Pubblicato il V Rapporto Economico dell’Alto Lazio


Pubblicato il V Rapporto Economico dell’Alto Lazio. La pubblicazione del documento giunge a compimento delle due intense Giornate dell’Economia organizzate nei giorni scorsi a Viterbo e Rieti. Elaborato dall’Ufficio Statistica dell’Ente camerale, il Rapporto mette a disposizione di istituzioni, operatori economici e cittadini un quadro informativo completo con dati aggiornati, indicatori macroeconomici e approfondimenti tematici. Il documento si conferma un fondamentale strumento di riferimento per interpretare l’evoluzione del tessuto economico locale e individuarne le migliori opportunità di sviluppo.

Il Rapporto offre un’analisi dettagliata sull’andamento dei principali comparti produttivi, sulle performance del sistema imprenditoriale e sulle prospettive di crescita di un territorio dinamico e in trasformazione.

La principale novità di questa quinta edizione è rappresentata da uno specifico focus dedicato alle Società Benefit, di cui sono stati analizzati l’impatto, la diffusione e il peso economico nell’Alto Lazio. Di queste realtà il Report evidenzia il valore aggiunto di queste realtà capaci di coniugare gli obiettivi finanziari e di redditività con finalità di beneficio comune, responsabilità sociale e sostenibilità ambientale, tracciando un modello d’impresa sempre più centrale per lo sviluppo del territorio. A questo proposito si segnala che è ancora possibile partecipare alla Benefit Competition (https://www.mimit.gov.it/it/benefit/competition)

I – Scenario internazionale e nazionale. 
Il World Economic Outlook di aprile 2026 del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha tracciato il
bilancio di un 2025 in cui l’economia globale ha mostrato una fragile tenuta, per poi dover
fronteggiare nel 2026 un severo banco di prova a causa dell’acuirsi delle tensioni internazionali. La
crescita del Pil mondiale per il 2026 viene stimata in rallentamento al 3,1 per cento (rispetto al 3,2
per cento del 2025), delineando uno scenario di profonda incertezza dominato da quelle che il Fmi
definisce “le ombre della guerra” e da marcate divergenze tra le diverse macroaree.
L’incertezza è prima di tutto di natura geopolitica. Il 2025 si è chiuso e il 2026 si è aperto con uno
scenario internazionale ad altissima tensione. La guerra in Ucraina continua a rappresentare un fattore
di instabilità strutturale. A questa si è aggiunto il grave allargamento della crisi in Medio Oriente,
trasformatasi in un conflitto aperto che sta generando un nuovo e severo shock sul fronte dell’offerta
energetica (paragonato dall’Fmi, per potenziale gravità, alla crisi petrolifera del 1974). Le persistenti
tensioni nel Mar Rosso e le perturbazioni delle catene logistiche globali hanno continuato ad
aumentare i costi e i tempi di spedizione. Inoltre, la corsa al riarmo e l’aumento della spesa militare
globale – sebbene offrano un effimero stimolo nel breve termine – stanno deviando permanentemente
risorse cruciali, minando la sostenibilità fiscale dei Paesi e spiazzando la spesa sociale e per gli
investimenti produttivi.
Anche il multilateralismo resta in crisi profonda. La frammentazione commerciale e le politiche
protezionistiche hanno subito un’ulteriore accelerazione, esacerbate dai nuovi dazi e dalle rinnovate
tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. L’Unione Europea si trova schiacciata nella complessa
posizione di dover difendere la propria industria (ad esempio, dall’eccesso di capacità produttiva
asiatica o dalla debolezza del proprio settore automotive) senza restare vittima di ritorsioni
commerciali incrociate. Questa frammentazione paralizza la pianificazione a lungo termine delle
imprese, che si trovano a operare in un mondo dove le catene del valore vengono continuamente
ridisegnate per decreto politico.
Sul fronte macroeconomico, se nel 2025 l’inflazione sembrava essersi avviata verso un ritorno ai
target, il 2026 ha visto una preoccupante interruzione di questo percorso. I rincari delle materie prime
energetiche hanno spinto le stime sull’inflazione globale nuovamente in salita (verso il 4,4%). Questo
pone le banche centrali, come la Federal Reserve e la BCE, dinanzi all’ennesimo dilemma sul percorso
della definizione dei tassi di interesse che prima sono stati rallentati o rimandati, delineando uno
scenario “higher for longer” (tassi alti più a lungo) e poi abbandonati per tornare sull’aumento dei
tassi stessi. Il perdurare e addirittura l’aggravarsi di condizioni finanziarie restrittive continua dunque a pesare aspramente sul credito per le famiglie e le imprese.
A livello globale, il 2025 si è chiuso confermando una crescita complessiva attorno al 3,2%, una
performance definita dal FMI di “tenue resilienza”. Questo risultato è stato tuttavia il frutto di forze
contrapposte: da un lato, il progressivo rientro dell’inflazione verso i target delle banche centrali nella prima parte dell’anno ha ridato parzialmente ossigeno al potere d’acquisto delle famiglie; dall’altro, l’inasprimento delle barriere tariffarie e l’incertezza sulle politiche commerciali (in particolare l’avvio della nuova postura protezionistica statunitense) hanno iniziato a congelare gli investimenti industriali transfrontalieri.
Nell’Area Euro, il PIL ha registrato una crescita complessiva dell’1,4% (+1,5% nell’intera Unione
Europea), un dato che mostra un parziale recupero rispetto al debolissimo 2024, ma che cela profonde asimmetrie geografiche e settoriali. La Spagna si è confermata l’outlier d’Europa, chiudendo il 2025 con un robusto +2,8%, trainata dai servizi, dal turismo e da una forte dinamica occupazionale. La Francia ha mantenuto una crescita stabile attorno allo 0,9%, in linea con la sua media storica recente.
La Germania ha evitato la recessione tecnica ma è rimasta l’anello debole della spina dorsale europea, fermandosi a un asfittico +0,2%. La crisi strutturale del modello tedesco – legato alla manifattura pesante, all’automotive e alla dipendenza dall’export verso la Cina – ha continuato a pesare sull’intera catena di subfornitura continentale.
Fuori dall’Europa, gli Stati Uniti, +2,1%, hanno continuato a mostrare tassi di crescita superiori alle
economie avanzate concorrenti, sebbene in fisiologica decelerazione verso la fine dell’anno a causa
del persistere di tassi d’interesse reali elevati. Tra i mercati emergenti, l’India ha mantenuto la
leadership della crescita globale (+7,6%), mentre la Cina ha mostrato i segni di un rallentamento
strutturale, faticando a sostenere la domanda interna anche a causa della mai risolta crisi del settore immobiliare, segnando comunque un +5%..
Se il 2025 è stato l’anno di una “tenue resilienza”, il 2026 si profila come l’anno dell’impatto dei grandi shock. L’Area Euro, duramente colpita dai costi energetici e dalla perdurante debolezza
manifatturiera, è prevista in espansione di appena l’1,1% nel 2026 dal Fmi (con le stime Bce
addirittura più caute, allo 0,8%). La Germania, storico traino europeo, mostra una ripresa del tutto
asfittica attorno allo 0,8%. La Spagna si conferma invece un’eccezione positiva con un robusto +2,1%.
Oltreoceano, gli Stati Uniti fisiologicamente rallentano a un +2,3% nel 2026 dopo la forte espansione passata. Nelle economie emergenti, la Cina cerca di governare la sua complessa transizione interna frenando al 4,4% (rispetto all’obiettivo governativo del 5%), l’India continua la sua vigorosa corsa (+6,5%), mentre la Russia, esaurita l’iniziale spinta dell’economia di guerra, vede il Pil flettere all’1,1%.
Per quanto riguarda l’Italia, il 2025 si è chiuso con una modesta crescita del Pil dello 0,5% (dati Istat).
La crescita è stata interamente sostenuta dalla domanda interna e dagli investimenti (spinti
essenzialmente dal PNRR), mentre la domanda estera netta, seppur in presenza di un incremento delle
esportazioni del 3,3%, ha fornito un contributo negativo (-0,7 punti percentuali), frenata dal debole
contesto internazionale. Il mercato del lavoro ha comunque mostrato una buona tenuta, con gli
occupati in aumento (+1,3%) e il tasso di disoccupazione sceso al 6,1%.
Tuttavia, il quadro internazionale fin qui delineato si traduce per il 2026 in una serie di vulnerabilità
acute che mettono a dura prova la resilienza del nostro sistema produttivo. Le proiezioni di aprile
2026 (concordi tra FMI, Istat e Banca d’Italia) fissano la crescita italiana per il biennio 2026-2027 ad un debole +0,5%. Gli shock successivi impattano il Paese su tre fronti principali: commercio estero, costi energetici e finanza pubblica.
In primis, si evidenzia la vulnerabilità dell’export. L’economia italiana, orientata all’esportazione e
integrata nelle catene del valore globali, subisce pesantemente l’effetto del protezionismo. Il persistere della stagnazione industriale in Germania ha un effetto di trascinamento negativo diretto su tutta la subfornitura italiana, in particolare per i comparti della meccanica strumentale e dell’automotive del Nord e Centro Italia.
Il fronte più caldo torna però a essere quello energetico e logistico. L’impennata dei prezzi delle
materie prime causata dal conflitto in Medio Oriente sta colpendo l’Italia più di altri partner. La Banca d’Italia stima per il 2026 una fiammata dell’inflazione al consumo in Italia verso il 2,6%. Questo nuovo shock sui prezzi si traduce in una immediata erosione del potere d’acquisto per le famiglie (comprimendo i consumi) e in una severa perdita di competitività per i settori manifatturieri energivori del nostro Paese (dalla ceramica alla carta). A questo si aggiungono i danni causati dall’instabilità del Mar Rosso, che dirottano merci e traffico marittimo lontano dai porti del Mediterraneo, penalizzando la nostra logistica.
In questo scenario globale di bassa crescita e inflazione in risalita, la gestione della finanza pubblica
italiana diventa estremamente complessa. Il nuovo rialzo dei tassi della BCE, necessario per frenare
i rincari energetici, mantiene elevato il costo di rifinanziamento del nostro ingente debito pubblico.
La necessità di rispettare i rigidi parametri del nuovo Patto di Stabilità, unita a un quadro
macroeconomico fragile, annulla di fatto i margini di manovra fiscale del Governo. Diventa pertanto
vitale e imprescindibile la piena ed efficiente messa a terra dei fondi del PNRR, che si conferma
l’unico, vero motore anticiclico a disposizione per sostenere gli investimenti, accompagnare le
transizioni (digitale ed ecologica) e modernizzare il Paese ed aumentarne la competitività in un
contesto così avverso.
II – L’evoluzione economica delle province di Viterbo e Rieti nel 2025
Passando all’analisi territoriale, nel corso del 2025 il contesto economico delle province di Viterbo e
di Rieti ha evidenziato un andamento divergente dei vari indicatori in qualche caso confermando i
valori del 2024. Come scritto sopra, il sistema Paese ha ancora ridotto la crescita modesta dello scorso anno, con il PIL fermo al + 0,5%. La regione Lazio, che ha chiuso con un migliore +0,7%. Le province di Rieti e Viterbo, secondo le stime Prometeia, presentano un andamento negativo: la provincia di Viterbo dopo la straordinaria crescita del 2024 ritraccia, segnando un -0,4% cosi come la provincia di Rieti che presenta un dato leggermente migliore ma sempre negativo con una variazione del -0,2%.
Le previsioni di aprile per il 2026 dello stesso Istituto fanno prefigurare un andamento leggermente
peggiore della regione Lazio, +0,4% ed in leggero miglioramento per Viterbo, stabile, e Rieti, +0,1%.
Per quanto riguarda il movimento anagrafico delle imprese nella provincia di Rieti, si sono registrate
737 iscrizioni e 707 cancellazioni dal Registro imprese della Camera di Commercio, con un saldo
positivo pari a 30 imprese ed un tasso di crescita dello 0,2%. Un tasso di crescita leggermente
superiore (+0,3%) si registra nella Tuscia, dove a fronte di 1.687 iscrizioni si rilevano 1.595
cancellazioni, con un saldo positivo di 92 unità.
I settori tradizionali sono quelli più sofferenti, il settore del commercio, sia le imprese viterbesi che
quelle reatine, subiscono nel 2025 una flessione identica e pari al -2,1%, seguitando il trend negativo che ha caratterizzato il settore negli ultimi anni. Il settore delle costruzioni segna, nel 2025, un minore decremento per Viterbo, più consistente invece per Rieti, rispettivamente -0,2% e – 0,6%. Stessa tendenza per le attività manifatturiere, -1,2% provincia di Viterbo e -2,6% provincia di Rieti. Anche le imprese di servizi di alloggio e ristorazione mostrano una leggera variazione negativa pari al -0,8% a Viterbo e -1% a Rieti.
Sul fronte opposto le attività immobiliari su Viterbo con un +1,5%, mentre Rieti in controtendenza
con una variazione del -0,6%, il settore delle attività finanziarie e assicurative +3,3% Viterbo e +2% Rieti; e soprattutto le attività professionali, scientifiche e tecniche che seguitano nel trend degli ultimi anni: +2,9% a Viterbo +2,8% a Rieti.
Bilancio leggermente negativo, nel primo trimestre 2026, all’anagrafe delle imprese dell’Alto Lazio.
Sulla base delle rilevazioni delle iscrizioni e cessazioni delle imprese delle province di Rieti e Viterbo,
si rileva un saldo leggermente negativo per entrambe pari al -0,1%, Dati peggiori rispetto al dato
medio nazionale che si ferma ad una sostanziale stabilità, con una variazione appena del +0,01%.
Nella negatività si riscontra un miglioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando
il saldo era negativo maggiore, considerando anche che tradizionalmente il primo trimestre
rappresenta sempre un dato sfavorevole perché raccoglie e consolida le cancellazioni di fine anno.
Per quanto riguarda le esportazioni, le due province dell’Alto Lazio hanno avuto un andamento
positivo: la Tuscia ha evidenziato un discreto incremento delle esportazioni, in continuità con l’anno
prevedente +9,5% rispetto al 2024, il Reatino, in controtendenza con l’anno passato, ha mostrato uno sviluppo esplosivo con un incremento del 48,5%.
Per la Tuscia il comparto migliore è quello dell’agroalimentare con l’agricoltura al +53,6% e la
lavorazione alimentare con un +8,7%. Anche l’importante comparto dei prodotti in porcellana e
ceramica fa registrare nel 2025 una variazione positiva dell’export del +3,6, mentre per i prodotti
tessili e dell’abbigliamento si è evidenziato un calo -7,6%. Per quanto riguarda la provincia di Rieti,
invece, il comparto di gran lunga più significativo all’interno del settore manifatturiero è quello
relativo agli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (con un’incidenza sul totale export
della provincia pari all’80%) che nel 2025 è cresciuto in maniera esponenziale, +73,4 %. Tra gli altri comparti, importante il settore dei macchinari e altre apparecchiature che segna una flessione
dell’export del -1%%, e quello dei computer e apparecchi elettronici ed elettromedicali con un calo
dell’11,3%. Il trend positivo dell’export dell’Alto Lazio prosegue anche nel primo scorcio del 2026.
La provincia di Rieti continua a far segnare i suoi massimi nel primo trimestre dell’anno con un
+24,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Buon risultato anche per la Tuscia che per lo stesso periodo evidenzia un +14,1%. I settori che trascinano questa tendenza risultano gli stessi del 2025. Per la Tuscia sugli scudi l’agroalimentare, (agricoltura +23,4%, alimentare +31,4%) e la ceramica (+8,9%), mentre il tessile e abbigliamento in controtendenza -10,3%. Per il reatino la farmaceutica, ancora in grande spolvero, +35%, sempre in difficoltà meccanica, -18,3% ed elettronica -5%.
Analizzando il mercato del lavoro nel 2025, l’andamento risulta altalenante, per quanto riguarda il
tasso di occupazione, si è registrata una diminuzione sia nel Reatino passando dal 62,7% al 60,8%,
sia nel Viterbese dove è passato dal 63,9% al 62,3%. In particolare, gli occupati della provincia
viterbese risultano 125.874 nel 2025, facendo registrare un calo dell’1,1% mentre nella provincia
reatina risultano pari a 59.024 nel 2025, con una variazione del -2,1% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, ovvero il rapporto tra le persone in cerca di
occupazione e le forze di lavoro, nell’ultimo anno si è registrato un passo indietro rispetto alla buona performance del 2024, per la provincia di Viterbo si è passati dal 5,8% al 7,2%, ed anche la provincia di Rieti, che ha seguito lo stesso trend involutivo ma con meno forza, ha evidenziato un tasso 2025 pari al 7,3% rispetto al 7,2% del 2024.
Nel 2025, i disoccupati nella provincia viterbese risultano 9.694, cioè il 23,9% in più rispetto al 2024, mentre a Rieti se ne contano 4.632, con un -0,9% in meno dell’anno precedente.
Per quanto riguarda il mercato del credito, nella provincia di Viterbo i depositi bancari, dopo la
leggera battuta d’arresto del 2024, sono tornati a crescere, evidenziando un +4,6%. Un dato in linea con l’andamento a livello regionale (+1,7% rispetto al 2024), con quello nazionale +4,2%.
Analogamente anche nella provincia di Rieti i depositi bancari, hanno registrato una risalita con un
dato positivo pari al +3,6 %.
Nella provincia di Viterbo, il 2025 ha segnato un’inversione di tendenza dopo i cali degli ultimi 4
anni: l’anno appena trascorso ha evidenziato, infatti, un aumento dello 0,5%.
Viceversa per la provincia di Rieti continua la flessione dei prestiti, la relativa riduzione del denaro
non è servita a far risalire gli impieghi e permane un segno meno (-1,8%).
Sia per Rieti che per Viterbo sono aumentati i prestiti delle famiglie ma sono diminuiti quelli delle
imprese, una flessione particolarmente rilevante per le imprese reatine che hanno visto ridurre i loro impieghi del 10,5% nel 2025.
A livello nazionale e regionale, il 2025 sempre rispetto al 2024, ha fatto registrare un aumento sia per le imprese che per le famiglie.
Negli ultimi anni si è registrato un generalizzato decremento delle sofferenze bancarie, dato che
denota una diminuzione della rischiosità del credito e la minore difficoltà delle imprese e delle
famiglie a far fronte agli impegni finanziari assunti, dovuto soprattutto ad una più attenta selezione
da parte degli Istituti bancari ed alla possibilità di cessione dei crediti deteriorati. Tale dinamica ha
caratterizzato naturalmente anche la provincia di Viterbo e quella di Rieti, che in questo caso sono
allineate ai trend regionali e nazionali, anche se con valori diversificati. Focalizzando l’attenzione
all’anno 2025 rispetto all’anno precedente, la diminuzione delle sofferenze a Viterbo (-26,9%) risulta essere superiore a quanto evidenziato sia nella regione Lazio (-12,7%) che a livello nazionale (-10,7%). La provincia di Rieti segna una flessione ben diversa, ultima tra le province del Lazio con
un -4,3% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda il turismo, Il 2025 ha segnato una straordinaria espansione per l’Alto Lazio, con
Viterbo che registra un +41,3% negli arrivi e un +25,5% nelle presenze, e Rieti che segna +27,6% di arrivi e +25,4% di presenze rispetto al 2024. Nonostante una permanenza media in calo (3,06 giorni a Viterbo e 2,61 a Rieti), l’indice di internazionalizzazione è in ripresa: Viterbo sale al 25,76% e Rieti al 23,14%, con flussi stranieri trainati dalla Germania e in forte crescita da USA, Cina e Regno Unito.
Il dato più dirompente, tuttavia, è il radicale mutamento nelle scelte di pernottamento, con un trionfo assoluto del settore extra-alberghiero. A Viterbo le presenze extra-alberghiere crescono del 54,9% (mentre gli hotel perdono il 13,5%), ma è a Rieti che si assiste a una vera rivoluzione: presenze alberghiere in crollo (-39,7%) a fronte di un’esplosione vertiginosa dell’extra-alberghiero (+268,4%), trainato da alloggi in affitto e agriturismi. Questo scenario evidenzia territori molto attrattivi ma sempre più orientati verso un’ospitalità diffusa e alternativa
1 – Il sistema imprenditoriale
1.1 La dinamica imprenditoriale nel 2025
L’andamento demografico dell’imprenditoria italiana nel 2025 mostra a livello nazionale un saldo
positivo tra il numero di nuove imprese iscritte e quello delle imprese cessate nell’anno pari a più
56.599 unità, con un tasso di crescita dell’1%.
Anche nel Lazio si riscontra nel 2025 un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni, che risulta essere
pari a più 12.259 unità, con un tasso di crescita del 2,1%.
Anche per quanto riguarda il movimento anagrafico delle imprese delle province di Viterbo e di Rieti, si registra un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni, e di conseguenza un tasso di crescita che va nella stessa direzione rispetto al dato nazionale e regionale.
Nella provincia di Viterbo, nel 2025, si è registrato un movimento anagrafico con un saldo positivo
di 92 unità, al netto delle cancellazioni d’ufficio che non sono correlate a fenomeni economici ma
esclusivamente amministrativi, con un tasso di crescita dello 0,3% rispetto all’anno precedente. La
provincia di Rieti mostra un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni nel 2025, pari a 30 unità, al netto delle cancellazioni d’ufficio, che genera un tasso di crescita pari allo 0,2%.
La Tuscia arriva a contare 36.370 imprese registrate, mentre la provincia di Rieti ne conta 14.249, a
fronte di 591.263 registrate nel Lazio e 5.849.524 registrate in Italia. Le imprese attive a Viterbo sono 32.142, a Rieti risultano 12.454. Nel Viterbese le iscrizioni sono state 1.687 nel 2025 (erano state 1.885 nel 2024), che generano un tasso di natalità del 5,2%; nel Reatino sono state 737 nel 2025 (949 nel 2024), con un tasso di natalità del 5,9%. Le cancellazioni sono state 1.595 (erano state 1.731 nel 2024) a Viterbo, con un tasso di mortalità del 5% e a Rieti 707 nel 2025 (673 nel 2024) che generano un tasso di mortalità del 6%.
I settori più numerosi in termini assoluti e in ordine di peso sul totale delle imprese registrate in
ciascuna provincia sono l’agricoltura (con un peso del 30% per Viterbo e del 24,0% per Rieti), il
commercio (18% nel Viterbese e 16,5% nel Reatino), le costruzioni (13,4% a Viterbo e 16,6% a Rieti) ed i servizi di alloggio e ristorazione (6,8% nella Tuscia e 7,5% nel Reatino) e le attività manifatturiere (5,0% a Viterbo e 5,7% a Rieti).
Analizzando le tabelle 1 e 1bis relative alla dinamica annuale dei singoli settori a livello provinciale
nell’anno 2025, si evidenziano dei dati in linea con il trend evidenziato negli ultimi anni, con le attività tradizionali in crisi e le attività dei servizi, in particolare quelli più innovativi, in ascesa.
Relativamente al comparto agricolo, nella provincia di Viterbo si è registrato un leggero decremento
delle imprese registrate, con una variazione annua delle imprese agricole pari al -1,8% circa, mentre nella provincia di Rieti tale valore si attesta al -2%.
Le imprese appartenenti al settore del commercio, sia quelle viterbesi che quelle reatine, subiscono
nel 2025 una flessione identica e pari al -2,1%, seguitando il trend negativo che ha caratterizzato il
settore negli ultimi anni.
Il settore delle costruzioni segna, nel 2025, un minore decremento per Viterbo, più consistente invece per Rieti. La variazione percentuale è stata del -0,2% per la Tuscia e del – 0,6% per il Reatino.
Anche le imprese di servizi di alloggio e ristorazione mostrano una leggera variazione negativa pari
al -0,8% a Viterbo e -1% a Rieti.
Anche le aziende manifatturiere continuano a registrare dati negativi, nella Tuscia si registra una
variazione pari al -1,2%, mentre nel Reatino si registra una flessione ben più consistente pari al –
2,6%.
Si mantiene ampiamente positiva la variazione annua per le attività immobiliari su Viterbo con un
+1,5%, mentre Rieti in controtendenza con una variazione del -0,6%.
Il settore delle attività finanziarie e assicurative vede nel 2025 per la provincia di Viterbo e quella di
Rieti il mantenimento di un andamento positivo rispetto agli anni precedenti, con una variazione
rispettivamente pari a +3,3% e +2%.
Le attività professionali, scientifiche e tecniche fanno registrare ancora un aumento del 2,9% a
Viterbo, ed uno sviluppo simile a Rieti con un +2,8%.

