Sabato 3 ottobre, a Cagliari, le previsioni parlano di sole, qualche nube passeggera nel primo pomeriggio e una massima attorno ai 27 gradi. A ottobre le medie storiche dicono altro: circa 14 gradi di minima e 23-24 di massima. Oggi si sta intorno a 21 la notte e 27 il giorno, cioè sette gradi sopra la norma per le minime e tre per le massime. Il meteo del capoluogo parla di un passaggio dall’estate all’autunno che avviene con grande gradualità, ma il termine più onesto sarebbe un’altra parola: non sta avvenendo.
Un 2026 fuori scala
Per capire se questo ottobre sia un’anomalia o la coda di un fenomeno più grande bisogna guardare i mesi precedenti. Secondo l’elaborazione Copernicus l’estate 2026 ha chiuso con un’anomalia di +3,59 gradi in Sardegna, la più alta tra tutte le macroaree italiane, e con il mare attorno all’isola sopra la media di 3,5-4 gradi. A livello europeo, l’Europa occidentale ha vissuto la stagione più calda di sempre, con 21,7 gradi di media e 2,5 gradi sopra il periodo 1991-2020, battendo il precedente primato del 2003.
A Cagliari-Elmas il meteorologo Matteo Tidili ha certificato qualcosa di ancora più netto: il 2026 è ormai l’anno più caldo mai registrato dalla stazione, con luglio e agosto entrambi record mensili e un settembre in corsa per il primato. La media provvisoria di settembre, 26,1 gradi, supera il precedente record di 25,1 gradi del settembre 2022, e anche con il calo previsto a fine mese si resta attorno ai 25,5-25,6. In pratica, a settembre abbiamo vissuto temperature da pieno luglio.
Nei picchi, i numeri sono stati da scenario estremo. Il Cnr indica 48,4 gradi a Orani come nuovo record regionale e oltre 36 giorni consecutivi sopra i 40 gradi in Sardegna. Almeno venticinque centri abitati hanno superato i 40 gradi in una sola giornata, comprese per la prima volta con questa intensità le località costiere, di norma protette dalla brezza. Il fuoco ha fatto il resto: Coldiretti, su dati Effis, ha contato quasi 75mila ettari andati in fumo in Sardegna tra boschi e terreni agricoli già a inizio agosto.
Quando finisce, davvero
La domanda che molti si fanno al bar è la più semplice: quando arriva l’autunno? Le previsioni concordano su una svolta, ma non su un crollo. Le proiezioni di iLMeteo indicano tra il 5 e il 7 ottobre l’arrivo di una perturbazione dalla Spagna, destinata a entrare dalla Sardegna, con una circolazione depressionaria possibile tra l’8 e il 10. Sono i giorni in cui le massime dovrebbero scendere sotto i 25 gradi. Ma l’Aeronautica militare, nelle tendenze fino al 25 ottobre, vede più piogge dal 5 ottobre senza una svolta fredda generalizzata, e Meteo Expert parla di piogge in aumento dalla seconda settimana, ma con masse d’aria non particolarmente fredde e temperature quasi sempre sopra la media. Per metà mese, secondo il Centro europeo Ecmwf, le temperature potrebbero tornare superiori alle medie climatiche su buona parte dell’Europa.
In altre parole: l’autunno arriverà, ma sarà un autunno tiepido. Per sapere quando finirà l’estate bisogna rassegnarsi alla distinzione tra calendario e termometro: il primo ha già detto la sua il 23 settembre, il secondo si prende ancora tempo.
Il lato positivo: il turismo che non vuole andare via
Sarebbe disonesto dire che questo prolungamento porti solo guai. Per un’Isola che da anni cerca di spalmare le presenze oltre l’estate, un ottobre mite è un regalo. I numeri della Regione parlano chiaro: nel 2025 la Sardegna ha raggiunto 21,9 milioni di presenze, con un aumento del 34% in due anni, e la media stagione, quella di aprile, maggio, settembre e ottobre, ha totalizzato oltre 7,2 milioni di presenze, l’11,3% in più in un anno e il 39,2% in più sul 2023. Nel 2026 il trend non si è fermato: il primo semestre ha segnato +8,4% di presenze, quasi il doppio della media italiana, e la spesa turistica tra gennaio e agosto è cresciuta del 9,5% secondo i dati Mastercard elaborati dall’Osservatorio regionale.
Il limite è che l’ottobre sardo vive di pochi numeri assoluti. Secondo l’assessore regionale al Turismo Cuccureddu gli italiani passano da oltre 3,1 milioni di presenze ad agosto a poco più di 280mila in ottobre. Un clima da maglietta ancora a metà mese può far spostare in avanti un pezzo di quella cifra: Federalberghi segnala settembre in crescita e prenotazioni che arrivano fino a buona parte di ottobre. Qui il caldo è un acceleratore di destagionalizzazione, e non costa nulla alla Regione. Ci sono poi i benefici minori: meno gas per il riscaldamento nelle case, una stagione balneare che per i cagliaritani si allunga di fatto fino a metà mese (il mare, che a ottobre sta mediamente intorno ai 22 gradi, quest’anno è molto più caldo), più produzione dagli impianti fotovoltaici.
Il lato oscuro: campagne, stalle, vigne
Il conto più pesante lo pagano le campagne. La vendemmia è partita in anticipo: nelle cooperative di Confcooperative Cagliari, tra Cagliari e Sulcis, si è cominciato fino a due settimane prima del previsto, con uve sotto stress per i 40 gradi diurni e sbalzi termici notturni fino a 20 gradi. A livello nazionale Coldiretti parla di raccolta partita con dieci giorni di anticipo, qualità indicata in crescita e quantità ancora incerte. Il paradosso del vino è qui: il caldo secco riduce i funghi e può regalare grandi zuccheri, ma accorcia le rese e sposta le gradazioni, con vini più alcolici e meno acidi, in un mercato dove le giacenze in cantina sono cresciute del 6,7% sull’anno.
