di Tonia Credendino
Tra le ville storiche del Miglio d’Oro, Tenuta Villa Guerra custodisce una delle testimonianze più affascinanti dell’ospitalità vesuviana. La dimora settecentesca di Torre del Greco, circondata da un grande parco e affacciata su un territorio dove il Vesuvio incontra il mare, ospita dal 2017 Josè Restaurant, progetto gastronomico che negli anni ha costruito una propria identità attraverso una cucina profondamente legata alla Campania e una cantina capace di raccontare i grandi territori del vino italiano.
È qui che il 22 luglio ha fatto tappa “Il Regno delle Due Sicilie”, un progetto nato dall’amicizia tra Adolfo Scuotto, alla guida di Tenuta Scuotto, e Francesco Intorcia, rappresentante della storica famiglia marsalese.
Un’idea che sceglie vino e cucina come strumenti di narrazione per ricostruire il dialogo tra due regioni che, prima ancora di appartenere alla stessa storia politica, condividono da secoli una comune cultura agricola e gastronomica.
Il progetto nasce lontano dai riflettori. Nasce tra gli incontri che ogni anno accompagnano Vinitaly, dove produttori, calici e conversazioni spesso diventano il punto di partenza di nuove collaborazioni. È proprio lì che, negli anni, Scuotto e Intorcia hanno trasformato la reciproca stima in una visione condivisa: raccontare Campania e Sicilia senza metterle a confronto, ma facendole dialogare attraverso le rispettive eccellenze.
La prima tappa si è svolta a Marsala. La seconda ha trovato casa a Torre del Greco, affidando allo chef Antonio La Cava il compito di tradurre questa idea in un percorso gastronomico.
Anche le aziende protagoniste raccontano due storie familiari profondamente legate ai rispettivi territori.
Tenuta Scuotto nasce dalla visione di Eduardo Scuotto, imprenditore napoletano che sceglie l’Irpinia per investire nei suoi vitigni più rappresentativi. Insieme al figlio Adolfo, l’azienda sviluppa una produzione che mette al centro Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Aglianico, interpretandoli con uno stile essenziale e rispettoso dell’identità dei suoli irpini. Ogni etichetta nasce per raccontare il carattere del territorio prima ancora della mano dell’uomo.
La famiglia Intorcia, invece, custodisce dal 1930 una delle storie più significative del Marsala. Con il progetto Heritage, Francesco Intorcia ha scelto di valorizzare questo patrimonio guardando al futuro, affiancando allo storico vino liquoroso una produzione capace di raccontare la Sicilia attraverso i suoi vitigni e la sua straordinaria biodiversità.
L’incontro tra queste due realtà prende forma già dall’aperitivo, con un Marsala Tonic che introduce il tema della serata in una veste contemporanea.
Il percorso di degustazione, costruito dal sommelier Salvatore Maresca insieme alla Food & Wine Consultant Simona Cacopardo, accompagna ogni portata alternando il Vigne Mie 2025 di Intorcia, il Fiano di Avellino 2024, il Vigna Rara 2024 e Oi Nì 2022 di Tenuta Scuotto. Più che una sequenza di abbinamenti, il vino diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa due territori senza mai separarli.
La cucina di Antonio La Cava segue la stessa direzione. La zuppetta tiepida di zucchine con fiori croccanti e crudo di gamberi introduce il percorso con eleganza, mentre la ricciola marinata con arancia arrosto, capperi e consistenze di pomodoro richiama i profumi della Sicilia attraverso ingredienti che appartengono all’intero Mediterraneo.
Il momento più identitario della serata arriva con la pasta mista, totani e patate, piatto simbolo della tradizione marinara campana.
Una preparazione che non ha bisogno di reinterpretazioni estreme per affermare il proprio valore e che dimostra come la cucina popolare possa conservare intatta la propria forza anche all’interno di un percorso gastronomico contemporaneo.
La ventresca di tonno con estratto di cipolle mantiene saldo il dialogo tra mare e terra, preparando il passaggio alla parte finale del menu.
