Milano, 6 novembre 2026 – Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione, dirigente nazionale dei dem e aspirante candidato sindaco di centrosinistra svaria a tutto campo tra primarie di coalizione in arrivo (secondo lui a febbraio) e programma elettorale (definito ulteriormente il prossimo 21 novembre) in vista delle Comunali 2027.
Le primarie di coalizione sono da definire in tempi rapidi o è più saggio aspettare la definizione del quadro nazionale?
“Io sono ottimista, sono convinto che le primarie si faranno a febbraio. La segreteria metropolitana del Pd guidata da Alessandro Capelli è favorevole, così come quella nazionale, e con i partiti della coalizione troveranno un punto di equilibrio. L’attuale discussione sulle primarie è fisiologica, ma manca poco a definire meglio il percorso”.
Non teme che le primarie milanesi, alla fine, possano saltare?
“No”.
L’altro aspirante candidato sindaco per il centrosinistra Mario Calabresi
A proposito di candidati sindaci del centrosinistra, alcuni, come Lorenzo Pacini, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta, sembrano posizionarsi in un’area politica, la sinistra, vicina alla sua: sta dialogando con loro per capire come conquistare il loro sostegno alle primarie?
“Da quando mi sono presentato come candidato per le primarie, lo scorso 22 ottobre, ho detto di voler costruire un grande progetto progressista per il governo della città. Mi auguro che questa ipotesi sia condivisa anche da altri e si possa lavorare insieme in questa direzione. Dico tutto ciò con grande rispetto delle scelte dei possibili candidati che lei cita e senza boria”.
La vicesindaca Anna Scavuzzo al Centro sportivo Giuriati
Nel Pd, invece, ci sono tre candidati per le primarie: lei, Anna Scavuzzo e Pacini. Non sono troppi? Il quadro andrà semplificato?
“Oggi ci sono otto o nove persone che hanno dato la loro disponibilità a partecipare alle primarie. Mi auguro, in termini più generali, che si arrivi a un numero più ridotto. Io lavoro in questa direzione. Poi ci sarà un momento in cui saranno fissate le regole per le primarie e a quelle regole tutti ci dovremo attenere. Ormai è questione di settimane. Io di primarie ho iniziato a parlare due anni fa e tutti mi prendevano per matto. La ritengo una bellissima occasione di partecipazione che vedrà il centrosinistra unito”.
Nel Pd nazionale, di cui lei è dirigente nazionale, ci sono dubbi che la candidatura di Mario Calabresi sia dentro i confini del Campo largo e del centrosinistra. Dubbi fondati?
“È un fatto positivo che ci siano diverse figure in campo e con storie diverse. Ovviamente si deve essere molto netti sul posizionamento politico, che deve partire dalla coalizione nazionale e che poi si potrebbe estendere, ma senza mettere in discussione in alcun modo lo schema nazionale. Questo tema, tutto politico, c’è, è una responsabilità che ciascun candidato deve sentirsi addosso. Nelle prossime settimane questa discussione entrerà più nel vivo”.
Come si deve muovere la coalizione di centrosinistra?
“Deve essere una coalizione decisa a continuare l’esperienza del governo di Milano ma consapevole che si debba scrivere una pagina nuova su alcune questioni essenziali, su cui è necessario fare di più, mostrando coraggio”.
A proposito di svolte nelle politiche comunali, se fosse sindaco quali sarebbero i suoi primi provvedimenti?
“Il 21 novembre presenteremo proprio un nucleo di priorità per il governo della città con una giornata sul programma. Ho già in mente alcuni punti. Primo: subito un atto che faccia sì che il Comune lanci “senza se e senza ma“ il salario minimo comunale. Tutte le volte che è il Comune ad essere il datore di lavoro, ci deve essere il salario minimo. Dico di più: dev’essere un salario minimo fissato a 12 euro all’ora. Dunque persino superiore rispetto alla proposta del centrosinistra a livello nazionale. Sì, perché sappiamo bene che il costo della vita a Milano è ancora più alto che altrove. La nostra città deve dare l’esempio: sotto 12 euro non è lavoro ma sfruttamento. Tutto ciò deve riguardare anche la catena degli appalti e deve essere il frutto di un confronto con le organizzazioni sindacali”.
Dopo gli scontri e le devastazioni del 17 e 18 ottobre il contingente di 500 militari resterà a Milano fino alla prossima primavera
Secondo punto?