Peggio ancora la zootecnia. Lo studio Climalat, firmato dalla Cooperativa Latte Arborea con l’Università di Sassari, ha stimato che l’80% degli allevamenti del polo territoriale risente di una marcata stagionalità produttiva da stress da caldo, con perdite di 15-20 milioni di litri l’anno, di cui 5-6 milioni dovuti solo alle ondate estive. Nei picchi, il calo di produzione può toccare il 20%, con peggioramento della qualità del latte e della fertilità degli animali. Se si aggiunge che i pascoli bruciati costringono i pastori ad acquistare foraggio e mangimi, come denuncia la Cia Sardegna, che parla di margini economici azzerati e ha chiesto lo stato di calamità, il quadro è quello di un settore in apnea.
Sugli ortaggi, Coldiretti segnala carciofi da ripiantare con spesa raddoppiata, carenza di verdure a foglia e insalate e agrumeti e oliveti sotto osservazione. A scala nazionale, la stessa organizzazione stima oltre 3 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana tra caldo, siccità, grandine e incendi, con perdite fino all’80% in alcune aree.
Il rovescio, in ottobre, rischia di essere paradossale. Un ottobre che resta caldo prolunga il bisogno di irrigare con colture e frutteti ancora assetati, in anni in cui l’acqua è il vero collo di bottiglia: a fine febbraio gli invasi sardi erano ben messi, al 94,7% del volume utile, ma i mesi di consumo estivo li hanno assottigliati e il bollettino aggiornato va seguito con attenzione. E c’è un secondo effetto: un Mediterraneo bollente alimenta le perturbazioni. Il 1° ottobre, nella zona tra Montpellier e le Cévennes, le piogge, alimentate da aria calda e umida proveniente dal mare, hanno superato in diverse zone i 200-300 millimetri, con punte fino a 400-450. L’Ecmwf, per ottobre, segnala sul sud della Sardegna un possibile surplus di pioggia fino al 50%. Dopo mesi di terreni induriti, quell’acqua può essere benedetta o rovinosa, a seconda di come cade.
La salute pubblica: il caldo che non si vede
Il conto sanitario ha già alcune voci. In Italia nel rapporto del ministero della Salute su luglio i decessi tra gli over 85 sono aumentati dell’8%. Nella terza ondata di calore, tra le città con un eccesso significativo di mortalità tra gli over 65 compare anche Cagliari. Per avere una scala, uno studio di The Lancet Planetary Health citato dall’I-Com attribuisce all’Italia la maglia nera europea, con oltre 3mila morti da caldo in media ogni anno. E il virologo Fabrizio Pregliasco, ad agosto, ipotizzava che, se il caldo fosse proseguito, il bilancio complessivo potesse arrivare a 5-8mila morti in eccesso in Italia: una stima di scenario, non un dato consolidato, ma che indica la direzione.
Poi ci sono le zanzare. L’estate lunga è il paradiso della West Nile: in Sardegna il primo caso umano è arrivato a metà maggio nell’Oristanese e, a Cagliari, il virus è stato rilevato in zanzare catturate all’Orto Botanico e al cimitero di San Michele, dopo quattro casi accertati nei mesi precedenti e un decesso a inizio stagione. Nel Paese, l’ISS contava al 16 settembre 657 casi confermati, 345 dei quali neuro-invasivi, e 51 decessi. Un ottobre tiepido significa meno freddo che interrompa il ciclo della zanzara, e quindi stagione del rischio più lunga.
L’energia e le città
Un’altra voce è la rete elettrica. A luglio Terna ha certificato la domanda di elettricità più alta mai registrata per un mese, in crescita dell’8% sul 2025, con il picco annuale raggiunto in quel periodo. Il guaio, spiegano gli analisti, sono state soprattutto le notti tropicali, quando le minime non scendono abbastanza e i condizionatori restano accesi anche dopo il tramonto. Qui il fattore Cagliari conta: se le minime restano a 21 gradi a inizio ottobre, il picco di consumo non è più un fatto di tre settimane in estate, ma una condizione di mezzo anno.
Le proiezioni: cosa aspettarsi
Per il resto del 2026 lo scenario più probabile è questo: una parentesi instabile tra il 5 e il 10 ottobre, un ritorno del tepore, poi piogge più frequenti da metà mese, con il rischio concreto di nubifragi concentrati in poche ore dove i suoli sono impermeabilizzati o induriti. Per il 2027, la voce dei climatologi non è rassicurante: la lettura riportata dalla stampa è che l’effetto combinato del cambiamento climatico e di El Niño potrebbe rendere il 2027 ancora più caldo, e che senza riduzione delle emissioni e adattamento gli eventi estremi diventeranno più frequenti. Quanto ai conti locali, la prudenza dice che il turismo di media stagione continuerà a crescere finché il clima resta amico, mentre pastori, viticoltori, ortolani e servizi sanitari vedranno aumentare i costi, in un ciclo in cui ogni stagione calda sposta l’asticella della normalità.
È questa, probabilmente, la risposta più onesta alla domanda iniziale: cosa dobbiamo aspettarci? Il caldo di ottobre, preso da solo, è una bella giornata. Preso nella sua serie è il sintomo di una trasformazione che porta vantaggi a chi vive di mare e di ospitalità e costi crescenti a chi vive di terra, di animali, di cura. Il tema non è se stia bene o male oggi a Cagliari: è chi pagherà il conto di domani, e se la città e l’isola abbiano un piano per quando, ottobre dopo ottobre, l’eccezione smetterà di fare notizia.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