Settore Viterbo Rieti trasformarsi in società con una forma giuridica più strutturata, come le società di capitali rispetto alle più semplici imprese individuali o società di persone.
Questo processo, aiutato anche delle nuove forme più semplificate di società di capitale, sta
interessando anche le province di Viterbo e di Rieti, ed anche nel 2025 i dati continuano a mettere in luce questo trend. Le società di capitali nel 2025 a Viterbo risultano essere il 23,9% del totale delle imprese registrate, nel 2024 lo stesso dato era del 22,9%, anche per quanto riguarda la provincia di Rieti la loro percentuale è aumentata: dal 24,4% del 2024 al 25,7% del 2025. Una crescita delle società di capitali delle due province che comunque mantiene una grande distanza rispetto alla percentuale di società di capitali che si registra nel 2025 in Italia (33,7%) e ancor più lontana da quella rilevata nel Lazio (51,4%).
Per quanto riguarda le società di persone, si passa dal 14,8% del 2024 al 14,6% del 2025 per la
provincia viterbese e dal 9,3% del 2024 al 9,0% del 2025 per quella reatina.
Il sistema imprenditoriale locale risulta però ancora fortemente caratterizzato da una forte prevalenza delle imprese individuali, che rappresentano un valore superiore di cica 10 punti rispetto alla media nazionale (49,7%), e addirittura oltre 20 punti rispetto alla media regionale (38,1%): le imprese individuali, infatti, rappresentano nel 2025 il 58,7% nel Viterbese ed il 61,6% nel Reatino del totale delle imprese registrate in ciascuna provincia.
Questo fenomeno è riconducibile, in larga misura, alla forte vocazione agricola della maggior parte
delle imprese del territorio. Il settore dell’agricoltura, in effetti, tende ad utilizzare in maniera
preponderante questa forma giuridica per svolgere attività di impresa. Nel 2025, infatti, nella
provincia di Viterbo, l’83,1% delle imprese registrate nel settore agricolo è costituito in forma di
impresa individuale, mentre nella provincia di Rieti la loro percentuale in questo comparto arriva
all’89%.
Diversamente, le società di capitali sono piuttosto utilizzate dalle imprese operanti nel settore dei
servizi. In particolare, spiccano quelle attinenti alle forniture di energia elettrica e gas, acqua e reti
fognarie, rispettivamente con il 54,3% e 71,4% del totale delle imprese registrate nella provincia di
Viterbo, e 86,7% e 71,4% del totale delle imprese registrate nella provincia di Rieti. Seguono le
estrazioni di minerali da cave e miniere (62,8% a Viterbo ed il 62,5% a Rieti), le attività immobiliari
(58,8% a Viterbo ed il 60% a Rieti), quelle professionali, scientifiche e tecniche (49,1% per Viterbo
ed il 45,4% per Rieti) ed i servizi di telecomunicazione (51,3% a Viterbo ed il 57,6% a Rieti).