“Ci vogliono un nuovo Piano di governo del territorio, che tenga insieme crisi climatica, e per questo servirà anche un Piano clima, e questione sociale. Dobbiamo aumentare almeno del 20% gli oneri di urbanizzazione e far sì che le monetizzazioni ricavate in centro ricadano nelle periferie in termini di investimenti. Inoltre, il Comune non può tollerare di essere proprietario di diverse migliaia di case vuote di edilizia residenziale pubblica. Su questo tema non basta l’azione del Comune, serve una grande battaglia politica nei confronti della Regione e del Governo. Voglio essere un sindaco battagliero. Milano deve farsi sentire sia a Roma che a Palazzo Lombardia perché servono grandi investimenti. Al sindaco non devono esplodere in mano i problemi. Basti pensare come il Governo ha trattato sul tema della sicurezza il sindaco Sala, dopo la promessa che in città sarebbero stati mandati 500 agenti di polizia in più. Promessa mai mantenuta. Ultimo punto: l’istituzione di un servizio civico civile. Le ragazze e i ragazzi di Milano non sono un problema ma una risposta ai problemi. C’è anche un’altra novità che sono pronto ad annunciare”.
Quale?
“Della mia squadra farà parte Alessandra Simone, ex questore, a lungo impegnata nella frontiera milanese, che ha inventato il Protocollo Zeus contro la violenza sulle donne. Con lei costruiremo un grande progetto per la tutela e la sicurezza delle donne di Milano”.
Lei, Majorino, sta annunciando tanti progetti innovativi. Ma, almeno in parte, salva l’eredità del sindaco Sala?
“Certo. Negli ultimi anni l’amministrazione ha investito di più sul welfare comunale, ha portato a compimento le metropolitane 4 e 5, ha realizzato vari progetti nei quartieri. Palazzo Marino spesso ha lavorato bene, ma bisogna fare ancora di più e meglio. Milano è diventata una città molto ricca. Ora deve diventare una città più giusta”.
Il suo rivale Pacini annuncia che convocherebbe i 100 uomini più ricchi di Milano a Palazzo Marino per chiedergli più risorse per la città. Lei, da sindaco, cosa farebbe?
“Il sindaco può aumentare gli oneri di urbanizzazione e le tariffe per i redditi più alti. Chi ha di più, dia di più, chi ha meno, paghi meno: questo è il principio su cui insistere. Mi piacerebbe anche creare un fondo del Comune alimentato da volenterosi della città per finanziare i progetti sociali. È una cosa che è stata fatta durante il Covid, è nel dna di Milano. Palazzo Marino potrebbe mettere in atto uno strumento simile, aggiuntivo rispetto a quanto realizzato sul piano degli investimenti pubblici indispensabili. E poi, insisto, i super ricchi che hanno spostato la residenza per beneficiare della flat tax qualcosa devono restituirla. È un tema nazionale essenziale”.
La questione legata al nuovo stadio anima il dibattito politico in vista delle prossime elezioni
Sul progetto del nuovo stadio di San Siro, lei è parso il candidato sindaco del centrosinistra più duro. Vorrebbe far saltare il progetto di Milan e Inter dopo le Comunali in primavera?
“Entro la prossima primavera, intanto, saranno chiarite alcune cose, ad esempio ci sarà già stata la sentenza del Consiglio di Stato e avremo visto le valutazioni di impatto ambientale e sulla salute. Se ci fossero le condizioni per rimettere in discussione il progetto, sarebbe la cosa giusta da fare. L’ho già detto mesi fa e non cambio idea. Io in Consiglio comunale mi sarei fatto sentire per cambiare quella delibera. Se, invece, la vicenda di San Siro non sarà modificabile dal punto di vista formale, bisognerà essere attentissimi alle questioni di impatto ambientale per tutelare i residenti del quartiere e sul modo in cui investire le risorse ottenute dal Comune per riqualificare la parte più popolare di San Siro”.
Quale ritiene sia il candidato sindaco più temibile del centrodestra tra Perego, Sardone e Lupi?
“Penso che il centrosinistra parta in vantaggio, a Milano ha vinto tutte le elezioni a partire dal 2011. Anche alle ultime Regione, per noi difficilissime, in città abbiamo vinto di nove punti con me come candidato governatore. Un dato che qualcuno, ogni tanto, tende a rimuovere. Detto questo, non dobbiamo dare la partita per scontata. Dunque bisogna consumare molte suole delle scarpe girando i quartieri. Quanto agli avversari di centrodestra, li rispetto tutti, non ho preferenze. Contro la Sardone sarebbe una competizione più giocata nei quartieri, contro Perego o Lupi i toni sarebbero diversi. Ma il centrosinistra deve andare avanti per la sua strada”.
Il centrodestra indica la sicurezza come priorità. E lei?
“È un tema da affrontare. A livello nazionale, finalmente, stiamo chiudendo la fase in cui il centrosinistra si vergognava di parlare di sicurezza. È stato un errore clamoroso e un regalo fatto alla destra. Ci vuole un progetto ambizioso sulla sicurezza fatto di presidio del territorio e di prevenzione sociale, come dice spesso Roberto Cornelli, sono due elementi da non mettere in contrapposizione. E la destra è l’ultima che dovrebbe parlarne. Il governo Meloni è stato un fallimento totale”.
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