Diplomatica, scrittrice e autrice di libri per l’infanzia, Nuka Gagua porta avanti da anni un doppio percorso professionale che unisce relazioni internazionali e narrativa. Entrata nella carriera diplomatica nel 2009, considera la letteratura una forma di diplomazia culturale capace di creare dialogo tra popoli e generazioni. In questa conversazione racconta la genesi di The Parallel Shore, romanzo ispirato alla storia della sua famiglia durante l’occupazione sovietica, riflette sul valore della lettura nell’era dei social media e condivide il legame speciale che la unisce a Roma, città che attraversa anche il suo ultimo libro, Stela.
Lei lavora nella diplomazia e allo stesso tempo scrive romanzi e libri per l’infanzia. In che modo questi due mondi si influenzano a vicenda? Crede che la letteratura possa diventare una forma di diplomazia culturale?
Sento il privilegio di appartenere a due mondi straordinari che hanno il potere di rendere la nostra società migliore: quello della diplomazia, in cui presto servizio dal 2009, e quello della letteratura.
Entrambi sono profondamente legati dalla forza della parola: parole dette con cura, comprese con empatia e trasformate in azioni concrete. Diplomazia e letteratura rappresentano la forma più alta dell’arte del narrare, unite da una stessa energia senza tempo. L’una costruisce ponti tra popoli e nazioni, l’altra tocca cuori e menti, ricordandoci che le parole giuste, al momento opportuno, possono plasmare il futuro.
Credo fermamente che la letteratura sia uno degli strumenti più potenti della diplomazia culturale. Le storie superano i confini e rivelano la nostra comune umanità: ogni romanzo, poesia o saggio diventa un invito a comprendere un’altra cultura, un’altra prospettiva, un’altra vita.
In The Parallel Shore lei racconta cento anni di storia georgiana. Quale responsabilità ha uno scrittore quando racconta vicende che fanno ancora parte della memoria collettiva di una nazione?
Scrivere The Parallel Shore è stata una profonda responsabilità morale. Accanto ad alcuni elementi di finzione, il cuore del romanzo racconta persone reali: i membri della mia famiglia, le cui vite sono state segnate dall’occupazione sovietica attraverso arresti, persecuzioni, deportazioni e uccisioni.
Sono cresciuta ascoltando mia nonna e altri parenti narrare vicende di sofferenza inimmaginabile, ma anche di coraggio e resilienza. Parlavano di persone care scomparse nelle prigioni sovietiche e di famiglie costrette a sopportare l’insopportabile. Un giorno ho capito che, se non le avessi scritte, quelle storie sarebbero potute scomparire per sempre. Ho avvertito il dovere di diventare la loro voce.
The Parallel Shore è un tributo alla dignità e all’umanità di innumerevoli famiglie messe a tacere. Il titolo rimanda a quella riva invisibile oltre la realtà conosciuta, dove memoria, amore e spirito trascendono il tempo, donando speranza. Ho dedicato questo libro alla mia bisnonna, Mariam Sarishvili, una donna di straordinaria forza che non ha mai permesso alle difficoltà di definirla. Il messaggio del romanzo sta proprio qui: la storia ci plasma, ma il nostro traguardo più grande non è semplicemente sopravvivere, bensì restare gentili e capaci di felicità.

Amore e rispetto reciproco sono al centro del mio messaggio: nessuna relazione può fiorire senza di essi. Quando accogliamo culture diverse con cuore aperto, creiamo le basi per una pace autentica e per l’empatia. Ognuno merita di essere ascoltato e valorizzato semplicemente perché è un essere umano.
L’amore è un linguaggio universale della diplomazia. Il rispetto supera confini, culture e credenze: è una lingua che chiunque, ovunque, può comprendere.
I suoi libri parlano ai giovani lettori attraverso l’immaginazione. In un’epoca dominata da schermi e social media, crede che la lettura conservi ancora il potere di formare cittadini più consapevoli?
Da secoli i libri vengono letti e custoditi, e nulla li ha mai davvero sostituiti perché le persone avranno sempre bisogno di storie, emozioni e significato. Da bambina, mia nonna riempiva il mio mondo di favole e quei momenti plasmarono la persona che sono diventata, insegnandomi a sognare e a vedere la bellezza nell’ordinario.
Le storie sono una delle forme di espressione più alte dell’umanità. La lettura conserva il potere di formare cittadini compassionevoli e aperti al dialogo: attraverso i libri impariamo a vedere il mondo con gli occhi degli altri, costruendo ponti dove altrimenti ci sarebbero barriere.
Avendo lavorato con persone di culture e paesi diversi, quale qualità ritiene più importante per le nuove generazioni da coltivare?
La prima cosa che mi viene in mente è un sorriso. È un linguaggio universale con cui inizia ogni conversazione significativa. Lavorando con delegazioni di tutto il mondo, mi sono convinta che gesto, gentilezza ed empatia siano le fondamenta più solide per costruire relazioni autentiche.
Allo stesso tempo, curiosità, pensiero critico e valori condivisi — come la dignità umana e la libertà — sono essenziali. Restando curiosi ed empatici, diventiamo persone migliori capaci di costruire un futuro diverso, passo dopo passo.
Passando al suo ultimo romanzo, Stela, ci racconta il legame profondo che la unisce a Roma?Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che rimangono nel cuore. Per me Roma è questo: un’emozione così profonda che ho scelto di dedicarle il mio romanzo, Stela.
La protagonista è al tempo stesso una stella e un essere umano che affronta la scelta tra rimanere una stella o abbracciare la vulnerabilità della vita terrena. La sua rinascita avviene a Roma come simbolo di trasformazione e speranza. Il libro sarà pubblicato a settembre in Georgia per la casa editrice Palitra L con le illustrazioni di Salome Khotivari, ed è attualmente in fase di traduzione in italiano ad opera di Gaga Shurgaia e Luigi Magarotto.
Sento di essere nata a Roma due volte: la prima per caso, la seconda per scelta, quando vi ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita. Per me Roma non è solo una città, è un’anima viva. Porta con sé millenni di storia con grazia e umiltà, e svegliarmi sotto il suo cielo è un privilegio che non do mai per scontato.
Le frontiere cambiano. I governi passano. Le guerre lasciano ferite. Restano le storie: quelle che attraversano le generazioni, custodiscono la memoria e continuano a ricordarci che nessuna identità si costruisce senza ascolto, rispetto e umanità.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Daniela Gambino
Source link