Le province di Viterbo e di Rieti non presentano una particolare vocazione industriale, come si evince dall’incidenza percentuale del settore manifatturiero nei rispettivi territori provinciali. Infatti, il peso medio di questo comparto nel 2025 per la provincia di Viterbo è pari al 5,0%, mentre a Rieti risulta essere il 5,7%, percentuali che risultano essere entrambe inferiori rispetto al valore nazionale che si attesta all’8,3%.
Nonostante ciò, all’interno di questo ampio settore troviamo una importante tradizione manifatturiera legata in parte a concentrazioni produttive. Nel Viterbese tale fenomeno si riscontra nel distretto della ceramica di Civita Castellana, che viene quindi ad assumere un ruolo importante nelle dinamiche economiche locali, mentre nel Reatino ritroviamo due significativi esempi di concentrazione produttiva che rappresentano un’eccellenza del Made in Italy e un motore di sviluppo per il territorio.
Il primo appartiene alla cosiddetta “pump valley”, ovvero un’area situata tra Rieti e Cittaducale e
nella quale risiede un’alta concentrazione di aziende produttrici di pompe dosatrici che si
caratterizzano per la spiccata capacità ad innovare e una significativa presenza sui mercati
internazionali. La seconda area a forte concentrazione produttiva reatina è rappresentata dal comparto farmaceutico, che ben si posiziona a livello regionale e nazionale concorrendo, anche questo, con una quota estremamente significativa all’export del territorio reatino, anche se non risulta importante come numerosità d’imprese. Altra concentrazione di rilievo risiede nella lavorazione alimentare collegata in parte alle risorse dei territori delle due province e sicuramente alla loro vocazione agricola.
Il comparto della lavorazione alimentare, bevande comprese, è il settore che conta il maggior numero di aziende nel 2025, sia nella provincia di Viterbo (con 412 imprese, pari al 22,9% delle aziende registrate tra tutte quelle del comparto manifatturiero provinciale) che nella provincia di Rieti (189 imprese che rappresentano il 23,4% sul totale della manifattura provinciale). Seguono le imprese impegnate nella lavorazione dei prodotti in metallo (17,7% nel Viterbese e 19,7% nel Reatino), l’industria del legno e della fabbricazione di mobili (12,2% per Viterbo e 14,6% per Rieti) e l’importante settore della lavorazione dei minerali non metalliferi (11,7% nella Tuscia e 5,8% nel
Reatino) che contiene l’industria ceramica per lo più localizzata nel Distretto di Civita Castellana.
Questi quattro comparti mettono in luce la presenza di un sistema manifatturiero fortemente
concentrato. Osservando le variazioni nel tempo del numero di imprese per settore, occorre rilevare
un aumento nell’incidenza dell’industria alimentare e delle bevande, che nel Viterbese è passata dal
21,1% del 2015 al 23,4% del 2025, mentre a Rieti dal 20,1% del 2015 al 22,9% del 2025. Nella
provincia di Viterbo il settore della fabbricazione dei prodotti della lavorazione dei minerali non
metalliferi, mostra, in quest’ultimo decennio, un significativo calo, dal 12,5% del 2015 al 5,8% nel
2025. Al contrario è la situazione nella provincia di Rieti, che passa dal 6,2% del 2015 all’11,7% del
2025. Per il settore dell’industria del legno e fabbricazione di mobili si registra un leggero aumento
per la provincia viterbese che passa dal 14,3% del 2015 al 14,6% del 2025, mentre un visibile ribasso si registra nel territorio reatino dal 16,5% del 2015 al 12,2% del 2025. Il comparto della fabbricazione di prodotti in metallo segna una buona ripresa nella provincia di Viterbo (dal 17,2% del 2015 al 19,7% del 2025) mentre nella provincia di Rieti si evidenzia una leggera diminuzione (dal 19,6% del 2015 al 17,7% del 2025).

1.4 Le imprese artigiane
Le imprese artigiane hanno registrato un lieve decremento non solo a livello provinciale ma anche
regionale e nazionale. Al 31 dicembre 2025 le imprese artigiane registrate risultano essere 7.048 nel Viterbese (in diminuzione dell’1,6% rispetto al 2024) e 3.293 nel Reatino (in diminuzione del 3,2% rispetto all’anno precedente). A livello regionale si registra una contrazione del 2,2% rispetto al 2024, mentre a livello nazionale la stessa contrazione si attesta al 1,4% rispetto all’anno precedente.
I settori in cui si concentra il maggior numero di imprese artigiane sono: per quanto riguarda la
provincia di Viterbo, quello delle costruzioni con 3.349 imprese, che rappresentano il 47,5% del totale delle imprese artigiane registrate, quello delle attività manifatturiere con 1.097 imprese ed
un’incidenza sul totale del 15,6% e quello delle attività di altri servizi (in particolare quelli inerenti
ad altre attività di servizi personali) con 1.550 imprese (22% del totale).
I settori prevalenti a Rieti, invece, sono ugualmente quelli delle costruzioni con 1.599 imprese che
rappresentano il 48,6% del totale delle imprese artigiane registrate in questa provincia, delle attività manifatturiere con 475 imprese ed un’incidenza sul totale del 14,4% e delle attività di altri servizi (anche qui con netta prevalenza dei servizi personali) con 650 imprese ed un’incidenza del 19,7%.
La presenza di imprese artigiane, diffusa in maniera “trasversale” seppur non uniforme nei diversi
settori economici, ha un peso significativo a livello territoriale molto importante: nella provincia di
Viterbo esse rappresentano complessivamente il 19,38% del totale delle imprese registrate sul
2025.
Nel Lazio le imprese artigiane rappresentano il 15% del totale delle imprese regionali, mentre il loro
peso raggiunge il 21% se si prendono come riferimento tutte le imprese dell’intero territorio
nazionale.
A livello settoriale si assiste ad un quadro piuttosto oscillante, con significativi incrementi in alcuni
e rilevanti diminuzioni in altri o spesso circostanze di crescita opposte nelle due province.
Si riscontra per esempio nel settore delle attività di servizi una forte crescita di imprese artigiane
registrate per la provincia di Viterbo con un +43,4% rispetto all’anno precedente. Anche nel Reatino,
la percentuale è aumentata del 31,3% rispetto a quella del 2024. Per questi due casi la variazione
risulta amplificata dalla differenza nella codifica dei settori economici con la nuova versione ISTAT
del 2025. Ancora un positivo accrescimento, seppur minore, nel settore delle attività legate
all’agricoltura per Viterbo con un dato del +3,5% a paragone del precedente anno, mentre Rieti rileva un dato negativo al – 1,1% nello stesso settore.
Altro settore coinvolto nella crescita è quello legato alle attività amministrative e di supporto che
registra un aumento del 4,4% nel viterbese e del 6,6% nel reatino.
Una piccola riduzione investe il settore delle costruzioni che ha riscontrato nel 2025 un numero
negativo pari al -2,5% a Viterbo e del -3,7% a Rieti rispetto all’anno precedente, così come il settore delle attività manifatturiere con un calo del 3,4% nella Tuscia e del -2,1% nel reatino rispetto al 2024.
Per quanto riguarda la provincia di Viterbo, nel settore delle attività professionali, scientifiche e
tecniche si osservano ancora dei dati negativi -1,5% a Viterbo e -7,7% a Rieti rispetto all’anno
precedente. Nel settore del commercio, a Viterbo e a Rieti si rileva un forte indebolimento in entrambe le province che evidenziano una variazione pari al 93,9% nella prima e l’86,7% nella seconda.

1.5 Le imprese femminili, giovanili e straniere
Passiamo ora ad analizzare alcune variabili socio-economiche del sistema imprenditoriale, in
particolare quelle per genere, per età e per nazionalità.
Partendo dalla componente femminile, le imprese “rosa” iscritte alla Camera di Commercio di RietiViterbo al 31/12/2025 nel territorio viterbese sono 9.980, ovvero il 27,4% del totale delle imprese registrate, mentre nel territorio reatino sono 3.731, il 26,2% del totale delle imprese registrate, percentuali, in entrambi i territori, ampiamente superiori alla media regionale (23,3%) e nazionale (22,3%). L’imprenditoria femminile si concentra prevalentemente nel settore dell’agricoltura (36,5% nella Tuscia e 30,8% nel reatino) e del commercio (con il 19,7% a Viterbo e 19,3% a Rieti).
Significativa inoltre, risulta la presenza nel comparto dei servizi di alloggio e ristorazione (8,3% nella provincia di Viterbo e 10,5% in quella di Rieti) e in quello dei servizi alla persona (8,5% nel Viterbese e 10,6% nel Reatino). Nei restanti settori il numero delle imprese femminili appare piuttosto marginale. Sulla base di questi dati, risulta evidente come l’imprenditoria femminile delle due province faccia perno essenzialmente sull’agricoltura e sul terziario, all’interno del quale, come
precedentemente indicato, il commercio riveste un peso particolarmente rilevante.
In termini dinamici, sia nella provincia di Viterbo che in quella di Rieti, si rileva nel 2025 una
variazione del numero totale delle imprese femminili segnata rispettivamente da un -1,2% ed un –
2,9%, flessioni più elevate di quella regionale, pari al -0,2% e a quella nazionale, del -0,3%.
Osservando le variazioni settoriali rispetto all’anno precedente, limitandosi ai comparti che registrano una maggiore presenza sul territorio di imprese femminili, nel 2025 per la provincia di Viterbo è possibile rilevare un calo per i due principali settori: per quello dell’agricoltura del -2,8% a Viterbo e del -3,2% nel Reatino, mentre per il commercio il calo è pari a -4,7% a Viterbo e più consistente per Rieti con un dato di -5,1%. Altro settore con calo maggiore rispetto all’annualità precedente è quello delle costruzioni dove si registra il -7,1% a Viterbo ed il -2,3% a Rieti. Nel 2025 il numero delle imprese femminili nel comparto dei servizi di alloggio e ristorazione risulta incrementato dell’1,5% nel Viterbese e diminuito dell’1,5% nel Reatino, mentre per quanto riguarda le attività dei servizi alla persona, il loro numero aumenta sia a Viterbo (+8,2%) che, sia pur in minor misura, a Rieti (+3,9%).
Relativamente ai settori minori, che rappresentano una parte non molto consistente del panorama
dell’imprenditoria femminile provinciale, le imprese femminili delle attività professionali,
scientifiche e tecniche registrano segno negativo nella Tuscia (-2,7%) mentre nel Reatino non c’è
stata variazione. Le attività immobiliari mantengono un segno positivo sia nella provincia di Viterbo
(+6,1%) sia e soprattutto in quella di Rieti (+12,2%).
Il secondo target di imprenditori osservato è quello dei giovani, con età al di sotto dei 35 anni, che
rappresenta anch’esso una componente importante e spesso portatrice di innovazione nel sistema
imprenditoriale delle due province.
Nel 2025, le imprese giovanili registrate nel Viterbese sono 2.612, rappresentando, come
precedentemente osservato, il 7,2% del sistema imprenditoriale provinciale, percentuale leggermente inferiore alla media regionale (7,8%) e a quella nazionale (8,1%). Nel Reatino, invece, esse sono 1.323 e costituiscono il 9,3% del totale delle imprese della provincia, dato superiore alla media regionale e nazionale.
I settori dove maggiormente si concentrano le imprese “under 35” sono, per quanto riguarda la
provincia di Viterbo, quello dell’agricoltura (26,2%); a seguire quello delle costruzioni (12,4%) e
quello del commercio (18,8%). Per quanto concerne gli altri settori, spiccano quello di incidenza,
quello del turismo (8,6%) e i servizi alle imprese (5,6%). Risultano poco significativi i restanti settori.
Situazione analoga si registra per quanto attiene la provincia di Rieti. I settori che contano il maggior numero di imprese giovanili sono quelli dell’agricoltura (28,7%), delle costruzioni (14,3%) e del commercio (12,1%). Nel settore del turismo il 9,4% viene rappresentato dalle imprese giovanili, mentre la loro presenza risulta marginale nei restanti settori.
Prosegue da alcuni anni la contrazione del numero di imprese giovanili: rispetto all’anno 2024, nel
2025 si è registrata una forte diminuzione sia nella provincia di Viterbo (-5,7%), che nella provincia
di Rieti (-9,1%). Tuttavia anche i dati regionali e nazionali mostrano un andamento negativo per le
imprese giovanili: nello specifico nel Lazio è pari al -4,4% e parimenti a livello nazionale con un
valore del -2,6%. Questa preoccupante situazione delle imprese giovanili, insieme alla elevata
disoccupazione giovanile, genera una difficoltà occupazionale per i giovani che rischia di creare
problemi al sistema sociale ed economico anche per gli anni a venire.
A livello settoriale, nel 2025 si registra un decremento delle imprese giovanili rispetto all’anno
precedente in settori quali quello del commercio (-16,9% per la Tuscia e -17,9% per il Reatino), delle costruzioni (9,2% a Viterbo e -12,9% a Rieti). Sempre nell’anno 2025 troviamo un decremento anche nel settore dei servizi alle imprese (-40,7% a Viterbo e -53,3% a Rieti) a seguire quello dell’agricoltura (-6,4% a Viterbo e -8% a Rieti) ed infine quello del turismo (-0,9% a Viterbo e -7,5% a Rieti).

Infine, per quanto concerne le imprese straniere, ossia quelle la cui partecipazione del controllo e
della proprietà è detenuta in prevalenza da persone con nazionalità straniera, al 31 dicembre 2025
esse risultano essere nel Viterbese 3.340, ovvero il 9,2% del totale delle imprese registrate nella
provincia, mentre sono 1.323 nel Reatino, in termini percentuali il 10,5% del totale delle imprese
registrate in quest’ultima provincia.
Il numero delle imprese straniere ha registrato un andamento diversificato, nel 2025 rispetto all’anno precedente, nei quattro ambiti territoriali esaminati. Nella provincia di Viterbo l’aumento degli imprenditori stranieri è stato del 1,6% mentre in quella di Rieti dello 0,9%. A livello regionale il dato segna un decremento del 3%, dovuto per lo più alla performance negativa della provincia di Roma.
A livello nazionale viceversa si conferma un incremento che, per l’anno 2025 rispetto al 2024, è pari
all’1,0%. Questi dati consolidano il trend osservato negli ultimi anni, sia per le due province dell’Alto
Lazio, sia in generale per tutto il Paese.
Le imprese degli stranieri, sia nella Tuscia che nel Reatino, si concentrano sostanzialmente in due
settori economici: nel commercio (a Viterbo rappresentano il 25,4% del totale delle imprese straniere registrate nella provincia, mentre a Rieti costituiscono il 16,8%) e nelle costruzioni (30,7% a Viterbo e 36,2% a Rieti). In questi due comparti sono presenti, infatti, circa la metà delle imprese straniere
che operano nelle rispettive province, anche se negli ultimi anni sembra realizzarsi una maggiore
distribuzione settoriale. Decisamente più contenuta la loro presenza nell’agricoltura (8,9% nel
viterbese e 9,1% nel reatino) e nel turismo (6,3% a Viterbo e 5% a Rieti).
Nel 2025, quasi tutti i settori della Tuscia e del Reatino presentano un aumento, anche se di poco, del numero delle imprese straniere rispetto all’anno precedente. In particolare, per quanto riguarda la provincia di Viterbo, il settore più in aumento risulta essere quello dell’ospitalità con un dato del
+5,5%, seguito dagli altri servizi, +5,8% e dal buon dato dell’agricoltura, settore tradizionalmente
non appannaggio dell’imprenditoria straniera, con un +5%. Anche la provincia di Rieti, ad eccezione di quanto detto sopra si mantiene positiva nella variazione annuale degli altri settori. A guidare i rialzi turismo e l’industria in senso stretto, con incrementi pari rispettivamente al +8,7% ed al +7,9%.

