La Corea del Sud è da tempo nota per i suoi ingenti investimenti in scienza e tecnologia, nonché per le sue numerose e valide università e istituti di ricerca. Tuttavia, tra i responsabili politici e i ricercatori nel campo dell’innovazione nel Paese, cresce la preoccupazione per il “paradosso della ricerca e sviluppo”: il paradosso per cui la ricerca produce buoni risultati ma non riesce a tradurli in nuove imprese, prodotti e settori industriali.
Il Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST), una delle principali università scientifiche e tecnologiche della Corea del Sud, definisce questo uno degli ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo di costruire un’economia basata sulla scienza e sulla tecnologia.
Al forum STARTUP NATION KOREA 2026, tenutosi a giugno, il KAIST, l’Università Nazionale di Seoul e i loro partner si sono concentrati proprio su questo tema. Il tema di quest’anno era “Deep Tech: oltre la valle della morte”, e si discuteva di come portare la tecnologia dalla ricerca e sviluppo, attraverso la validazione e il collaudo, fino al mercato.
Secondo il KAIST, le startup deep tech richiedono capitali significativamente maggiori e tempi più lunghi rispetto alle tipiche aziende tecnologiche. Allo stesso tempo, il mercato del capitale di rischio sudcoreano continua a privilegiare la capacità di recuperare l’investimento in un periodo relativamente breve. Questa discrepanza fa sì che molte tecnologie fatichino ad affermarsi anche nella fase di commercializzazione.
La questione, quindi, non è più semplicemente se condurre o meno una ricerca, ma come garantire che i risultati della ricerca vengano applicati nelle fasi successive.
Costruire “ponti” proprio all’interno dell’università.
Un approccio che la Corea del Sud sta sperimentando consiste nel cambiare il ruolo delle università. Invece di limitarsi a generare ricerca e poi trasferirla alle imprese, le università sono incoraggiate a essere maggiormente coinvolte nel processo di creazione di startup e di commercializzazione della tecnologia.
Il KAIST sta sviluppando un ecosistema in questa direzione. Dal 2021 al 2025, l’università ha riferito che sono nate 568 startup provenienti dal KAIST, di cui 24 sono state quotate in borsa, con un valore aziendale complessivo superiore a 22 trilioni di won.
Nell’agosto del 2026, il KAIST ha lanciato l’AX DeepTech Bridge Center in collaborazione con POSTECH, l’ospedale universitario di Seoul National University Bundang e l’Università Nazionale di Jeonbuk. Il programma, della durata di 5 anni e mezzo, combina ricerca sull’intelligenza artificiale, competenze specialistiche e formazione imprenditoriale, con l’obiettivo di tradurre i risultati della ricerca in imprese ad alta tecnologia.
Una caratteristica notevole di questo modello è che le fasi, solitamente separate – ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e imprenditorialità – sono inserite all’interno della stessa catena di supporto.
Il KAIST implementa anche il modello “1 Lab N Startup”, che collega la tecnologia dei laboratori con le esigenze di ricerca e sviluppo delle imprese, puntando non solo al trasferimento tecnologico, ma anche alla ricerca collaborativa, alla creazione di imprese e allo sviluppo di nuovi prodotti.
Non abbandonate le imprese al loro destino.
Un’altra sfida per la ricerca e sviluppo è rappresentata dal fatto che molte aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, non dispongono delle attrezzature, delle competenze o delle capacità di ricerca necessarie per adottare nuove tecnologie. La Corea del Sud sta cercando di colmare questa lacuna mettendo in rete le risorse disponibili.
Nel luglio 2026, il Ministero coreano delle piccole e medie imprese e dell’imprenditorialità (MSS) ha lanciato un programma di collaborazione tra parchi tecnologici e università. Le prime due iniziative congiunte, Chungnam Technopark – KAIST e Jeonbuk Technopark – Università di Jeonju, dovrebbero supportare circa 60 piccole e medie imprese quest’anno.
