Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani
I recenti attacchi reciproci tra Russia e Ucraina rappresentano l’ennesimo capitolo di una guerra che, iniziata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022, continua a produrre devastazione umana, economica e geopolitica. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità dei due Paesi, droni ucraini hanno colpito alcune aree della regione di Mosca, provocando vittime e danni a infrastrutture industriali, mentre il Ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver effettuato attacchi contro obiettivi logistici e portuali nell’area di Chornomorsk, importante snodo per le esportazioni ucraine sul Mar Nero. Come in ogni conflitto contemporaneo, entrambe le parti conducono operazioni militari offensive e difensive; tuttavia, tali eventi devono essere inseriti nel corretto contesto storico e giuridico.
Il principio fondamentale del diritto internazionale resta infatti inequivocabile: la guerra in corso è stata originata dalla decisione della Federazione Russa di invadere militarmente uno Stato sovrano, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali dell’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Gli attacchi ucraini sul territorio russo si collocano all’interno di un conflitto nato da tale aggressione iniziale e vengono generalmente presentati da Kiev come operazioni dirette a ridurre le capacità militari e logistiche dell’aggressore.
Dal punto di vista storico, l’invasione dell’Ucraina costituisce l’espressione più radicale di un progetto politico sviluppatosi negli ultimi due decenni sotto la guida di Vladimir Putin. Numerosi studiosi definiscono questo fenomeno come putinismo: un sistema fondato sulla concentrazione del potere esecutivo, sulla limitazione del pluralismo politico, sul controllo dei mezzi di informazione, sull’impiego sistematico della propaganda e su una concezione della politica estera che attribuisce alla forza militare un ruolo centrale nel recupero dell’influenza russa nello spazio ex sovietico. Il putinismo si caratterizza inoltre per una narrazione storica che tende a negare o ridimensionare la piena autonomia nazionale dell’Ucraina, interpretandola come parte integrante di una presunta sfera storica russa.
Da questa prospettiva, la guerra non rappresenta un episodio isolato, bensì il culmine di una progressiva revisione dell’ordine europeo successivo al 1991. Le guerre in Cecenia, l’intervento in Georgia nel 2008, l’annessione illegale della Crimea nel 2014 e il sostegno ai movimenti separatisti nel Donbass hanno costituito tappe di un percorso che ha progressivamente normalizzato l’uso della forza come strumento di politica estera.
Sul piano etico e politico, il putinismo può essere interpretato come una forma di nazionalismo autoritario che considera la sovranità degli Stati vicini subordinata agli interessi strategici di Mosca. Tale impostazione ha contribuito a diffondere una cultura politica nella quale la repressione del dissenso interno e l’aggressione esterna risultano strettamente collegate. In questa prospettiva, alcuni osservatori descrivono il putinismo come una vera e propria “patologia politica”, intendendo con tale espressione non una condizione clinica, bensì un sistema ideologico caratterizzato dalla normalizzazione della violenza, della manipolazione della memoria storica e della negazione della responsabilità internazionale.
Particolarmente preoccupante appare anche il crescente rischio di un allargamento del conflitto. Nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2026, durante uno dei più massicci bombardamenti russi contro l’Ucraina dall’inizio della guerra, un probabile missile da crociera russo Kh-101 è precipitato nel voivodato polacco di Lublino, territorio appartenente alla NATO. Pur non avendo provocato un’escalation militare immediata, l’episodio ha dimostrato come operazioni belliche di vasta scala possano facilmente coinvolgere, anche involontariamente, il territorio dell’Alleanza Atlantica, aumentando il rischio di incidenti dalle conseguenze imprevedibili.
Non meno rilevante è il ruolo svolto dalla Repubblica Popolare Cinese. Dall’inizio dell’invasione, Pechino non ha mai condannato esplicitamente l’azione militare russa nelle sedi internazionali e ha mantenuto una stretta cooperazione politica ed economica con Mosca. Numerosi governi occidentali e diversi organismi di intelligence hanno inoltre sostenuto che aziende cinesi abbiano fornito componenti elettronici, tecnologie a duplice uso e altri materiali che hanno contribuito al mantenimento della capacità industriale e militare russa. Pur distinguendo tali forniture da un’assistenza militare diretta su larga scala, esse sono state considerate da molti analisti un importante fattore di sostegno allo sforzo bellico del Cremlino.
La posizione del presidente Xi Jinping riflette una più ampia strategia geopolitica orientata a contrastare l’influenza degli Stati Uniti e delle democrazie occidentali. La partnership “senza limiti” annunciata da Mosca e Pechino nel febbraio 2022, pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, ha assunto negli anni una crescente rilevanza strategica. Sotto questo profilo, è legittimo sostenere che il sostegno politico, economico e tecnologico cinese abbia contribuito ad attenuare gli effetti dell’isolamento internazionale della Russia. Diverso è invece qualificare giuridicamente la Cina come corresponsabile dei crimini di guerra russi: una simile affermazione richiederebbe specifici accertamenti giudiziari da parte delle competenti corti internazionali.
Gli eventi di queste ore confermano dunque che il conflitto rimane estremamente dinamico e che la capacità offensiva di entrambe le parti continua a evolversi. Tuttavia, la responsabilità storica e giuridica dell’origine della guerra resta attribuibile alla decisione del Cremlino di ricorrere all’aggressione armata contro uno Stato sovrano. Comprendere questa distinzione è essenziale per evitare letture che pongano sullo stesso piano la causa originaria del conflitto e le operazioni militari sviluppatesi successivamente.
A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala, la guerra in Ucraina rappresenta ormai uno spartiacque nella storia europea del XXI secolo. Essa interroga non soltanto la sicurezza del continente, ma anche la tenuta dei principi fondamentali del diritto internazionale. La capacità della comunità internazionale di difendere tali principi costituirà uno degli elementi decisivi per determinare l’assetto geopolitico delle prossime generazioni.
Se la Russia rappresenta il braccio armato della sfida all’ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra, la Cina di Xi Jinping ne costituisce il principale sostegno strategico. Pur evitando un coinvolgimento militare diretto e continuando a dichiararsi formalmente favorevole al dialogo, Pechino non ha mai condannato l’invasione dell’Ucraina né ha esercitato una reale pressione politica sul Cremlino affinché ponesse fine all’aggressione. Al contrario, l’intensificazione degli scambi commerciali, il sostegno diplomatico nelle sedi multilaterali e l’esportazione di componenti e tecnologie a duplice uso hanno contribuito a ridurre l’efficacia dell’isolamento imposto alla Russia dalle democrazie occidentali.
Questa scelta riflette una precisa visione geopolitica. Xi Jinping considera la Russia un partner essenziale nella costruzione di un ordine internazionale alternativo, meno fondato sui principi liberaldemocratici e più orientato alla competizione tra grandi potenze. Una strategia che, pur perseguendo gli interessi nazionali cinesi, ha avuto l’effetto concreto di rafforzare la capacità di Mosca di proseguire una guerra che ha provocato decine di migliaia di vittime e gravissime violazioni del diritto internazionale. La storia insegna che la neutralità perde credibilità quando si traduce, nei fatti, in un sostegno politico ed economico ad una potenza aggressore. Per questo motivo, il ruolo della Cina merita di essere analizzato non soltanto sul piano della convenienza strategica, ma anche alla luce delle responsabilità morali e politiche che ogni grande potenza assume quando decide di non ostacolare, e anzi di sostenere indirettamente, una guerra di aggressione.
Dott. Yari Lepre Marrani
“Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche.
Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche).
Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora
da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani”.
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