2.1 La dinamica demografica
Capire l’impatto della popolazione sull’economia di un territorio è cruciale per analisi economiche
efficaci. Le dinamiche demografiche, infatti, influenzano significativamente la domanda di beni e
servizi, determinando a loro volta il livello di capacità produttiva.
La provincia di Viterbo si estende su una superficie territoriale di circa 3.615 Kmq per un totale di 60 Comuni, conta 307.812 abitanti al 31 dicembre 2025.
La provincia di Rieti, invece, si estende su una superficie territoriale di circa 2.749 Kmq per un totale di 73 Comuni, con 149.335 abitanti al 31 dicembre 2025.
Nel complesso, la densità di popolazione registrata nell’ambito del territorio viterbese è pari a 85,14
abitanti per kmq; in quello reatino la densità è pari a 54,32 abitanti per kmq.
I due sistemi locali territoriali risultano caratterizzati da un’alta frammentazione territoriale e da
un’elevata anzianità della popolazione. Osservando gli indicatori della struttura demografica, si può
notare che la popolazione con 0-14 anni rappresenta appena il 10,5% per Viterbo ed il 10,1% per
Rieti del totale della popolazione residente in ciascuna delle due province a fronte dell’11,6%
espresso a livello regionale e nazionale mentre, quella con 65 anni e oltre, costituisce il 26,7% per
Viterbo ed il 28% per Rieti contro il 24,3% del Lazio ed il 25,1% nazionale. Tali dati sulle province
di Viterbo e Rieti, confrontati con quelli relativi agli anni precedenti, mostrano una precisa tendenza, ovvero una continua e progressiva diminuzione della popolazione 0-14, affiancata da un costante aumento della fascia over 65.
Per quanto riguarda la struttura della popolazione, l’indice di vecchiaia e l’indice di dipendenza
strutturale rappresentano importanti indicatori da considerare per l’analisi sociodemografica. Nel
2025, l’indice di vecchiaia, ossia il rapporto percentuale tra la popolazione con età superiore a 65 anni e quella al di sotto dei 15 anni, risulta pari al 254,4% nella provincia di Viterbo mentre in quella reatina è del 276,9%. A livello regionale e nazionale tali percentuali sono rispettivamente 209,6% e 216,3%. Si osserva dunque, con il passare degli anni, una tendenza generalizzata all’invecchiamento della popolazione residente più accentuata nelle province di Viterbo e di Rieti rispetto alla media regionale e nazionale.
Per quanto riguarda invece l’indice di dipendenza strutturale, cioè il rapporto percentuale tra
popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e popolazione in età attiva (15-64 anni), si
osserva nel 2025 un valore pari al 59,3% per Viterbo e al 61,4% per Rieti, entrambi sostanzialmente in linea a quello nazionale 58,1% e regionale 55,9%. Ciò indica un numero consistente di giovani e anziani di cui la popolazione attiva della Tuscia e del Reatino deve occuparsi complessivamente.
L’indice di dipendenza degli anziani, ovvero il rapporto percentuale tra la popolazione con età
superiore a 65 anni e popolazione in età attiva (15-64 anni), al 31 dicembre 2025 è pari al 42,5% a

province laziali, nel Lazio e in Italia al 31 dicembre 2025 (Valori assoluti e in %)
Viterbo e al 45,1% a Rieti. Per lo stesso periodo tali valori a livello nazionale e regionale sono
rispettivamente pari a 37,8% e 39,8%. Sono queste percentuali che indicano un maggior carico della
popolazione anziana su quella in età attiva nella provincia di Viterbo, rispetto alla media regionale e
nazionale, mentre per la provincia di Rieti la percentuale rilevata risulta sostanzialmente in linea.
Al 31 dicembre 2025, il tasso di crescita naturale (il rapporto tra il saldo naturale, ossia il
numero di nati vivi meno il numero di morti nell’anno, e l’ammontare medio della popolazione
residente) risulta negativo nella provincia di Viterbo (-6,9%) e nella provincia di Rieti (-7,5%), così
come a livello regionale (-5%). Il valore negativo del tasso naturale di crescita indica che il numero
dei morti supera quello delle nascite.
Per quando riguarda il saldo migratorio netto totale, ovvero la differenza tra le iscrizioni (immigrati)
e le cancellazioni (emigrati) anagrafiche conseguenti a trasferimenti di residenza, esso risulta positivo a Viterbo (+8,2%), a Rieti (+4,6%) e nel Lazio (+5%). Le percentuali positive di questo indicatore mostrano che al 31 dicembre 2025 nel Viterbese, nel Reatino e in generale in tutto il Lazio, il numero degli immigrati ha superato quello degli emigrati, ma ciò non è stato sufficiente per avere un dato positivo sull’andamento demografico.

2.2 I principali indicatori provinciali
In questi ultimi anni, il mercato del lavoro delle province di Viterbo e di Rieti, oltre a risentire di
alcune difficoltà strutturali, ha sofferto gli effetti della crisi economica ed è stato piuttosto altalenante da un anno all’altro con un trend parzialmente positivo.
Prendendo in considerazione i dati relativi al tasso di attività, ossia il rapporto tra le persone
appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento, analizzando
l’andamento degli ultimi 6 anni, è possibile evidenziare un buon incremento, del 6,4%, nel territorio
viterbese, mentre nel territorio reatino si conferma una leggera diminuzione pari al -0,3%. Si è passati, infatti, da un tasso di attività pari al 61,0% nel 2019 ad uno al 67,4% nel 2025 per Viterbo, mentre per Rieti si è assistito ad un leggero peggioramento, passando da un 66,0% nel 2019 ad un 65,7% del 2025. A livello regionale, nello stesso periodo, si è registrata una diminuzione del tasso di attività pari allo -0,1% mentre, a livello nazionale, l’indicatore registra un incremento dell’1%.
Per quanto riguarda il tasso di occupazione, si è registrato un aumento dal 2019 al 2025 sia nel
Viterbese, passando dal 54,7% al 62,3%, sia nel Reatino, con un indicatore che è andato dal 59,1% al 60,8%. Anche il Lazio ha mostrato un aumento, precisamente del 3%, così come a livello nazionale si registra un +3,5%. Gli occupati della provincia viterbese risultano 125.874 nel 2025, in
diminuzione dell’1,1% rispetto all’anno precedente come anche nella provincia reatina dove risultano 59.024 occupati nel 2025, con una diminuzione del 2,1% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, ovvero il rapporto tra le persone in cerca di
occupazione e le forze di lavoro, dal 2019 fino al 2025 si è registrata una crescita sia a livello
nazionale che regionale e provinciale, che però si è arrestata nel 2021, a seguito degli effetti della
pandemia da Covid-19. Nel 2025, il tasso di disoccupazione nel Viterbese è in aumento rispetto
all’anno 2024, crescendo dal 5,8% al 7,2%, invece nel Reatino il dato risulta essere sostanzialmente invariato rispetto all’anno 2024, passando dal 7,2% al 7,3%.
Nel 2025, i disoccupati nella provincia viterbese risultano 9.694, cioè il 23,9% in più rispetto al 2024, mentre nel reatino nell’anno 2025 sono pari a 4.632 cioè lo 0,9% in meno rispetto all’anno precedente.
A questa situazione si ricollega il tasso di inattività, cioè il rapporto tra le persone non appartenenti
alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento, che nel 2025, a Viterbo, rispetto
al 2019 è in diminuzione del -6,4% mentre è in leggero aumento sul 2024, Rieti invece ha evidenziato un aumento sia nel breve che nel lungo periodo. All’interno della fascia di popolazione corrispondente agli inattivi, rientrano coloro che, pur non avendo un lavoro ed essendo interessati a lavorare, non lo cercano attivamente perché disperano nella possibilità di trovarlo. Nel 2025, la provincia di Viterbo e quella di Rieti mostrano un tasso di inattività pari rispettivamente al 32,6% e 34,3%, mentre la percentuale regionale è pari al 32% e quella nazionale al 33,30%.

2.3 L’occupazione per genere e giovanile
Analizzando al suo interno il mercato del lavoro, è interessante soffermare l’attenzione sui dati relativi
alla componente giovanile e a quella di genere della forza lavoro. Rispetto agli uomini adulti, infatti,
le giovani donne risultano svantaggiate all’interno del mondo lavorativo, sia a livello provinciale e
regionale, ma anche prendendo in considerazione l’intera nazione.
Se procediamo ad esaminare il contesto viterbese, facendo una suddivisione dei dati statistici per
genere, emerge chiaramente che, nel 2025, il tasso di occupazione maschile supera di circa 16,9 punti percentuali quello femminile (70,7% degli uomini contro 53,8% delle donne). Nel Reatino, invece, il tasso di occupazione maschile supera di 13,6 punti percentuali quello femminile (67,4% degli uomini contro 53,8% delle donne). Tale divario è l’effetto di un intero sistema lavorativo che tende a svantaggiare la componente femminile e che non incoraggia l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro.
Andando, infatti, ad osservare anche il dato relativo al tasso di attività nel 2025, che rappresenta
l’offerta di lavoro da parte della popolazione, per quanto riguarda la provincia di Viterbo è possibile
notare chiaramente un valore molto più elevato per quanto riguarda gli uomini (76,9%) che per le
donne (57,6%), mentre a Rieti il valore del tasso di attività degli uomini è il 73,2% e quello per le
donne è al 57,8%.
Anche per quanto concerne il tasso di disoccupazione è riscontrabile una differenza, seppur meno
marcata, tra i due sessi: il dato risulta pari al 7,7% per la componente maschile e al 6,5% per quella femminile nel Viterbese, mentre nel Reatino si ha il 7,6% per la componente maschile e il 6,8% per quella femminile.
Questa disparità di genere evidenziata dai dati appena illustrati si registra anche a livello regionale e nazionale, sia pur con percentuali più contenute.
Analizzando la situazione tra i giovani, ovvero nella fascia d’età 15 – 24 anni, nel 2025, il tasso di
disoccupazione per le giovani donne è stato del 17,3% rispetto a quello degli uomini, pari al 14,6%,
per quanto concerne la provincia di Viterbo, mentre in quella di Rieti il tasso di disoccupazione
giovanile si è potuto rilevare solo in relazione al sesso maschile, che risulta pari al 17,6%. Oltre ad
evidenziare anche tra i giovani un certo “gender gap”, quello che emerge è un tasso di disoccupazione giovanile molto alto, indipendentemente dal genere.

Il dato di Rieti per il 2025 non è stato pubblicato dall’ISTAT
2.4 L’articolazione settoriale della forza lavoro
L’articolazione settoriale della forza lavoro permette la rilevazione delle vocazioni economiche del
territorio e consente di studiare l’apporto che ciascun comparto fornisce al livello di occupazione.
I dati provinciali registrati nel 2025 rafforzano la predominanza del settore terziario all’interno del
sistema economico viterbese e reatino. Nella provincia di Viterbo il settore dei servizi assorbe il
77,3% della forza lavoro, corrispondente a 97.260 occupati, un valore superiore a quello nazionale
(69,9%), ma allo stesso tempo inferiore rispetto a quello rilevato a livello regionale (86,1%). Nella
provincia di Rieti, invece, il settore dei servizi occupa il 75,3%, al quale corrispondono 44.438
lavoratori.
Il settore secondario a Viterbo assorbe il 18,6% della forza lavoro, contando precisamente 23.438
occupati (di cui 7.220 risultano inseriti nel comparto relativo alle costruzioni), a Rieti il 20,8%,
contando 12.250 occupati (di cui 6.178 risultano inseriti nel comparto relativo alle costruzioni).
Il settore primario nella provincia di Viterbo comprende al suo interno 5.177 lavoratori, pari al 4,1%
della forza lavoro impegnata, mentre in quella di Rieti 2.337 lavoratori pari al 4,0%. La percentuale
di lavoratori nelle provincie di Viterbo e Rieti occupati nell’agricoltura, risulta maggiore sia di quella
regionale (2,0%) che di quella nazionale (3,5%).
Volendo confrontare i dati rilevati nel 2024, rispetto al 2025, il settore dell’agricoltura ha registrato
una diminuzione dei lavoratori pari al -12,7% nella provincia di Viterbo, mentre registra un
significativo aumento per la provincia di Rieti pari al +115,2%. Si osserva invece un aumento
dell’8,6% degli occupati nell’industria in senso stretto a Viterbo, mentre per Rieti si registra una
significativa diminuzione del -19,3%. Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, si riscontra una forte sofferenza del numero dei lavoratori con un dato negativo pari al -11,8% nel Viterbese mentre per il Reatino sembrerebbe esserci una leggera ripresa con l’1,3% in più rispetto all’anno precedente.
Nel settore del commercio, alberghi e ristoranti, si registra, invece, una diminuzione degli occupati
sia a Viterbo (-16,6%) che a Rieti (-8,2%).

La Cassa Integrazione Guadagni, istituita con Decreto Legislativo n. 788/1945, è una prestazione
economica erogata dall’INPS con la funzione di sostituire od integrare la retribuzione dei lavoratori
sospesi o lavoranti ad orario ridotto in concomitanza di eventi espressamente previsti dalla legge. Il
trattamento di integrazione salariale è attualmente disciplinato dal D. Lgs. 148/2015 ed opera:
· per l’intervento ordinario in presenza di sospensioni o riduzioni temporanee e contingenti
dell’attività d’impresa che conseguono a situazioni aziendali, determinate da eventi transitori non
imputabili all’imprenditore o ai lavoratori, ovvero da crisi temporanee di mercato;
· per l’intervento straordinario a favore di imprese industriali e commerciali in caso di
ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale, ovvero nei casi di crisi, nonché in caso di
contratti di solidarietà (dall’entrata in vigore della norma il contratto di solidarietà è una causale
dell’intervento straordinario).
L’intervento in deroga è destinato ai lavoratori di imprese escluse dalla CIG straordinaria, quindi
aziende artigiane e industriali con meno di 15 dipendenti o industriali con oltre 15 dipendenti che non possono fruire dei trattamenti straordinari. La CIG in deroga alla vigente normativa è concessa nei casi in cui alcuni settori (tessile, abbigliamento, calzaturiero, orafo, ecc.) versino in grave crisi
occupazionale. Lo strumento della cassa integrazione guadagni in deroga permette quindi, senza
modificare la normativa che regola la CIGS, di concedere i trattamenti straordinari anche a tipologie
di aziende e lavoratori che ne sono esclusi.
Nell’anno 2025 si registra, rispetto al precedente anno, un aumento delle ore autorizzate sia nella
provincia di Viterbo sia a livello regionale che nazionale, mentre si riscontra un calo nella provincia
di Rieti. È possibile notare delle differenze notevoli nelle tipologie di Cassa integrazione anche tra i
vari territori ed in senso opposte nelle due province oggetto di analisi del Rapporto. A Viterbo
aumenta sia quella ordinaria che quella straordinaria, contrariamente a quanto accaduto nella
provincia di Rieti.