A chiudere il percorso è il Pastry Chef e patron Antonio Confuorto. La tradizionale brioche con il tuppo, servita con gelato al blu di bufala e gelsi sciroppati, introduce il dessert conclusivo: il cannolo di ricotta incontra l’albicocca Pellecchiella del Vesuvio, trasformando due simboli delle rispettive tradizioni in un’unica narrazione gastronomica.
Nel corso della serata non sono mancati anche i momenti di leggerezza. Tra un calice e l’altro, una battuta di Adolfo Scuotto e Francesco Intorcia ha riassunto perfettamente lo spirito dell’iniziativa: «Se chi beve Grillo va sano e va tranquillo. Chi beve Fiano va sano e va piano.» Un sorriso che racconta quanto questo progetto nasca, prima di tutto, dal piacere della condivisione.
Più che celebrare il passato, “Il Regno delle Due Sicilie” dimostra come la memoria possa diventare uno strumento per costruire nuove relazioni. Attraverso il lavoro di produttori, cuochi e professionisti del vino, Campania e Sicilia ritrovano una narrazione comune che supera i confini geografici e restituisce centralità alle persone, ai territori e alle loro storie.
Sedersi a tavola, in questo caso, significa riconoscere che il Mediterraneo continua a essere un luogo di incontro. E che il vino e la cucina, quando nascono da una visione condivisa, riescono ancora a raccontarlo con straordinaria autenticità.
Josè Restaurant – Tenuta Villa Guerra
Via Nazionale, 414 – 80059 Torre del Greco (NA)
Scheda del 24 giugno 2024
Fico, la nuova proposta estiva di Tenuta Villa Guerra a Torre del Greco
di Simona Mariarosaria Quirino
Lungo la strada del Miglio d’Oro, in una delle ville storiche del Vesuviano che oggi ospita Josè, ristorante da una stella Michelin, viene presentata una nuova proposta estiva. Fico è il nome della pianta della bella stagione e della nuova formula che la famiglia Confuorto ha deciso di dare al nuovo progetto che prende piede nel giardino della Tenuta e che offre una gastronomia più semplice.
Alberto Annarumma, lo chef executive che gestisce entrambe le strutture, ha scelto per Fico piatti della tradizione napoletana, sia di carne che di pesce, affiancati a una selezione di pizze che spazia dalla classica Margherita alla Miglio d’Oro, un calzone ripieno di scarola ripassata, provola affumicata, olive taggiasche, capperi, pomodori secchi, tarallo e alici di Cetara.
Il tutto viene accompagnato da una buona carta di vini, con poche etichette ma bene abbinate al menù.
La nostra serata si apre con un aperitivo composto da portate di pesce come il polpo arrosto, salsa al prezzemolo e paprika, fritti della tradizione come il cuoppo di calamari e la classica montanarina e, infine, tranci di pizza margherita.
Sfizi serviti assieme alla Falanghina spumantizzata di Cantine Astroni, buon apripista della cena. A tavola si prosegue con una pasta alla Nerano cucinata con le Maruzze del pastificio Leonessa, abbinata allo Scomposto, ossiaun’originale Malvasia coltivata in terra campana di Tenuta Sant’Agostino, Fattoria La Rivolta.
La tagliata di carne è gustosa e tanto tenera da chiamare a sé un rosso morbido come il Costa d’Amalfi di Cantine Tagliaferro, blend di Piedirosso e Tintore.
Si conclude con una fresca zuppa inglese, buona e anche bella da vedere. Come Fico, un bel posto per trascorrere le sere d’estate, sullo sfondo di un contesto curatissimo, ma che allo stesso tempo sa diventare informale. Un progetto che d’inverno cederà il passo a quello della vineria, nelle cantine della villa.
Una prosecuzione dell’esperienza estiva, con un maggiore spazio al vino. Perché la cosa bella è non fermarsi mai e reinventarsi, stagione dopo stagione.
Proprio come avviene a Villa Guerra.
Fico – Tenuta Villa Guerra
Via Nazionale 414 Torre del Greco – Na
Tel. 0818836298
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Luciano Pignataro
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