Le aziende ricevono molto più di una semplice consulenza. Possono utilizzare le attrezzature per la ricerca, la prototipazione, il miglioramento dei processi, i test delle prestazioni, la certificazione e lo sviluppo di successivi piani di ricerca e sviluppo.
Questo approccio mira a colmare una lacuna piuttosto comune: le imprese hanno problemi tecnologici ma non sanno dove trovare attrezzature ed esperti; mentre le università e i centri di ricerca dispongono di risorse ma non sempre sono in contatto con le reali esigenze delle imprese.
Anziché richiedere alle aziende di individuare autonomamente ogni anello della catena, il programma crea una catena di supporto che va dall’identificazione del problema alla fase di test e alla preparazione alla commercializzazione.
Dal “capitale di pazienza” al mercato globale.
Nel caso delle aziende deep tech (aziende ad alta intensità tecnologica), un altro problema è rappresentato dai capitali. Lo sviluppo di una nuova tecnologia può richiedere anni per essere perfezionato, mentre gli investitori in genere desiderano vedere una crescita e un ritorno sull’investimento in tempi più brevi.
Ecco perché il “capitale paziente” (capitale disposto ad attendere più a lungo la maturazione della tecnologia) è diventato uno dei temi principali di STARTUP NATION KOREA 2026.
Il KAIST sostiene che la Corea del Sud necessita di un ecosistema finanziario in cui investimenti privati, garanzie e finanziamenti pubblici siano interconnessi lungo tutto il ciclo di commercializzazione della tecnologia, anziché richiedere una fonte di finanziamento diversa per ogni fase.
Oltre ai finanziamenti a lungo termine, la Corea del Sud sta anche accelerando l’ingresso delle sue startup tecnologiche sul mercato internazionale.
Nel giugno 2026, il KAIST, in collaborazione con GIST, DGIST e UNIST, ha lanciato il programma Emerging Tech Global Launchpad, a supporto delle startup in settori quali intelligenza artificiale, tecnologia quantistica, energie di nuova generazione e biotecnologie, per condurre Proof of Concept (PoC) all’estero, entrare in contatto con partner e attrarre investimenti.
Spunti da un “paradosso”
La Corea del Sud continua ad adeguare la propria politica di ricerca e sviluppo. Alla fine di agosto 2026, il Korea Institute for Science and Technology Planning and Evaluation (KISTEP) ha pubblicato il documento di consultazione per la seconda strategia nazionale di investimento in ricerca e sviluppo a medio e lungo termine per il periodo 2026-2030, indicando che l’allocazione delle risorse per la ricerca e sviluppo continua ad essere legata alle priorità tecnologiche e politiche nazionali.
Sulla base di questa esperienza, il problema della Corea del Sud non risiede nella mancanza di risorse per la ricerca o la tecnologia. La questione sta nel divario tra i risultati della ricerca e il loro valore economico.
Questo è un aspetto che il Vietnam può considerare nell’attuazione della Risoluzione 57. Aumentare gli investimenti in scienza, tecnologia e innovazione risolve solo parzialmente il problema. Senza meccanismi che consentano alle università e agli istituti di ricerca di collaborare con le imprese, senza finanziamenti per le fasi di sperimentazione e commercializzazione, o senza luoghi in cui testare le tecnologie sul campo, i risultati della ricerca potrebbero bloccarsi prima di trasformarsi in prodotti.
L’esperienza della Corea del Sud dimostra che il “collegamento” non è solo un programma di trasferimento tecnologico. Si tratta di un intero sistema che coinvolge università, istituti di ricerca, imprese, investitori e agenzie governative, tutti partecipanti in fasi diverse.
Per il Vietnam, la questione non è solo come generare più progetti di ricerca e sviluppo, ma anche come garantire che questi risultati promettenti vengano ulteriormente sviluppati, testati, utilizzati per creare imprese e immessi sul mercato. Questo percorso determinerà in parte la capacità di trasformare le risorse scientifiche in competenze tecnologiche e in una forza trainante per la crescita.
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