3 – Le dinamiche del commercio estero
3.1 Le dinamiche del 2025
Il 2025 ha fatto registrare una ripresa nel tenore delle esportazioni rispetto all’anno precedente con
un indice a livello nazionale rispetto al precedente anno pari al +3,3%.
I dati mostrano un quadro del commercio estero laziale decisamente dinamico, caratterizzato da una forte spinta delle esportazioni che viaggiano a una velocità superiore rispetto alla media nazionale, e da un significativo miglioramento del saldo commerciale complessivo, sebbene persistano forti asimmetrie tra le province. L’andamento del commercio estero del Lazio nel 2025 si distingue nettamente dal trend medio italiano, evidenziando una spiccata propensione all’export, Il Lazio mette a segno una crescita brillante del +9,6%, raggiungendo quasi i 36 miliardi di euro. Si tratta di una performance nettamente superiore a quella della media nazionale (+3,3%). Grazie a questo scatto, la quota del Lazio sulle esportazioni italiane sale dal 5,3% al 5,6%. A fronte di un’Italia che incrementa le importazioni del +3,2%, il Lazio registra una sostanziale stabilità con una lievissima flessione (- 0,5%), fermandosi a 45,4 miliardi di euro. La combinazione di export in forte crescita e import stabili permette al Lazio di ridurre sensibilmente il proprio deficit commerciale, che passa da -12,8 miliardi di euro del 2024 a -9,4 miliardi di euro nel 2025 (un recupero di ben 3,4 miliardi). Il saldo regionale resta strutturalmente negativo (al contrario di quello italiano, ampiamente positivo per oltre 50 miliardi), ma il trend di recupero è evidente.
Scendendo nel dettaglio, le due province dell’Alto Lazio hanno avuto entrambe un andamento
positivo: la Tuscia ha evidenziato un buon incremento delle esportazioni, +9,5% rispetto al 2024
mentre, il Reatino ha fatto registrare uno sviluppo esponenziale delle esportazioni che, rispetto
all’anno 2024, sono cresciute del 48,5%.
Sia per la provincia di Viterbo che per quella di Rieti nell’anno 2025, il mercato europeo nel suo
complesso rimane il primo mercato di sbocco delle esportazioni con un peso rispettivamente del
71,6% e 82,8%. All’interno di questo, predominante è il ruolo assunto dall’export verso i Paesi UE
(post Brexit) che rappresenta per il Viterbese una quota del 15,8%, mentre nel Reatino tale quota si attesta al 61,9%. Analoghe considerazioni possono essere fatte per quanto concerne l’import che, per il Viterbese proviene per il 53,1% dal mercato europeo mentre per il Reatino tale valore si attesta al 73,8%.

Viterbo Rieti Lazio Italia
3.2 I settori economici prevalenti
Analizzando nel dettaglio i settori più rilevanti per le esportazioni delle province di Viterbo e Rieti,
si riscontra che nel 2025 il settore manifatturiero ha registrato nella provincia di Viterbo un leggero
Fonte: Elaborazione CCIAA Rieti-Viterbo su dati ISTAT

Viterbo Rieti Lazio Italia
incremento pari al 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre, nella provincia reatina, l’incremento
registrato è stato del 48,6%. L’export dei prodotti relativi a questo settore costituisce il 75,8% delle
esportazioni totali nella provincia di Viterbo e il 99,9% in quella di Rieti.
In particolare, all’interno del settore manifatturiero, tra i prodotti che hanno un peso maggiore sul
valore complessivo delle esportazioni, si menzionano per la provincia di Viterbo i prodotti in
porcellana e in ceramica (con un’incidenza del 20,6% sulle esportazioni totali del Viterbese) che
fanno registrare nel 2025 un aumento del loro export del 3,6% rispetto all’anno precedente, prodotti alimentari e bevande (con un peso del 17,7%) le cui esportazioni aumentano dell’8,7% rispetto al 2024. Questi prodotti comprendono frutta ortaggi lavorati e conservati con un peso importante del 9,4% ed un aumento del 9,5% rispetto all’anno 2024, quelli delle industrie lattiero casearie (con un peso dello 0,1%) il cui export aumenta del 39,1%, quelli della lavorazione di granaglie e amidi (incidenza del 0,6%) con aumento del 20,1%, quelli della carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (1% delle esportazioni totali) che cresce del 25,7% e quelli delle bevande con un peso dello 0,3% ed in aumento rispetto al 2024 del 16,4%. Da evidenziare anche la regressione del 7,6% dei prodotti tessili e dell’abbigliamento che incidono sul 13,3% sull’export provinciale.
Al di fuori della manifattura, una voce degna di rilievo è quella relativa ai prodotti dell’agricoltura le
cui esportazioni nel Viterbese rappresentano una quota del 22% sul totale complessivo. Le
esportazioni di questo comparto hanno mostrato un andamento straordinariamente positivo, con un
dato del +53,6% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda la provincia di Rieti, invece, il comparto più significativo, sempre all’interno del
settore manifatturiero, è quello relativo agli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici
(80,1% dell’export totale), con un forte aumento nel 2025 del 73,4% rispetto all’anno precedente. Gli altri comparti che vanno menzionati, seppur abbiano un’incidenza meno rilevante sul totale
dell’export reatino, sono quello dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (che hanno un peso dello
0,7%), che registrano una contrazione delle esportazioni del -37,3%. Importante il settore dei
macchinari e altre apparecchiature che, con un peso del 12,8%, relativo per lo più alla cosiddetta
pump valley, segna una contrazione, seppur marginale, dell’export dell’1%, e quello dei computer e
apparecchi elettronici ed elettromedicali che, con un peso del 3,6%, scende del 13%.
Anche sul fronte delle importazioni si è registrato nel 2025 un aumento generalizzato delle stesse
rispetto all’anno precedente. Le importazioni relative ai prodotti del settore manifatturiero
rappresentano la quota più grande sull’import totale (che arriva al 62,8% nella provincia di Viterbo e al 99,3% in quella di Rieti) con un calo del 6,7% nella Tuscia e un aumento del 39,8% nel Reatino.
Nel dettaglio, all’interno del settore manifatturiero, nel 2025 i comparti più significativi per l’import
della provincia di Viterbo risultano essere quello della gomma, della plastica, della lavorazione di
minerali non metalliferi (con un peso dell’8,2%), che fa riscontrare un calo delle importazioni del
2,9% rispetto all’anno precedente. Segue il comparto dei prodotti alimentari, delle bevande e del
tabacco (con un’incidenza del 14,1%) che segna un incremento dell’import del 29,1% e che
ricomprende le importazioni di frutta e ortaggi lavorati e conservati che, con un’incidenza del 4,2%,
registrano una crescita del 41,6%. Significativo anche il comparto dei prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori che, con un peso del 6,6%, segna però un calo dell’import del 7,3% rispetto al 2024.
Nella provincia di Rieti, invece, il comparto all’interno del manifatturiero che ha il peso più
significativo per quanto concerne le importazioni è quello degli articoli farmaceutici, chimicomedicinali e botanici (con un’incidenza pari al 92,8%), il quale fa registrare nel 2025 un aumento del 42,4% rispetto all’anno precedente. Altri prodotti con una buona incidenza sul totale sono i prodotti in porcellana e in ceramica non tanto per la loro incidenza sul totale ma per l’aumento dell’import rispetto all’anno precedente che segna il +214,3%.
Altri prodotti importati dal Reatino, seppur con un’incidenza meno significativa, sono i macchinari e
altri apparecchi (con un peso del 1,1% sul totale dell’import della provincia), le cui importazioni
diminuiscono nel 2025 dello 0,5% rispetto all’anno precedente, computer e apparecchi elettronici e
ottici (+0,6% delle importazioni complessive) i prodotti alimentari, bevande e tabacco (che hanno un peso dell’1,4%), il cui import è cresciuto del 14,8%. Questi ricomprendono anche la carne lavorata e conservata e i prodotti a base di carne, i quali, mostrano un’incidenza dello 0,9%, ed un aumento delle importazioni del 70,8% rispetto al 2024.
Per ultimo, il settore dei prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca nell’anno 2025 ha fatto
registrare un peso del 30,7% nel Viterbese, con un incremento rispetto all’anno precedente del 61,7% mentre, nel Reatino, il peso del settore sull’import complessivo è del 0,3% con una crescita rispetto all’anno 2024, pari al +31,9%.

3.3 I mercati di sbocco per le province di Viterbo e di Rieti
Anche nel 2025 l’Europa si conferma di gran lunga il primo mercato di sbocco delle esportazioni
delle province di Viterbo e di Rieti, costituendo rispettivamente l’81% per la prima e l’84,2% per la
seconda.
In particolare, per quanto riguarda la provincia viterbese, nel 2025 si registra una variazione in
positivo delle esportazioni verso l’Europa del +17,2% rispetto all’anno precedente. Invece, per
l’export verso l’Africa (che ha un peso del 2,5% sul totale della provincia), si registra un calo
dell’8,2% rispetto al 2024. Dato negativo anche per le esportazioni verso l’Oceania (con un
ridottissimo peso dell’1% del totale della provincia viterbese) e che registra un -9,4%. Relativamente agli altri continenti si rileva un incremento dell’export del 9,5% verso l’America (5,5% dell’export complessivo), in particolare America latina, mentre, verso l’Asia (che ha un peso del 10%) si registra un decremento del -25%.
All’interno dell’ambito europeo, nel 2025 le esportazioni della provincia di Viterbo verso i Paesi UE
(post Brexit) sono aumentate del 15,8% rispetto all’anno precedente, arrivando a costituire il 71,6% dell’export complessivo verso l’Europa. Analizzando i singoli Paesi europei, si nota un incremento delle esportazioni verso la Germania del 5,6% rispetto al 2024, con un peso del 18,4%, verso la Francia, che rappresenta il 21,2% dell’export totale crescendo nel 2025 del 44,3% e dal Belgio (+13,6% pesando il 4,6% sul totale). Tra gli altri Paesi, aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+54,7% con un peso del 5,6 % sul totale), la Grecia (+3,8% con un peso dello 1,3% sul totale), l’Austria (+11,3% con un peso dello 5,4%), la Polonia (+49,4% con un peso del 3,6%), la Croazia (+28% con un peso dello 0,7%) e il Regno unito (+13,2% con un peso del 2,1%).
Calano invece le esportazioni verso la Spagna (-11,2% con un’incidenza del 5,5%), la Norvegia (-
18,9% con un peso dello 0,1% sul totale), la Romania (-20% con un peso totale dello 0,8% sul totale) e l’Irlanda (-34,8% con un’incidenza del 0,3%).
In ambito extra europeo, si rileva una diminuzione delle esportazioni della provincia viterbese verso
gli Stati Uniti (-8,2% e con un’incidenza del 2,7% sull’export totale), l’Arabia Saudita (-75,6% con
un’incidenza dello 0,6%), la Corea del Sud (-17% e un peso del 4,6%), gli Emirati Arabi Uniti (-
22,1% e 1,2% di peso), la Cina (-30,6% con un peso dello 0,6%). Dati positivi invece si riscontrano
per le esportazioni verso il Cile (+70,5% con un’incidenza del 2%) e il Messico (+13,9% con
un’incidenza dello 0,2%).
Per quanto concerne, invece, la provincia reatina, nel 2025 si registra un aumento delle esportazioni verso l’Europa del +57,8% rispetto all’anno precedente con una rilevante crescita delle esportazioni reatine verso l’Irlanda con un dato positivo del +661,9%, verso la Norvegia (+166,9%), verso il Belgio (+98,8%) e verso il Lussemburgo (+91,8%).
Riscontro negativo invece con le esportazioni verso l’Africa con un dato pari al -25,8% (che ha un
peso relativo dello 0,7% sul totale) e verso l’Oceania con -13,3% (con un peso dello 0,3%), mentre
relativamente agli altri continenti si riscontra un incremento, nello specifico verso l’Asia del 16,7%
(con un’incidenza del 9,8%) e verso l’America del +16,3% (che ha un’incidenza del 4,9%).
All’interno dell’ambito europeo, nel 2025 le esportazioni della provincia di Rieti verso i Paesi UE
(post Brexit) sono aumentate dell’11,3% rispetto all’anno precedente, arrivando a costituire il 61,9% dell’export complessivo verso l’Europa. Analizzando i singoli Paesi europei, si nota una riduzione delle esportazioni verso la Russia del -82,9% rispetto al 2024. Diminuiscono anche quelle verso l’Austria (-47,6% con un peso del 3,5%) e verso la Svizzera (-53,4% con un peso dello 0,2% sul totale).
Nel 2025 aumentano invece le esportazioni verso il Regno Unito +153,6% con un peso del 1,7%). Si registra inoltre una crescita delle esportazioni verso la Germania dello 0,8% (che rappresentano il 2,5% dell’export totale), così come anche quelle verso la Spagna (+8,7% rispetto all’anno precedente, pesando il 3,1% sul totale), il Portogallo (+6,5% con un peso dello 0,2%) e verso i Paesi Bassi (5,5% con un peso dello 0,4%) .
In ambito extra europeo, si rileva una rilevante crescita delle esportazioni della provincia reatina verso gli Stati Uniti (+20,6% con un’incidenza del 4% sull’export totale), verso l’Arabia Saudita (+104% ed un peso dello 0,4%), verso Israele (+84,3%) e il Giappone (+70,4%). Netto calo verso la Cina (- 32,9% e 0,9% di peso), l’Argentina (-91,3%) e verso il Messico (-23,4%, con un peso dello 0,1%).
Relativamente alle importazioni, l’Europa si conferma il principale mercato di riferimento per le
province di Viterbo e Rieti, costituendo il 66,5% del totale per la prima e il 97,8% del totale per la
seconda.
In particolare, per quanto riguarda la provincia viterbese, nel 2025 si registra però un lieve calo delle importazioni dall’Europa del -3,7% rispetto all’anno precedente, mentre relativamente agli altri
continenti si riscontra un’espansione dell’import dall’America con un ragguardevole +263,2% (che
ha un peso del 17,6%), un buon +48,0% per l’Oceania mentre per l’Asia (che ha un peso del 14,3%)
si apprezza una diminuzione dell’8,4% così come per l’Africa (-8,3% con un’incidenza dell’1,6%).
All’interno dell’ambito europeo, nel 2025 le importazioni della provincia di Viterbo dai Paesi UE
(post Brexit) sono diminuite dell’8,4% rispetto all’anno precedente, arrivando a costituire il 53,1%
dell’import complessivo della provincia. Analizzando i singoli Paesi europei, si nota una diminuzione
delle importazioni nel 2025. Il Paese che rappresenta il partner principale della provincia di Viterbo
per quanto riguarda l’import, ovvero la Germania, rileva un valore positivo del 16,6% con un peso
totale di 10,5%. Anche le importazioni dalla Turchia (che rappresentano l’10,2% dell’import totale)
crescono nel 2025 e precisamente del 18,1%, così come anche quelle dalla Grecia, (+15% rispetto
all’anno precedente e pesando lo 0,7% sul totale), dal Belgio (+23% e 3% dell’import totale) e dalla Svezia con un +11,3%. Fanno notare una forte crescita le importazioni dal Lussemburgo (+139,1%), dalla Norvegia (+112,4), dalla Finlandia (+111,1%) e dalla Croazia (+237%) pur mostrando uno scarso peso sul totale.
Diminuiscono le importazioni dalla Francia del -45,9% rispetto al 2024, le quali hanno un peso del
6,4% sul totale delle importazioni viterbesi, dalla Svizzera (-83,1% ed un peso dello 0,1%), dai Paesi Bassi (-23,5% con un peso del 5,8%) e dal Portogallo (-31,1% ed un peso dello 0,7%).
In ambito extra europeo, si rileva una crescita delle importazioni della provincia viterbese dal Cile
(+822,8% e un peso dell’11,1%), dal Canada (+797,9% con un peso dello 0,4%), dal Brasile
(+508,5% con un peso del 2,4%) e dal Giappone (+113,6% con un peso dello 0,1%).
Tra i cali si segnalano quelli dall’Argentina (-38,4% ed un’incidenza dello 0,4%), dalla Tunisia (-
36,1% ed un peso dello 0,3%) e da Hong Kong (-30% ed un’incidenza dello 0,1%).
Per quanto concerne, invece, la provincia reatina, nel 2025 si registra un notevole aumento delle
importazioni dall’Europa del 39,3% rispetto all’anno precedente, mentre relativamente agli altri
continenti si riscontra una crescita dell’import del 130,2% dall’America (che ha un peso dello 0,7%
sul totale delle importazioni reatine), del 58,2% dall’Asia (che ha un’incidenza dell’1,4%) e
dell’Oceania del 3,2%, mentre si contraggono le importazioni dell’Africa del 2,4%.
All’interno dell’ambito europeo, nel 2025 le importazioni della provincia di Rieti dai Paesi UE (post
Brexit) sono aumentate del 73,8% rispetto all’anno precedente, arrivando a costituire il 82,8%
dell’import complessivo della provincia. Analizzando i singoli Paesi europei, si segnala una crescita
delle importazioni dalla Svizzera del 575%, dal Portogallo del 186,5% e dalla Spagna del 113,2%.
Anche le importazioni dai Paesi Bassi (che rappresentano il 23,9% dell’import totale) crescono nel
2025, precisamente del 51%, così come anche quelle dalla Germania (+33,2% rispetto all’anno
precedente e pesando il 14,7% sul totale), Francia (+4,7% con un peso del 1,5%), Regno Unito
(+45,8% e con una incidenza dello 0,8%) e Austria (+56,4% e incidenza del 18%). Diminuiscono,
di converso, quelle dal Belgio (-69,4% e che hanno una quota del 6,3% sull’import totale), dalla
Finlandia (-77,6%) e dalla Croazia (-15,4% e incidenza dello 0,3%).
In ambito extra europeo, degna di nota è la crescita delle importazioni della provincia reatina dagli
Emirati Arabi che segna un +1157,3% ma con una quota di scarsa rilevanza.

