TARANTO – Cinque giorni di sciopero e di blocchi stradali hanno riaperto il confronto istituzionale sul futuro dell’ex Ilva, ma per i sindacati la vertenza è tutt’altro che conclusa. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto rivendicano i primi risultati della mobilitazione e chiedono adesso al Governo impegni precisi per la salvaguardia dei posti di lavoro, la tutela dei redditi e il rilancio industriale dello stabilimento siderurgico.
Il bilancio delle proteste è contenuto in un documento unitario diffuso dalle 4 organizzazioni sindacali, che ringraziano i dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e delle aziende dell’appalto per la partecipazione alle 5 giornate di sciopero. Una mobilitazione sostenuta nonostante le difficoltà economiche determinate dalla cassa integrazione e le profonde incertezze che continuano a gravare sul futuro occupazionale di migliaia di famiglie.
Nel comunicato, le organizzazioni sindacali sottolineano di aver mantenuto un confronto costante con i lavoratori, attraverso assemblee partecipate nelle quali sono stati illustrati gli sviluppi della vertenza e condivise le decisioni assunte durante la protesta.
«Il grido dei lavoratori e della città non può più rimanere inascoltato», affermano Fim, Fiom, Uilm e Usb, richiamando l’attenzione sulle conseguenze sociali della crisi siderurgica. Per i sindacati, dietro ogni lavoratore ci sono famiglie che chiedono certezze economiche, dignità e una prospettiva occupazionale.
Le 4 sigle respingono inoltre le polemiche e gli attacchi rivolti agli operai dell’ex Ilva, ricordando che i dipendenti dello stabilimento sono parte integrante della comunità tarantina e che la loro battaglia riguarda anche il futuro della città.
«Non vogliamo più essere costretti a scegliere tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute: uno non deve escludere l’altro», ribadiscono le organizzazioni sindacali, indicando nella compatibilità tra attività industriale, tutela ambientale e salute pubblica uno dei principi fondamentali per affrontare la crisi.
Sul piano istituzionale, i sindacati considerano particolarmente significativo l’esito dell’incontro ottenuto con la Regione Puglia durante le giornate di protesta. Il confronto, sollecitato dalle rappresentanze dei lavoratori, ha portato alla sottoscrizione di un documento condiviso dai capigruppo delle forze politiche regionali di maggioranza e opposizione.
Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, si tratta di un risultato senza precedenti negli oltre 14 anni di vertenza, raggiunto grazie alla mediazione del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, del sindaco di Taranto Piero Bitetti e alla disponibilità dei rappresentanti politici regionali.
Il documento approvato recepisce integralmente le richieste contenute nella piattaforma elaborata dal Consiglio di fabbrica unitario del 7 ottobre 2026, sottoscritta dai lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria, appalto e indotto, insieme alle 4 organizzazioni sindacali.
Un altro passaggio ritenuto importante riguarda l’incontro con il prefetto di Taranto, dal quale è arrivata la comunicazione della nuova convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. Un appuntamento che, secondo i sindacati, rappresenta una conseguenza diretta delle iniziative di protesta messe in campo dai lavoratori.
Prima del vertice romano è previsto un ulteriore confronto istituzionale. Martedì 20 ottobre, alle 16, le organizzazioni sindacali saranno ricevute al Ministero del Lavoro per discutere delle misure straordinarie richieste a sostegno dei dipendenti coinvolti nella crisi.
Sono proprio questi 2 appuntamenti a rappresentare, per Fim, Fiom, Uilm e Usb, il primo banco di prova della nuova fase della vertenza. Le organizzazioni sindacali ritengono infatti che le iniziative di mobilitazione abbiano consentito di ottenere risultati concreti sul piano del confronto istituzionale, ma avvertono che le convocazioni dovranno adesso tradursi in decisioni e provvedimenti.
A partire dall’incontro del 20 ottobre saranno valutate le prossime iniziative, con l’obiettivo di arrivare al confronto di Palazzo Chigi insieme ai lavoratori e ottenere garanzie sul futuro dello stabilimento.
Le richieste riguardano il rilancio della produzione, l’introduzione di strumenti straordinari di sostegno al reddito, la difesa dell’occupazione e la definizione di un piano industriale credibile, fondato su processi produttivi decarbonizzati, ambientalmente sostenibili e compatibili con la tutela della salute.
I sindacati ricordano inoltre che, durante l’assemblea di lunedì, erano stati individuati 2 obiettivi prioritari: ottenere l’apertura di un percorso istituzionale concreto e assicurare la partecipazione dei lavoratori all’appuntamento romano. Entrambi, secondo le organizzazioni, sono stati raggiunti.
Adesso, però, l’attenzione si sposta sulle responsabilità dell’esecutivo. Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono risorse certe, nuovi investimenti e interventi specifici anche per le imprese dell’appalto e dell’indotto, considerate parte essenziale del sistema produttivo legato allo stabilimento tarantino.
La prospettiva indicata dalle organizzazioni sindacali è quella di un futuro industriale costruito attraverso il coinvolgimento diretto dello Stato, con garanzie sulla continuità occupazionale e un percorso di transizione ecologica capace di salvaguardare l’attività produttiva.
Il messaggio rivolto al Governo è esplicito: «Ora il Governo si assuma le proprie responsabilità». Per i rappresentanti dei lavoratori non è più sufficiente aprire tavoli di confronto senza individuare soluzioni in grado di affrontare concretamente l’emergenza.
Resta quindi aperta la possibilità di nuove iniziative sindacali qualora i prossimi incontri non producano gli impegni richiesti.
«Non faremo passi indietro. La responsabilità non è rassegnazione», avvertono Fim, Fiom, Uilm e Usb, confermando che la mobilitazione proseguirà fino a quando non arriveranno risposte concrete per la difesa del lavoro, del reddito, della salute e del futuro di Taranto.
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