Wall Street e le Borse europee “tengono”, e le trimestrali aiutano.
Oggi pomeriggio novità dalla FED, non sui tassi, ma sulle aspettative.
Recuperano i «Govies» europei, ma i timori sull’inflazione permangono.
Nella seduta di martedì 28 luglio, la nuova ondata di vendite partita dall’Asia ha investito il comparto tecnologico globale, mettendo sotto pressione soprattutto i produttori di semiconduttori. Nonostante il violento ribasso del settore, le Borse europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta, mentre Wall Street ha vissuto una seduta a due velocità.
L’epicentro della correzione è stato il mercato asiatico. La Borsa di Seul ha perso circa -10%, mentre il Nikkei225 di Tokyo è sceso quasi -4%. A innescare il sell-off sono state le indiscrezioni sui significativi progressi della Cina nelle tecnologie per produrre i semiconduttori. Una società statale cinese avrebbe infatti avviato la produzione in serie di macchine per la litografia a ultravioletti profondi (DUV), un passaggio che il mercato interpreta come un importante passo avanti nella riduzione del divario tecnologico con l’Occidente in un settore strategico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La notizia ha riacceso un interrogativo sempre più presente tra gli investitori: gli enormi investimenti destinati all’AI saranno realmente in grado di generare profitti adeguati?
Il comparto dei semiconduttori ha così accelerato una fase di prese di beneficio dopo performance eccezionali. L’indice Philadelphia Semiconductor (SOX) ha ceduto il 4,5%, registrando la quarta seduta consecutiva in ribasso e scivolando sui minimi da inizio maggio, mentre numerosi titoli che da inizio anno avevano accumulato guadagni a tripla cifra sono entrati in una fase di correzione.
Le vendite hanno inevitabilmente raggiunto anche Wall Street: Dow Jones +1,03%, sostenuto dalle trimestrali societarie e dal calo del petrolio. Più debole il comparto tecnologico: Nasdaq -0,22% e S&P500 +0,22%. Il Nasdaq 100 è così sceso a oltre -10% sotto i massimi storici di inizio giugno.
A rafforzare i dubbi sul settore è arrivata anche l’indiscrezione sulle trattative tra Nvidia e OpenAI, secondo cui il produttore di chip sarebbe pronto a sostenere finanziariamente la società di ChatGPT con circa 250 miliardi di dollari per un gigantesco progetto di data center in Ohio. Un investimento di dimensioni eccezionali che conferma la portata della corsa all’AI ma che, allo stesso tempo, alimenta interrogativi sui tempi necessari per trasformare tali capitali in utili.
Sul fronte societario, Apple ha raggiunto un traguardo storico superando i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, diventando la seconda azienda al mondo, dopo Nvidia, a oltrepassare questa soglia.
Gli investitori restano inoltre concentrati sulla riunione della Federal Reserve, attesa nella giornata di oggi: altamente probabile una conferma degli attuali tassi d’interesse. La debole inflazione di giugno sostiene questa impostazione, anche se l’evoluzione del prezzo del petrolio continua a rappresentare un elemento di attenzione.
Sul fronte geopolitico, il mercato continua a monitorare i negoziati tra Stati Uniti e Iran. L’ottimismo espresso dal presidente Trump sulla possibilità di un accordo aveva favorito una decisa correzione del greggio, con il Brent a 86 dollari/barile e il WTI intorno a 81, dopo il più forte ribasso degli ultimi tre mesi. Sul fronte macroeconomico, la fiducia dei consumatori del Conference Board è scesa da 92,2 a 90,8 a luglio, mentre gli operatori attendono i dati occupazionali ADP.
Nel reddito fisso prosegue il miglioramento dei titoli governativi europei. Lo spread BTp-Bund è diminuito da 81 a 80 punti base, mentre il rendimento del BTp decennale è sceso dal 3,93% al 3,90%.
La mattinata di oggi, 29 luglio, conferma tuttavia quanto il sentiment rimanga estremamente fragile. Il Kospi di Seul perde un ulteriore 7%, toccando i minimi da inizio aprile e accumulando un crollo del 43% in un mese. SK Hynix -10%, nonostante utili record, mentre Samsung Electronics arretra di oltre -5%. A Tokyo il Nikkei225 perde -2%, il Taiex di Taipei -4,3%, il CSI300 limita i ribassi a -0,2%, mentre l’Hang Seng sale dell’1,4% grazie alla maggiore resilienza dei titoli tecnologici di Hong Kong. In controtendenza anche l’India, con il BSE Sensex in progresso dell’1%.
La nuova escalation militare in Medio Oriente ha riportato tensione anche sul mercato energetico. Dopo il calo del 5% della seduta precedente, il Brent rimbalza del 3,6% a 87,5 dollari/barile in seguito ai nuovi attacchi in Iraq e ai missili iraniani intercettati. Intanto l’OPEC+ starebbe valutando di interrompere gli aumenti della produzione dopo l’incremento di 188.000 barili al giorno previsto per settembre, decisione che dovrebbe essere formalizzata nella riunione del 2 agosto.
Tra le materie prime industriali continua a distinguersi il rame, salito a 13.700 dollari per tonnellata grazie ai timori di scarsità dell’offerta. Più stabili invece oro (4.029 dollari l’oncia) e argento (57,40 dollari) in attesa delle decisioni della Fed.
Anche il Bitcoin resta poco mosso intorno a 63.900 dollari, mentre cresce l’attenzione sulla strategia di Strategy, che mantiene invariati i propri 843.775 Bitcoin dopo cinque settimane senza acquisti e ha raccolto 544,5 milioni di dollari attraverso la vendita di azioni MSTR per rafforzare la liquidità.
Nel frattempo il rendimento del Treasury decennale americano è sceso al 4,61% dal 4,70% della scorsa settimana, segnale di una domanda ancora sostenuta per gli asset obbligazionari, pur in un contesto in cui gli investitori continuano a richiedere un premio di rischio per le persistenti incertezze inflazionistiche e geopolitiche.
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