4 – Il credito
4.1 La dinamica dei depositi
Il sistema del credito, pilastro portante di qualsiasi economia, ha assunto nuovamente negli ultimi
periodi un ruolo centrale nel dibattito politico ed economico europeo, data la sua influenza cruciale
sulle dinamiche economiche odierne. Per tale ragione, è di fondamentale importanza approfondire
questa realtà, esaminando le sue componenti essenziali: depositi e impieghi bancari, rischiosità del
credito e costo del denaro.
Il primo ambito preso in osservazione è quello dei depositi, caratterizzato dalla consistenza di risorse che famiglie, imprese e altri Enti dispongono e depositano presso il sistema bancario e postale. A tal riguardo, bisogna sottolineare che l’economia italiana è, da sempre, caratterizzata da un’elevata propensione al risparmio delle famiglie, con un ammontare di depositi largamente superiore a quello presente in numerosi Paesi delle economie avanzate.
Nella provincia di Viterbo, i depositi bancari hanno registrato una crescita piuttosto costante negli
ultimi anni, con un trend in salita confermato anche nel 2025 con un incremento del 4,6%. Tale dato risulta superiore rispetto all’andamento registrato a livello regionale (+1,7% rispetto al 2024), ed in line aumento del 4,2%.
Anche nella provincia di Rieti i depositi bancari sono tendenzialmente in aumento negli ultimi anni,
con il 2025 che conferma la crescita, registrando un aumento del 3,6% rispetto al 2024.
Come accade in tutta l’Italia, anche nelle province di Viterbo e Rieti, in maniera ancor più accentuata per quest’ultima, il principale soggetto “finanziatore” del sistema bancario è rappresentato dalle famiglie, che detengono per Viterbo il 79,5% e per Rieti l’84,4% delle risorse bancarie e postali, seguite dalle imprese con il 18,3% a Viterbo ed il 12,2% a Rieti.
La distribuzione dei depositi per tipologia di clientela mette in luce una concentrazione più alta nelle
province di Viterbo e di Rieti delle risorse a favore delle famiglie rispetto alla media nazionale
(55,4%) e regionale (36,7%). Per quanto riguarda le imprese la differenza nell’incidenza è meno
marcata (25% in Italia e 18,2% Lazio) un fenomeno questo da ricondurre sia alla minore diffusione
di medie e grandi imprese, sia alla minore concentrazione di Enti pubblici.
Il 2025 ha evidenziato nella provincia di Viterbo una dinamica caratterizzata da un aumento dei
depositi delle famiglie, che presentano un incremento del 2,6% rispetto all’anno precedente, e da un aumento dei depositi delle imprese del 2,9% rispetto al 2024. Nella provincia di Rieti, i depositi delle imprese nel 2025 aumentano del 2,7% come anche quelli delle famiglie che aumentano dell’1,2%.
A livello nazionale si registra un aumento dei depositi delle famiglie (+2,6%) ed una crescita per i
depositi delle imprese (+2,7%).

4.2 La dinamica dei prestiti
Diversamente dai depositi, gli impieghi bancari hanno registrato nella provincia di Viterbo una
dinamica altalenante negli ultimi anni che ha parzialmente caratterizzato anche lo scenario nazionale.
L’ammontare dei finanziamenti del sistema bancario ha registrato nel 2025 un aumento dello 0,5%,
in controtendenza con gli ultimi 3 anni sempre in calo. A tale risultato hanno contribuito
esclusivamente le famiglie, i cui prestiti sono aumentati dello 0,7%, rispetto all’anno precedente,
mentre per le imprese anche nel 2025 si sono ridotti gli impieghi dello 0,3% contrariamente agli altri settori che risultano aumentati del 4,8% rispetto al 2024.
Anche per la provincia di Rieti si è riscontrato negli ultimi anni un andamento più o meno altalenante dei prestiti, con un trend decrescente degli ultimi 3 anni e diversamente dalla provincia di Viterbo il reatino è proseguito con un ulteriore calo dell’1,8% anche nel 2025. A tale risultato hanno contribuito le imprese con una diminuzione del 10,5% seguite dagli altri settori anch’essi diminuiti del 4,1%. Al contrario le famiglie hanno registrato un aumento dell’1,7%rispetto al 2024.
A livello nazionale, il 2025 sempre rispetto al 2024, ha fatto registrare un aumento dei prestiti per le famiglie pari al 3%, per le imprese dello 0,7% e per gli altri settori dello 0,2%. A livello regionale nel 2025, il Lazio ha fatto registrare un aumento del 2,7% dei prestiti alle famiglie insieme a quelli alle imprese con un dato del +7,4% e un +1,4% degli altri settori.
Osservando la distribuzione degli impieghi per tipologia di clientela, nella provincia di Viterbo, le
imprese e le famiglie si dividono il 94,6% di tutti gli impieghi, assorbendo rispettivamente il 37,8%
ed il 56,8% delle risorse, mentre nella provincia di Rieti le famiglie assorbono il 69,3% e le imprese
il 23,7%, raggiungendo complessivamente il 92,9% degli impieghi.
Tali percentuali sono molto superiori sia alla media nazionale, soprattutto per le famiglie, che in Italia hanno un peso “di appena” il 36%, che a livello regionale, dove gli impieghi delle famiglie e quelli delle imprese si attestano rispettivamente al 19,1% e al 19,6%.
Gli altri settori nel Viterbese assorbono, invece, solo il 5,4% dei finanziamenti, mentre nel Reatino il
7,1%, percentuali nettamente inferiori alla media regionale (61,3%) e nazionale (24,6%).

VALORI ASSOLUTI
I prestiti, che vengono tecnicamente definiti come vivi, ossia al netto delle sofferenze e dei pronti
contro termine, risultano nel 2025 in aumento rispetto all’anno precedente, per la provincia di Viterbo (+0,8%) in diminuzione dell’1,7% la provincia di Rieti, mentre aumentano a livello nazionale (+0,6%) ma diminuiscono a livello regionale (-1,5%).

4.3 La rischiosità del credito
Parlando della rischiosità del credito, con essa si fa riferimento alle sofferenze bancarie, definite come
“crediti la cui totale riscossione non è certa (per le banche e gli intermediari finanziari che hanno
erogato il finanziamento), poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza (anche non
accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili”.
Negli ultimi cinque anni si è registrato un generalizzato decremento delle sofferenze bancarie, dato
che denota una diminuzione della rischiosità del credito e la minore difficoltà delle imprese e delle
famiglie a far fronte agli impegni finanziari assunti, dovuto soprattutto ad una più attenta selezione
da parte degli Istituti bancari ed alla possibilità di cessione dei crediti deteriorati. Tale dinamica ha
caratterizzato naturalmente anche la provincia di Viterbo e quella di Rieti, che in questo caso sono
allineate ai risultati regionali e nazionali. Focalizzando l’attenzione all’anno 2025 rispetto all’anno
precedente, la diminuzione delle sofferenze a Viterbo (-26,9%) risulta essere maggiore con quanto
evidenziato sia nella regione Lazio (-12,7%) che a livello nazionale (-10,7%), mentre a Rieti la
variazione è stata più contenuta (-4,3%) rispetto al precedente anno.

5 – Il turismo
5.1 Il quadro turistico provinciale
Le province di Viterbo e Rieti, situate nel cuore del Lazio settentrionale e orientale, rappresentano
due territori con un potenziale turistico significativo, sebbene con caratteristiche e dinamiche diverse.
Viterbo, con la sua ricca storia etrusca, medievale e rinascimentale, i suoi borghi storici, le terme e il i laghi, attrae un turismo culturale e naturalistico, tuttavia, in termini numerici da non sottovalutare il turismo balneare marittimo. Rieti, d’altra parte, offre paesaggi montani, riserve naturali, laghi e un patrimonio storico-religioso legato alla Valle Santa francescana, posizionandosi come meta per il turismo verde, sportivo e spirituale. Nonostante la loro vicinanza alla capitale, Roma, e la ricchezza del loro patrimonio, queste province spesso si trovano a competere con destinazioni più consolidate a livello nazionale e internazionale. L’analisi degli indicatori turistici per il 2025 ci permette di comprendere meglio il loro posizionamento attuale e le sfide che affrontano nel panorama turistico italiano. Volendo procedere all’illustrazione delle tendenze attualmente in atto nelle due province relativamente al settore turistico, bisogna innanzitutto analizzare i dati relativi ai principali indicatori per il 2025.
Partendo dall’indice di Internazionalizzazione si evidenzia una media nazionale che si attesta al
54,67%, indicando che oltre la metà degli arrivi turistici in Italia proviene dall’estero. Questo
sottolinea la forte vocazione internazionale del turismo italiano. La provincia di Viterbo si ferma ad
un indice del 25,76%, con una quota di arrivi stranieri nettamente inferiore alla media nazionale,
sebbene mostri un lieve miglioramento. Ciò suggerisce che il turismo nella provincia è ancora
prevalentemente di origine domestica. Simile il quadro della provincia di Rieti che presenta un indice di internazionalizzazione pari al 23,14%. Questo dato evidenzia una forte dipendenza dal turismo interno, sebbene la forbice con Viterbo si sia ristretta. La differenza tra le province e la media nazionale resta notevole, indicando che Viterbo e Rieti hanno ampi margini per sviluppare strategie volte ad attrarre un maggior numero di turisti internazionali.
Per quanto riguarda la permanenza media a livello nazionale l’indice è pari a 3,33 giorni. La provincia di Viterbo fa registrare un dato pari a 3,06 giorni, posizionandosi al di sotto della media italiana e denotando un accorciamento dei soggiorni rispetto ai trend passati. Rieti, con una permanenza media di 2,61 giorni, si posiziona al di sotto sia di Viterbo che della media nazionale. Questo indica che Rieti continua ad essere percepita più come una destinazione per brevi fughe o weekend. Migliorare l’indice di permanenza media richiederà lo sviluppo di pacchetti turistici più completi e la promozione di esperienze che incoraggino i visitatori a prolungare la sosta. Va comunque sottolineato che la provincia di Rieti, diversamente da quella viterbese, ha fatto un deciso passo avanti su questo fronte.
Per quanto riguarda l’indicatore della qualità alberghiera, che considera il numero di alberghi a 4 e 5 stelle rispetto al numero totale di alberghi, la provincia di Viterbo presenta un valore pari al 22,6% mentre per la provincia di Rieti il valore è del 16,7%, a fronte del 22,5% rilevato per l’Italia. Tale valore, sia pur sostanzialmente positivo, sconta un numero di strutture alberghiere piuttosto contenuto sia per la provincia di Viterbo e soprattutto per quella di Rieti. Considerando anche la tipologia della domanda turistica, indubbiamente aumentare il numero di strutture di alta qualità potrebbe essere una chiave importante per incrementare la quantità e la qualità del turismo dell’Alto Lazio, anche se in questo momento congiunturale questa tipologia di struttura non sta riscontrando grandi successi in considerazione della riduzione dei turisti stranieri alto spendenti provenienti spesso da zone con una situazione geopolitica non favorevole.
L’indice di concentrazione turistica misura il rapporto tra il numero di arrivi turistici e la popolazione
residente. L’indice di concentrazione turistica nazionale è del 272,7%. La provincia di Viterbo, con
un indice del 160,02%, mostra un’intensità turistica in forte crescita, sebbene inferiore alla media
nazionale. La provincia di Rieti registra un indice di concentrazione turistica pari al 50,99%. Questo
dato suggerisce che, nonostante i progressi, il turismo ha un impatto ancora limitato sulla provincia
rispetto alla sua popolazione, indicando un potenziale di crescita inespresso.
Passando ad analizzare i principali dati riguardanti arrivi e presenze, si può osservare una
preponderanza del turismo interno presso le strutture viterbesi, dove gli arrivi di italiani costituiscono il 74,2% (365.676 su 492.568 totali) e le presenze di italiani il 72,4% (1.091.993 su 1.507.770).
Tendenza simile per le strutture reatine, dove la clientela italiana pesa per il 76,8% degli arrivi e il
70,7% delle presenze. Va sottolineato comunque che tali percentuali risultano più basse rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, facendo quindi registrare una crescita dell’incidenza del turismo estero in entrambe le province.

