Jerry Falade nega tutto e accusa l’editoria di pregiudizio



Un romanzo scritto con l’intelligenza artificiale oppure il clamoroso esordio di un giovane autore travolto da sospetti impossibili da dimostrare? Il caso di Call Me, I’ll Hide the Body scuote l’editoria internazionale e manda in fumo, almeno per ora, un accordo da oltre due milioni di dollari.

Jerry Falade, studente della Southern Methodist University, aveva conquistato agenti, editori e produttori cinematografici con un crime che quattordici case editrici americane volevano pubblicare. Minotaur Books, marchio del gruppo Macmillan, aveva vinto l’asta con un’offerta per due libri superiore ai due milioni di dollari. Anche HarperCollins aveva acquisito i diritti per il mercato britannico. Poi Europa Content, l’agenzia che rappresentava Falade, ha ritirato il manoscritto e interrotto il rapporto con l’autore.

Il romanzo conteso da quattordici editori

Falade aveva inviato spontaneamente il manoscritto all’agente letterario Marc Gerald, fondatore di Europa Content. Gerald aveva letto il libro a giugno e ne era rimasto così colpito da volare a Dallas per incontrare personalmente il giovane autore.

L’agenzia aveva quindi presentato Call Me, I’ll Hide the Body ai principali gruppi editoriali statunitensi. Il romanzo aveva acceso in pochi giorni una vera guerra di offerte: quattordici editori avevano partecipato all’asta americana, mentre nel Regno Unito erano arrivate diverse proposte a sei cifre. Il progetto aveva attirato anche l’interesse di produttori intenzionati a trasformare la storia in un film.

Minotaur Books aveva prevalso con un accordo per due romanzi, mentre l’uscita del primo libro risultava programmata per il 2028. L’operazione sembrava destinata a trasformare uno studente universitario sconosciuto in uno degli esordienti più pagati dell’anno.

I sospetti sull’intelligenza artificiale fermano il libro

La vicenda ha cambiato direzione durante la presentazione del manoscritto agli editori. Un professionista del settore avrebbe segnalato alcuni passaggi caratterizzati da un tono e da un ritmo compatibili, a suo giudizio, con una possibile elaborazione attraverso modelli di intelligenza artificiale.

Europa Content non ha inizialmente utilizzato programmi per individuare testi generati dall’AI. Marc Gerald ha spiegato che Falade aveva fornito chiarimenti giudicati «chiari e credibili» e aveva assicurato di non aver impiegato strumenti artificiali né nella scrittura né nell’editing.

Il 29 luglio, tuttavia, l’agenzia ha incontrato nuovamente l’autore. Secondo Gerald, alcuni aspetti della ricostruzione fornita da Falade sarebbero cambiati durante quel confronto. Europa Content ha quindi comunicato agli editori di non riuscire più a certificare «come il manoscritto si sia evoluto dall’origine fino al completamento» e ha ritirato il libro dal mercato.

L’agenzia non ha presentato prove pubbliche che dimostrino l’uso dell’intelligenza artificiale e non ha indicato quali passaggi abbiano sollevato i dubbi. Il caso, dunque, non contiene finora un’accusa verificata, ma una frattura nel rapporto di fiducia tra autore e rappresentanti.

Jerry Falade nega l’uso dell’AI e denuncia un pregiudizio

Falade respinge ogni contestazione. Sostiene di aver scritto personalmente il romanzo e afferma che voci non dimostrate avrebbero travolto il progetto nel giro di poche ore. L’autore sottolinea inoltre che il manoscritto aveva superato il controllo di lettori professionisti, editor e responsabili delle acquisizioni di numerose case editrici.

Secondo Falade, la vicenda riflette anche un pregiudizio nei confronti degli scrittori neri. Il giovane autore ricorda che altri autori afroamericani hanno affrontato accuse analoghe dopo aver ottenuto importanti contratti e osserva che diversi scrittori bianchi dichiarano apertamente di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale senza subire conseguenze paragonabili.

Falade contesta anche l’affidabilità dei programmi che promettono di riconoscere i testi prodotti dai modelli linguistici. Nel suo caso, però, l’agenzia ha dichiarato di non aver basato la decisione su uno di questi software, ma sulle incongruenze emerse nel confronto diretto con l’autore.

L’editoria scopre il problema della paternità dei testi

Il caso di Call Me, I’ll Hide the Body apre una questione che l’industria editoriale non può più rinviare. Agenti e case editrici devono stabilire quali strumenti un autore possa utilizzare, quali forme di assistenza debba dichiarare e quali prove possano certificare il percorso di scrittura di un libro.

Un sospetto non equivale a una dimostrazione. Allo stesso tempo, un editore che investe milioni di dollari deve poter garantire la titolarità dei diritti e la piena originalità del testo che acquista. L’assenza di strumenti affidabili trasforma così ogni manoscritto molto redditizio in un possibile terreno di scontro tra fiducia, tecnologia, copyright e reputazione.

Per ora il romanzo resta sospeso. Nessun editore ha annunciato una nuova data di pubblicazione e Falade continua a dichiararsi innocente. Il libro che aveva conquistato quattordici case editrici rischia quindi di non arrivare mai nelle librerie, non per ciò che racconta, ma per il dubbio su chi – o cosa – lo abbia davvero scritto.

Il caso Falade rappresenta uno dei primi grandi scontri dell’editoria internazionale nell’era dell’intelligenza artificiale. Fino a pochi anni fa il problema principale consisteva nel plagio tra autori; oggi editori e agenti devono affrontare una questione completamente nuova: come dimostrare con certezza che un manoscritto sia frutto del lavoro umano e non dell’elaborazione di un modello generativo.

La vicenda evidenzia anche un vuoto di regole. Oggi non esiste uno standard condiviso che imponga agli scrittori di dichiarare l’eventuale utilizzo dell’AI durante la stesura di un’opera, né strumenti considerati infallibili per verificarlo. I software che promettono di riconoscere i testi generati artificialmente producono infatti risultati spesso contestati dagli stessi esperti e possono generare falsi positivi.

Per questo motivo il caso non ruota attorno a una prova definitiva, ma alla perdita di fiducia tra autore e agente letterario. Europa Content ha spiegato di non essere più in grado di certificare il processo creativo del manoscritto e ha preferito interrompere l’operazione, nonostante un contratto milionario fosse ormai stato definito.

Resta quindi una domanda destinata a pesare sempre di più sul futuro dell’editoria: quanto dovrà essere trasparente uno scrittore sull’uso dell’intelligenza artificiale e quali garanzie pretenderanno gli editori prima di investire milioni di dollari su un autore esordiente?

Qualunque sarà la risposta, il caso di Call Me, I’ll Hide the Body segna già uno spartiacque. Per la prima volta un contratto editoriale da oltre due milioni di dollari si è arenato non per la qualità del romanzo, ma per i dubbi sulla sua paternità. Ed è probabile che, dopo questa vicenda, agenti letterari ed editori inizino a chiedere prove sempre più dettagliate del processo di scrittura, aprendo una nuova fase nel rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale.


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Luca Arnau

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