandeb.
L’emergenza energetica continua a riflettersi anche sul mercato del gas. Dopo aver superato 64 euro per megawattora, massimo dall’inizio del 2023, il TTF europeo è arretrato del 9% a 58, ma conserva un rialzo del 10% nell’ultima settimana e oltre +110% da inizio anno.
La corsa alle scorte in vista dell’inverno resta intensa:le temporanee interruzioni delle esportazioni di gas liquefatto dal Qatar attraverso Hormuz stanno inoltre ridisegnando i flussi energetici diretti verso l’Europa.
L’avvio della nuova settimana appare comunque più costruttivo. Le Borse asiatiche hanno beneficiato del forte arretramento del petrolio: il Nikkei guadagna 0,3%, il Sensex indiano 0,7%, il Kospi 0,5%, l’Hang Seng 0,8% e il CSI300 0,2%, mentre il Taiex-Taipei arretra -0,6%.
Nel comparto dei beni rifugio, oro e argento hanno interrotto due settimane consecutive di ribassi. L’oro quota 4.090 dollari/oncia (+1%), mentre l’argento sale a 59,30 (+1,6%).
Il bilancio dell’ultima settimana segna rispettivamente +1% e +4%, anche se da inizio anno restano in calo del 5,5% e del 17%. Gli acquisti tecnici in area 4.000 dollari hanno sostenuto il metallo giallo, mentre le posizioni speculative rialziste sono aumentate di 4.450 contratti, raggiungendo 141.060 lotti, il livello più elevato degli ultimi sei mesi.
Sul mercato valutario, l’euro/dollaro tratta intorno a 1,14, in lieve calo dello 0,3%, dopo aver registrato la migliore settimana dell’ultimo mese (+0,70%). Cresce intanto l’attenzione per la riunione della Federal Reserve del 29 luglio. Secondo il CME FedWatch, la probabilità di tassi invariati è scesa al 62%, dall’87% della settimana precedente, mentre le possibilità di un rialzo di 25 punti base sono salite dal 13% a quasi 38%.
Anche il mercato obbligazionario riflette il ritorno delle pressioni inflazionistiche. Il rendimento del Treasury decennale è salito di 14 punti base nelle ultime cinque sedute, raggiungendo il 4,67%, massimo da dicembre 2024, mentre il Treasury a due anni è avanzato di oltre 16 punti base al 4,33%, livello più alto da febbraio.
Infine, il Bitcoin recupera l’1,2% a 65.300 dollari, dopo aver corretto dai massimi settimanali di 67.000 dollari. La ripresa resta però fragile, come dimostrano i deflussi superiori a 465 milioni di dollari registrati dagli ETF spot statunitensi il 23 e 24 luglio, che hanno interrotto una serie positiva di sette sedute consecutive.
L’attenzione degli investitori rimane ora rivolta anche all’evoluzione del Clarity Act, la proposta di legge destinata a definire il quadro regolamentare del mercato delle criptovalute negli Stati Uniti.
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