Per quanto riguarda, in particolare, gli arrivi di turisti stranieri nel 2025, nella provincia di Viterbo la
loro percentuale si attesta al 25,8%, mentre nella provincia di Rieti al 23,1% sul totale degli arrivi,
entrambi i territori in crescita, ma spicca la provincia di Rieti che guadagna 6 puinti percentuali in un
solo anno.
Tali valori differiscono in maniera notevole rispetto a quelli regionali, in cui gli arrivi di stranieri nel
Lazio raggiungono circa il 68,1% (11,4 milioni su 16,7 milioni totali), dato fortemente condizionato
dall’elevato indice di internazionalizzazione di Roma, e a quelli registrati a livello nazionale, dove la
percentuale di arrivi degli stranieri si attesta al 54,7% del totale.
Effettuando un approfondimento sul Paese di residenza dei clienti nel 2025, si evidenzia che nella
provincia di Viterbo prevalgono nettamente le presenze provenienti dall’Unione Europea (66,1% del
totale straniero), anche se rispetto al 2024 l’incidenza è scesa di quasi 10 punti percentuali (era del
75%). La Germania si conferma la prima nazione per distacco, rappresentando il 27,5% delle presenze straniere sul territorio viterbese ma scendendo dal 36% del 2024. Seguono i Paesi europei non UE (12,1%), i Paesi Bassi (9,2%), gli Stati Uniti (7,4%), la Francia (5,5%) e il Regno Unito (5,0%). In particolare cresce fortemente l’apporto dei turisti statunitensi, passati da 19.710 presenze nel 2024 a 30.695 nel 2025, così come cresce la Cina (da 11.595 a 19.300 presenze).
Anche per la provincia di Rieti prevalgono le presenze di turisti provenienti dall’UE (56,7%), anche
se in misura ridotta rispetto alla Tuscia, ed un’incidenza in forte diminuzione (era al 64%) causata da una crescita più importante di altre aree. seguite dai Paesi europei extra-UE (16,2%). Anche in questo caso la Germania (salita da 5.124 a 9.240 presenze) riduce la sua incidenza percentuale (dal 21,72% al 15,8%), mentre balzano all’attenzione i flussi dal Regno Unito, passati da 1.856 presenze nel 2024 (7,87%) a ben 5.967 presenze nel 2025 (10,2%), consolidandosi come secondo mercato estero della provincia. Seguono Paesi Bassi (6,6%), Stati Uniti (5,2%) e Romania e Francia (entrambe al 4,9%).
Operando una distinzione dei dati inerenti ai flussi del 2025 secondo la diversa tipologia di esercizio
ricettivo, emerge chiaramente come le preferenze dei turisti siano cambiate. Nella Tuscia solo il
43,1% degli arrivi ed il 29,6% delle presenze totali afferisce le strutture alberghiere, a netto vantaggio dell’extra-alberghiero. Nella provincia di Rieti, si assiste a una dinamica interessante: sebbene gli alberghi intercettino ancora il 56,6% degli arrivi, le presenze alberghiere crollano al 37,9% del totale, dimostrando che chi soggiorna più a lungo sceglie ormai strutture alternative.
Un aspetto di ulteriore interesse è l’incidenza particolarmente rilevante che assumono gli esercizi
complementari (extra-alberghieri). Nella provincia di Viterbo, il 55,7% degli arrivi stranieri ed il
73,7% delle presenze straniere si concentra nell’extra-alberghiero. Anche i turisti italiani nel viterbese preferiscono queste strutture (57,2% degli arrivi e 69,2% delle presenze). Per quanto riguarda Rieti, la situazione si è allineata a questa tendenza: il 53,8% degli arrivi stranieri ed il ben 76,8% delle presenze straniere sceglie l’extra-alberghiero. Anche tra gli italiani a Rieti le presenze extraalberghiere hanno sorpassato quelle alberghiere, attestandosi al 56,0%.

Un aspetto di ulteriore interesse è l’incidenza particolarmente rilevante che assumono gli esercizi
complementari (extra-alberghieri). Nella provincia di Viterbo, il 55,7% degli arrivi stranieri ed il
73,7% delle presenze straniere si concentra nell’extra-alberghiero. Anche i turisti italiani nel viterbese
preferiscono queste strutture (57,2% degli arrivi e 69,2% delle presenze). Per quanto riguarda Rieti, la situazione si è allineata a questa tendenza: il 53,8% degli arrivi stranieri ed il ben 76,8% delle presenze straniere sceglie l’extra-alberghiero. Anche tra gli italiani a Rieti le presenze extraalberghiere hanno sorpassato quelle alberghiere, attestandosi al 56,0%.
Analizzando le variazioni dell’anno 2025 rispetto al 2024, si registra una fortissima espansione in
entrambi i territori. Nella provincia di Viterbo, gli arrivi totali sono cresciuti del 41,3% e le presenze
del 25,5%. Questo balzo in avanti è stato trainato sia dagli stranieri (+49,4% di arrivi e +39,6% di
presenze) che dagli italiani (+38,7% arrivi, +20,9% presenze). A livello di strutture, il trionfo è del
settore extra-alberghiero (+79,2% arrivi, +54,9% presenze), spinto da crescite vertiginose degli
alloggi in affitto (+494,8% di arrivi), bed and breakfast (+99,2%) e agriturismi (+63,3%). Di contro, il settore alberghiero viterbese fatica a trattenere i turisti, segnando un calo delle presenze del 13,5% nonostante un lieve aumento degli arrivi (+10,5%).
Relativamente alla provincia di Rieti, l’anno 2025 ha segnato una vera e propria esplosione del
turismo, con un aumento del 27,6% degli arrivi e del 25,4% delle presenze. Il dato più eclatante è il boom della clientela straniera, che ha registrato un +59,3% negli arrivi e un ragguardevole +147,4% nelle presenze. Anche il mercato italiano ha risposto bene (+20,3% arrivi, +4,1% presenze). Come per Viterbo, la crescita reatina è trainata in modo assoluto dal comparto extra-alberghiero, che vede gli arrivi salire del 129,2% e le presenze impennarsi del 268,4%. Anche in questo caso, alloggi in affitto e agriturismi (+159,9% di arrivi e +497,2% di presenze) guidano la ripresa, mentre il settore alberghiero tradizionale subisce una netta contrazione (-4,8% arrivi, -39,7% presenze).
Approfondimento – Le Società Benefit nell’Alto Lazio. Nuovi Paradigmi di
Creazione del Valore e Resilienza Territoriale
Premessa
Il contesto geopolitico e macroeconomico internazionale, delineato dal World Economic Outlook del
Fondo Monetario Internazionale, mette in luce una fragilità strutturale dei sistemi produttivi
tradizionali, stretti tra persistenti tensioni logistiche, shock energetici e una frammentazione dei
mercati su scala globale. In Italia, a fronte di una crescita contenuta del PIL e di vulnerabilità legata
all’export e al costo del denaro, emerge con forza la necessità di promuovere motori anticiclici capaci
di modernizzare il Paese. In questa cornice di profonda trasformazione, la transizione digitale ed
ecologica non si configura più come un mero adempimento normativo, ma come un pilastro
fondamentale per recuperare e difendere la competitività aziendale. In questo contesto, una recuperata sinergia con la socialità ed una rinnovata volontà di protezione ambientale e di inclusione culturale, hanno generato nuovi punti di vista anche per imprenditori ed esperti di economia che hanno deciso di adeguare la propria prospettiva di profitto a nuove dinamiche di sviluppo a lungo termine. È proprio in questo scenario che il modello della Società Benefit (SB) trova la sua massima espressione strategica.
Era il 2010 quando nel Maryland è stato per la prima volta approvato lo status giuridico di Società
Corporation, con l’obiettivo di creare una nuova forma di governance orientata allo sviluppo di valore condiviso, che affiancasse alla produzione di utili la creazione di un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, da parte delle aziende. Sei anni più tardi, l’Italia è diventato il primo paese ad introdurre nella propria legislazione la possibilità per le aziende di adottare la qualifica di Società
Benefit. Da quel 2016, ogni azienda può inserire nel proprio oggetto sociale la finalità di beneficio
comune, ufficializzando il proprio impegno nel perseguire obiettivi di bene comune e uno scopo che
vada oltre il solo profitto. Se per loro natura le imprese generano crescita e posti di lavoro, nell’ambito delle Società Benefit, le imprese, pur realizzando le proprie esigenze di redditività, possono contribuire allo sviluppo in maniera sostenibile. Nel sistema Benefit, le imprese contribuiscono al progresso socioeconomico, impegnandosi a generare effetti positivi nei confronti della società, ell’ambiente, delle persone, delle comunità e degli altri portatori di interesse.
Introdotte nell’ordinamento nazionale dalla Legge n. 208 del 2015, non rappresentano una forma
giuridica speciale o un nuovo tipo societario, bensì una qualifica che le aziende con scopi di lucro
(società di capitali, cooperative e di persone) scelgono di integrare nel proprio statuto. L’elemento
distintivo risiede nel superamento del principio della pura massimizzazione del profitto (shareholder
value) a favore della creazione di valore condiviso per tutti i portatori d’interesse (stakeholder value).
Per statuto, le Società Benefit perseguono congiuntamente i due scopi, operando in modo sostenibile e trasparente e conciliando responsabilità morale ed economica. La gestione di queste società richiede quindi ai manager di perseguire un impatto sociale e ambientale nell’esercizio dell’attività economica, bilanciando gli interessi di pochi (gli azionisti) con gli interessi di molti (società e ambiente). È inoltre richiesta la nomina di una persona che sia responsabile dell’impatto dell’azienda, che deve essere misurato con rigore e riportato in maniera trasparente e completa insieme agli obiettivi e ai risultati delle attività aziendali in una relazione annuale di impatto, da depositare in Camera di Commercio assieme al Bilancio. In questo senso, l’adozione della qualifica Società Benefit rappresenta il punto di partenza per adottare una governance evoluta e capace di adattarsi pienamente alle sfide del nostro tempo.
I processi di adozione di questo modello corrono veloce negli Stati Uniti ed in parte del Sud America, ma anche in Europa, paesi come la Francia e la Spagna hanno guardato proprio alla nostra legge nazionale per dare sviluppo alle proprie legislazioni in materia. Nel nostro Paese, il numero delle Società Benefit sta crescendo velocemente a conferma della fertilità di un tessuto imprenditoriale votato oltre che alla funzione economica anche a quella sociale. Parliamo, ad ogni modo, di un fenomeno relativamente giovane, per il quale sono ancora in fase di approfondimento studi ufficiali in grado di delinearne i contorni con completezza ed in termini di posizionamento strategico.
A dieci anni dall’adozione della legge sulle Società Benefit in Italia, le ricerche confermano
comunque un fenomeno in costante evoluzione: con una crescita che appare solida ed un andamento positivo. Se a fine 2025, il numero delle imprese arrivava a 5.540 unità, registrando già un +21% rispetto all’anno precedente, al 31 marzo 2026, il fenomeno raggiunge in Italia una dimensione ancora più strutturata, contando 5.754 Società Benefit. Il modello continua a guadagnare terreno anche sotto il profilo occupazionale, con una forza lavoro impiegata che supera i 250.000 addetti, mentre il valore della produzione aggregato si attesta sui 70 miliardi di euro, pari a circa al 2,5% della produzione totale delle società registrate.
Sono numeri questi che testimoniano l’emergere di un nuovo capitalismo di territorio, dove la
sostenibilità smette di essere un costo di compliance o un’attività accessoria di Corporate Social
Responsibility (CSR) per divenire il cuore pulsante della strategia industriale e del vantaggio
competitivo. In un contesto socio-culturale in così rapida evoluzione, a crescere è in sostanza la
consapevolezza dei limiti dei più classici modelli economici di sviluppo, che hanno generato alti
livelli di inquinamento sociale e ambientale ed una rischiosa mancanza di progettazione per il pianeta e le generazioni future. Grazie al modello delle Società Benefit, a crescere è invece proprio la richiesta delle imprese di essere protagoniste di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di renderle generatrici di un cambiamento profondo e duraturo e di operare quotidianamente con l’obiettivo di originare un beneficio che diventi al contempo consolidamento della propria mission aziendale.
L’ecosistema delle società benefit nella Regione Lazio
Anche il tessuto imprenditoriale del Lazio ha recepito in tempi recenti questa spinta trasformativa,
evidenziando tuttavia una traiettoria di crescita esponenziale nell’ultimo decennio. Anche nel Lazio
il fenomeno è recente. Le prime iscrizioni risalgono al 2017, quando erano presenti soltanto 24
imprese.
Negli anni successivi, il numero è cresciuto gradualmente: n. 41 società nel 2018, n. 64 società nel
2019, n. 99 nel 2020, n. 201 nel 2021, n. 292 nel 2022, n. 394 nel 2023, n. 509 nel 2024. Infine, la
crescita più significativa si è registrata nel 2025, quando il numero delle Società Benefit è passato –
come sopra riportato – da 509 a 670 unità, a con una media di addetti pari a 54,34. Anche sul piano occupazionale, l’impatto della componente benefit regionale si è rivelato di assoluto rilievo,
mostrando una crescita ininterrotta del volume dei lavoratori assorbiti:
• 2021: 113 società con personale per complessivi 10.447 addetti (media di 92,45 per
impresa);
• 2022: 167 società con personale per complessivi 14.257 addetti (media di 85,37 per
impresa);
• 2023: 236 società con personale per complessivi 16.897 addetti (media di 71,60 per
impresa);
• 2024: 299 società con personale per complessivi 19.353 addetti (media di 64,73 per
impresa);
• 2025: 381 società benefit con personale, capaci di raggiungere la quota di 20.704 addetti
complessivi (di cui 20.646 dipendenti strutturati e 58 indipendenti) ed una media di 54,34
addetti).
L’analisi dinamica di questa serie storica evidenzia come la progressiva riduzione della dimensione
media aziendale delle SB laziali — passata da 92,45 a 54,34 addetti per impresa tra il 2021 e il 2025
— non sia l’effetto di una contrazione dei livelli occupazionali del comparto, bensì il segnale di una
democratizzazione e diffusione del modello. Il paradigma Benefit, inizialmente appannaggio quasi
esclusivo di grandi corporate e filiali di multinazionali, sta progressivamente penetrando nella base
del sistema produttivo regionale, venendo adottato in misura crescente da piccole e medie imprese
(PMI) e microimprese che scelgono di formalizzare il proprio legame con le comunità locali.
La struttura produttiva e occupazionale nell’Alto Lazio
All’interno dell’Alto Lazio, lo sviluppo delle Società Benefit riflette la natura prevalentemente
terziaria e orientata ai servizi avanzati delle economie locali, pur evidenziando marcati distinguo
strutturali tra i due poli provinciali. Al primo trimestre del 2026, la provincia di Viterbo conta 13
Società Benefit, mentre il territorio di Rieti ne registra 6.
La robustezza e il grado di strutturazione delle imprese dell’Alto Lazio che scelgono la qualifica
Benefit emergono con chiarezza dall’analisi delle forme giuridiche. Nella provincia di Rieti la totalità
delle Benefit opera sotto forma di società di capitali (100%), mentre nel Viterbese tale percentuale si attesta al 92,31%. Si tratta di un dato di rilievo se confrontato con il complesso della demografia
d’impresa locale, ancora fortemente caratterizzato dalla prevalenza delle ditte individuali legate alla
forte vocazione agricola dei territori. Le Società Benefit si configurano quindi come avamposti di
modernizzazione giuridica e manageriale. Sotto il profilo dello stato di attività, si rileva un’ottima
tenuta: il 100% delle imprese della Tuscia risulta attivo e operativo, mentre a Rieti l’indice si attesta
all’83,33% (pari a cinque società attive su sei complessive).

La scomposizione delle Società Benefit in base ai codici ATECO rivela come il modello stia trovando
terreno fertile soprattutto nelle filiere a più elevato valore aggiunto e a forte intensità di conoscenza.
A Viterbo, il comparto cardine è rappresentato dal settore N — Attività professionali, scientifiche e
tecniche, che da solo presidia oltre la metà delle imprese (53,85%). Seguono le Costruzioni (15,38%),
mentre le Attività manifatturiere, immobiliari, amministrative e l’istruzione coprono quote paritetiche
del 7,69%. A Rieti, la struttura settoriale appare maggiormente bilanciata: le Attività professionali e
il comparto Q — Istruzione e formazione si dividono la quota maggioritaria del territorio, incidendo
ciascuno per il 33,33% sul totale delle imprese Benefit registrate. Il Commercio all’ingrosso e al
dettaglio e le Imprese non classificate assorbono il restante terzo (16,67% ciascuno).
Tabella 2 — Distribuzione per settore di attività economica
Settore ATECO Viterbo Rieti
N — Attività professionali, scientifiche e tecniche 53,85% 33,33%
Q — Istruzione e formazione 7,69% 33,33%
F — Costruzioni 15,38% —
C — Attività manifatturiere 7,69% —
M — Attività immobiliari 7,69% —
O — Attività amministrative e di supporto 7,69% —
G — Commercio all’ingrosso e al dettaglio — 16,67%
X — Imprese non classificate — 16,67%
Fonte: Elaborazione CCIAA Rieti-Viterbo su dati dell’Osservatorio Imprese Benefit, Infocamere – Camera di Commercio
Brindisi-Taranto al 31-03-2026.

Passando all’analisi del valore della produzione, analisi possibile solo per le società di capitale,
troviamo il quadro rappresentato nella successiva tabella 4, che evidenzia una foto non dissimile a
quella vista nelle tabelle sopra riportate.
Il 50% delle Società Benefit, di capitale, viterbesi si colloca sotto i 250 mila euro di produzione, il
20% raggiunge la fascia 10–25 milioni mentre per le altre troviamo un’equa distribuzione all’interno
delle altre fasce, segnalando anche la presenza di operatori di rilievo. A Rieti, invece, il 75% delle
imprese rimane sotto i 250 mila euro di produzione e solo il 25% supera il milione di euro.
I dati riportati nella tabella 5 si riferiscono al 31 dicembre 2025 e sono stati inseriti per rendere
evidente, in raffronto con il quadro al primo trimestre 2026, la vivacità espressa dal territorio nel
corso dei primi mesi dell’anno in corso. Al 31 dicembre 2025, le province di Viterbo e Rieti contavano complessivamente 18 Società Benefit, con Viterbo che ne ospitava 12 e Rieti 6.
Sul fronte occupazionale, a Viterbo operavano 7 società con almeno un addetto, per un totale di 134 lavoratori (132 dipendenti e 2 indipendenti) e una media di 19,14 addetti per impresa. A Rieti, le società con personale erano 4, con 36 addetti complessivi (35 dipendenti e 1 indipendente) e una media di 9,00 addetti per impresa. Il distinguo dimensionale tra le due province è interessante: Viterbo esprime una base imprenditoriale più consolidata e strutturata, mentre Rieti presenta realtà più piccole ma in progressiva crescita.
Il confronto tra i dati al 31 dicembre 2025 e quelli al 31 marzo 2026 restituisce un segnale di
“vivacità” del tessuto imprenditoriale Benefit in entrambe le province. Nel primo trimestre del 2026,
la provincia di Viterbo registra l’iscrizione di una nuova Società Benefit, passando da 12 a 13 unità.
A Rieti, il numero rimane stabile a 6 Società Benefit, ma ad essere incoraggiante è il dato
occupazionale, quasi a segnalare un consolidamento in corso: il totale degli addetti sale a 38 (rispetto ai 36 di fine 2025).
Questi dati suggeriscono per il primo trimestre 2026 una realtà “in movimento” e rafforzano
ulteriormente la tesi che il modello della Società Benefit possa trovare un radicamento crescente nei territori di Viterbo e Rieti e che un sostegno sistemico da parte degli stakeholder potrebbe accelerare significativamente questa traiettoria, valorizzando un potenziale ancora in larga parte inespresso.

La tabella riepilogativa mostra infine l’evoluzione delle Società Benefit nelle province di Viterbo e
Rieti tra il 2018 ed il primo trimestre 2026, mettendo a confronto la crescita del numero di imprese e
l’andamento dell’occupazione, delineando una continua dinamicità e diffusione del modello.
A Viterbo, le Società Benefit sono passate da 1 nel 2018 a 12 nel 2025, a 13 alla fine del primo
trimestre 2026, con una crescita costante nel corso degli anni. L’aumento più significativo si è
registrato nel 2023, quando le imprese sono salite da 6 a 10 e gli addetti hanno raggiunto quota 152, con una media di oltre 30 lavoratori per impresa. Negli anni successivi, il numero delle società ha continuato ad aumentare, mentre gli addetti sono diminuiti: -7 nel 2024 e -12 nel 2025 per poi tornare a crescere nuovamente nel 2025 e poi nel primo scorcio del 2026.
A Rieti, il percorso è stato diverso. Dopo diversi anni con poche variazioni, nel 2023 il numero delle
Società Benefit è passato da 2 a 6. Da allora, il dato è rimasto stabile. Sul fronte occupazionale, però, la crescita è stata continua: gli addetti sono passati da 1 nel 2021 a 36 nel 2025, con incrementi particolarmente significativi nel 2024 (+12 addetti) e nel 2025 (+13 addetti) e nel primo trimestre del 2026 (+2 addetti).
Il confronto tra le due province evidenzia quindi andamenti differenti. A Viterbo cresce il numero
delle imprese e tendenzialmente cresce l’occupazione con l’aumento delle imprese; a Rieti, invece, il numero delle società resta stabile mentre aumenta il personale impiegato.
Conclusioni
L’analisi del modello delle Società Benefit a Viterbo e Rieti rivela un fenomeno dallo sviluppo ancora
modesto in entrambe le province, pur mostrando positivi segnali di crescita ed incoraggianti spinte
alla trasformazione, su tutto il territorio.
In questo percorso, il ruolo delle Camere di Commercio e degli stakeholder territoriali sarà
fondamentale per sostenere un modello imprenditoriale sempre più orientato alla sostenibilità e alla
creazione di valore per la comunità.
L’impresa è un bene di comunità, non è un’isola; è il nodo di una rete in cui relazioni economiche e i legami sociali si intrecciano in modo indissolubile. Le imprese, in particolare quelle Benefit, sono
prolungamenti dello sguardo sul mondo e quando cambia lo sguardo, cambiano anche gli impatti, le strategie ed i risultati.
L’impresa Benefit costruisce valore duraturo e si radica nel contesto in cui nasce e cresce. Le Benefit non rappresentano solo una nicchia illuminata, ma sono l’avanguardia necessaria per accelerare la transizione verso un sistema economico rigenerativo e prospero per le future generazioni, i cui valori si traducono in obiettivi strategici concreti e misurabili, capaci di intercettare nuove tendenze e opportunità, senza tradire l’identità e le proprie specificità; sono imprese capaci di guardare in avanti ma anche al proprio interno – nella direzione delle persone che ne sono motore portante – e al di fuori, verso l’ambiente e la comunità.
In un Paese e in un territorio segnati in modo indelebile dall’invecchiamento demografico, dalla
contrazione della popolazione in età attiva e dalla crescente difficoltà di reperimento di competenze
e professionalità adeguate, il modello della Società Benefit assume una forte valenza strategica.
Investire in modo strutturato sul benessere dei dipendenti (welfare aziendale), sulla conciliazione tra i tempi della vita e del lavoro, sulla formazione continua, sulla valorizzazione dei giovani e sui
percorsi di inclusione e parità di genere non rappresenta più una scelta meramente etica. Al contrario, si configura come la principale leva di attraction e retention dei talenti globali, indispensabile per accrescere la capacità produttiva e l’attrattività del territorio.
Per questo motivo, pur nell’esiguità numerica, la Camera di commercio di Rieti Viterbo ha voluto
incentrare un focus del Rapporto sulle Società Benefit e, per sostenere la diffusione di questo modello, sarà importante cogliere la sfida trasformativa e culturale che lo stesso modello impone e continuare a promuovere iniziative di informazione, di formazione e di supporto tecnico all’interno delle proprie programmazioni strategiche.
I dati analizzati nel presente focus, per quanto numericamente ancora contenuti se rapportati al totale del sistema imprenditoriale dell’Alto Lazio, offrono una chiara indicazione circa le direttrici future dello sviluppo sostenibile locale. Esistono ampi margini di crescita per il territorio, sia attraverso la nascita di nuove start-up, direttamente native con lo status Benefit, sia e soprattutto tramite la trasformazione statutaria di imprese mature, già operanti sul mercato.
Quello che si prospetta alle imprese, è molto di più di una sola evoluzione normativa. Quello delle
Società Benefit è un vero e proprio movimento trasformativo dell’idea stessa di impresa. La sfida,
anche per le imprese dell’Alto Lazio che decideranno di approcciare a questo nuovo modello, sarà
quella di saper coniugare la strategia del fare impresa con la scelta di porre al centro di quella stessa strategia la necessità di creare valore, rispettando le esigenze ambientali e le istanze sociali. Adottare questo modello imprenditoriale, oltre a delle sfide, comporterà certamente anche dei vantaggi in termini di competitività, aumentando l’attrattività sia per i consumatori consapevoli che per gli investitori più sensibili; garantendo il gradimento delle nuove generazioni di lavoratori e giovani talenti, che si sentiranno maggiormente rappresentati ed attratti da aziende dalla forte identità etica e, nel lungo periodo, assicurando una maggiore stabilità e tenuta aziendale, con una naturale maggiore propensione alla gestione del rischio aziendale.
L’impresa non può più essere concepita come un elemento estraneo al proprio contesto. Non può più essere considerata come solo soggetto economico: l’impresa è un vero e proprio attore sociale e quello delle Società Benefit si delinea come un segmento innovativo di imprenditorialità.
In questa prospettiva, la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo è attivamente impegnata nel
consolidare e diffondere la cultura di questo modello imprenditoriale, favorendo l’emersione di
pratiche innovative, scalabili e replicabili che sappiano coniugare competitività di mercato e valore
condiviso.
Il modello Benefit, con la sua idea di impresa basata su performance, autonomia strategica e
transizione ecologica e sociale, risponde con efficacia alle attuali incertezze economiche
contemporanee, affermandosi come fattore di competitività e leva di efficienza economica, capace di offrire spazio per agire con coerenza, trasparenza e lungimiranza. Accoglierne la sfida evolutiva
significherà, anche per l’intero sistema produttivo dell’Alto Lazio, mutare lo sguardo sul mondo e, di
conseguenza, ridefinire gli impatti, le strategie e i risultati economici a lungo termine.


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